Difficile immaginare Enzo Pellegrini senza la sua macchina fotografica. Una fotocamera con un obiettivo snodato che fotografa in tutte le posizioni. E me lo rivedo continuamente steso a terra, alzare le braccia o allungarle davanti a sé o posizionare la fotocamera per il rapido autoscatto per sé o per tutti. Costruisce immagini emozionali e di forte suggestione. Enzo esprime una indole singolare: alla sua necessità di mistica interiorità e libertà, accompagna spesso relazioni con il gruppo che diventano mano mano più sincere più il tempo passa.
Natale '55
Era partito lunedì mattina, prima dell’alba, molto prima. Imbacuccato nel giaccone da camionista,. in pelle nera, ma è meglio dire in cuoio spesso, che gli rende difficili i movimenti, la sciarpa fin sopra le orecchie e coppola calcata in testa di modo che resta solo una fessura per gli occhi. Pantaloni di fustagno, scarponi da lavoro e guantoni di lana completano l’abbigliamento del ciclista notturno, anche se con pochi risultati.
La prima salita in bici
L’idea era di quelle che frullano in testa e ti disturbano finché non te ne liberi in qualche modo e io decisi di liberarmene nel modo più semplice: realizzandola. I miei fratelli erano stati più volte in gita sulle Torricelle e Giancarlo, secondo le testimonianze, con il suo corpo minuto da scoiattolo, sembra che se la cavasse benino in salita. Io, al contrario, ho ereditato da mio padre pochi soldi ma molti chili di peso e le salite più impegnative che avevo affrontato fino a quel momento erano i ponti sui canali delle Valli Grandi.
Al treno, al treno!
La mattina il risveglio era traumatico.
Per i giovani il risveglio –si sa- è sempre traumatico. Poi passano gli anni e ti ritrovi a girarti nel letto sperando che sorga presto il sole. Per me, che la sera non trovavo mai il momento opportuno per andare a letto, era un autentico dramma, acuito dalla modalità adottata da mia madre per svegliarmi. Onestamente non ricordo a che ora partisse il treno per Legnago, ma so che la sveglia era circa mezz’ora prima.
Mamo per gli amici. Nato nel 1978 in provincia di Bergamo dove tuttora risiede e lavora come cuoco. Un’anonima tappa del giro d’Italia e un incontro fortunato hanno fatto nascere in lui la passione per il ciclismo prima, e per il cicloturismo poi. La Palazzolo - Sondrio del giro 1992, la prima corsa, le prime biciclette, acqua, freddo e visi sofferenti per vedere a fatica del professionismo. L’album fotografico di un amico che, nel 1985 si fece quarantacinque giorni in bici in giro per l’Europa, tra campeggi, incontri e libertà gli hanno invece fatto capire il gusto di viaggiare in bicicletta.