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Anna e Diego, pazzi d'amore e di libertà

ciaobici-Anna e Diego Nepal - Katmandu - 2009Anna e Diego 

Pazzi d'amore e libertà (seconda parte)

Pubblichiamo la seconda parte dell’intervista rilasciata dai protagonisti Anna e Diego a Luisa socia Fiab Verona.

Buon Natale a tutti i lettori

Ora che è arrivata Oiuna pensate di fermarvi, oppure aggiungerete un nuovo sellino a Gutapa?

ciaobici anna e diegoChina - Suhe - 2014Lo stiamo pensando. Pensavamo di partire dalla Cina, verso la Turchia, tra settembre e dicembre di quest’ anno. Sarà con “Gutapa”? Stare in quattro sul tandem è possibile, anche se viaggiare diventa pesante. In modo particolare le salite. La bicicletta è straordinaria per viaggiare! Perciò non è da escludere. Stiamo considerando comunque anche altre soluzioni. Ciò che è chiaro è che ora che è arrivata Oiuna continueremo viaggiare e a condividere il viaggio con i nostri figli. Ora Stiamo raccogliendo dei fondi attraverso la nostra pagina web (www.xurruruca.com) per poterci equipaggiare correttamente.

Nel chiedere ospitalità durante i vostri viaggi avete trovato delle difficoltà?

A volte sì. A volte non si aprono le porte, arriva la notte e non troviamo un luogo per piantare la tenda. Normalmente non è un problema: avendo la tenda possiamo dormire quasi in qualsiasi luogo (campo, bosco, deserto, distributore di benzina, ecc…), la gente è quasi sempre solidale e accogliente. Qui in Asia abbiamo dormito quasi ogni notte in casa di qualcuno.

Quale è il popolo che è stato più disponibile a ospitarvi?

Ci hanno accolto molto bene in Romania, Nepal, India, Cina e Mongolia… anche in altri paesi, però in questi paesi l’ospitalità è palpabile.

...e quello più ostile?

È difficile dirlo, non dipende solo dal luogo ma anche dal momento e dalla lingua. A noi risultò difficile in Ungheria, la comunicazione era difficile e i sorrisi pochi. In ogni caso, stringemmo delle grandi amicizie anche lì, in due diverse città, con le quali convivemmo diversi giorni. Anche in Russia fu difficile comunicare, ma scoprimmo che dal momento che ti aprono la porta questo è per sempre!

Sappiamo che talvolta avete riposto il tandem e avete camminato. Diteci qualche cosa della vostra esperienza sull’Everest.

Per i sentieri del “Sagarmatha” Gutapa non poteva entrare. Molta gente prende l’aereo, poi cammina alcuni giorniciaobici-anna e diego  Laos 2012 fino al campo base. Noi decidemmo di andare a piedi per tutto il “cammino” dall’ultimo villaggio dove arriva il bus locale (Jiri, al Sud-Ovest dell’Everest). Al ritorno procedemmo verso Sud: in questo modo percorremmo, per 18 giorni, sentieri dove non arrivano né auto né luce. Fu un’esperienza straordinaria. Scoprimmo che una gran parte del Nepal ha dei villaggi isolati, totalmente fuori dal mondo e riforniti dai “portatori” che sono uomini che portano sulla schiena novanta chili di merce e i bambini portano fino a 45 chili. La povertà in quei luoghi è estrema. Ciò non impedisce, fuori dal percorso turistico, che la gente sia amabile e ospitale. Scoprimmo qualcosa riguardo la cultura Sherpa, sulla loro lingua, del loro tsampa (té tibetano) e delle loro credenze (Buddismo).Arrivati vicini al campo base l’ascesa fu veloce ma percepimmo l’altitudine.Ci sentivamo lontanissimi dal mondo camminando sopra questi immensi ghiacciai e molto molto piccoli… essere a quell’altitudine è straordinario e ti ricorda quanto è grande la madre terra…”

In questo momento siete fermi perché è nata Oiuna da poco e state scrivendo:”Cosa ci racconterete in questo libro?”

Il libro è in “costruzione” . Dal 2006, dice Anna, ho scritto appunti di viaggio, l’anno scorso decisi di iniziare a scrivere un libro: poter condividere il nostro vissuto, le nostre scoperte e pensieri è fondamentale e pensiamo che il libro può essere un “ponte” verso gli altri. Nel contempo, lavoriamo con i disegni di Diego e le mie fotografie. Entrambi sono modi per costruire “ponti” come lo sono le interviste con i media. Chiaro che anche questi lavori sostengono economicamente il viaggio.

Anna fai foto bellissime, soprattutto alle persone. Come puoi cogliere sempre momenti particolari?

Non c’è una regola precisa. A volte i ritratti che faccio sono a persone con le quali siamo vissuti insieme, condiviso esperienze e dalle quali abbiamo appreso molte cose. È in questa condivisione che si incontra il momento particolare essendo già in confidenza.  Altre volte è tutto il contrario: succede qualche cosa e scattiamo foto ad estranei. Credo che l’importante sia saper guardare, aspettare il momento e sentirlo.

Quando avete avuto la sensazione di libertà totale?

Forse la prima volta fu nell’autobus quando lasciammo Buenos Aires. Dopo mesi di pressione da parte di coloro a cui non piaceva la nostra idea, alla fine ce ne andammo, allontanandoci e affrontando le paure nostre e altrui. La sensazione di libertà è, però, ritornata molte volte ed è ritornata più fortepoter decidere in ogni istante del cammino che uno si vuole disegnare e poter superare tutte le paure è, per noi, la libertà.

Ci sono stati dei momenti in cui avete avuto paura di non farcela fisicamente o la sensazione di pericolo?

Sì, chiaro, entrambe le cose. Ci furono malattie, incontri con uomini malintenzionati, stanchezza fisica, caldi tremendi, freddi glaciali, piogge… e non solo quando abbiamo preso la bicicletta. Rimanere due giorni in un percorso senza che nessuno si fermi, anche questo stanca! O essere nella Selva Amazzonica con la febbre cercando di aprirci il passo con un machete…Però i momenti di paura, pericolo o spossatezza fisica sono stati realmente i meno numerosi.

Con la bicicletta ci stancarono molto i problemi tecnici che avemmo all’inizio per inesperienza: imparammo che è molto importante avere pneumatici di qualità. Forare ripetutamente in cento chilometri, stanca moltissimo. Ci sfinì, anche, una traversata di 1300 Km durante l’estate Ucraina, poiché avevamo un problema di visto dovevamo farla in 10 giorni. Pedalare in fretta stanca, perdi il senso del viaggio perché per noi non è una competizione sportiva.

Il Nord del Laos e il Sud della Cina con lunghe e dure salite senza riposo, con il bambino e la bicicletta pesante, ci richiese uno sforzo fisico importante. Dopo un po’ di tempo ci decidemmo di optare per un nuovo concetto: “il bici auto stop”. Di fronte a 20 Km di salita frenavamo e facevamo autostop… e anche se sembra incredibile abbiamo sempre incontrato qualcuno che ci aiutasse!

ciaobici anna e diego China - Frontera - 2012

E… a trovarci, tornerete?

Magari. L’Italia ci fece sognare; ci ha lasciato la voglia di tornare.Ci sono tanti luoghi ai quali vorremmo tornare! Turchia e Grecia. l’Italia non è molto lontana… chi lo sa!

Un saludo Y muchos carinos a todos los Amigos De la Bicicleta de Verona.

Diego Anna Mael Y Oiuna, www.xurruruca.com

Intervista di Luisa Tosi, Traduzione di Cosetta Righetti, Foto Anna e Diego

ciaobici anna e diego Mongolia 2013

59 Nepal - Dadeldhura -2009

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