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Luigi Masetti, il primo cicloviaggiatore italiano

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Luigi Masetti ritorna a Rovigo

E stato facile immaginarlo “ritornato” nella sua terra, quando apparve all’ingresso in corte Carezzabella, sul suo bicicletto.

Il socio Fiab di Rovigo Antonio, che realisticamente lo impersonava, viveva in lui. E l’amico Mauro lo accompagnava. L’abbigliamento e l’ attrezzatura ci riportarono alla fine del 1800, all’epoca delle prime grandi imprese del cicloviaggiatore non ancora famoso. Ormai è divenuto un eroe, Luigi Masetti, il trecentano “anarchico delle due ruote”, e mentre Antonio e Mauro facevano trapelare le sue vicende, scendeva sulla corte polesana un’atmosfera di leggenda e di favola: nel 1884 a soli vent’anni, Luigi Masetti, lascia il suo “polesine” dilaniato dalle rotte dell’Adige (gravissima quella del 18 settembre 1882), dalla pellagra e dalla malaria. Da questo lembo di terra parte per raggiungere Milano. Ma da ragazzo percorreva il tratto Trecenta - Lendinara, attraversando Canda, a piedi o a dorso di asino per recarsi a studiare frequentando le scuole “tecniche” a Lendinara. La sua energetica colazione era a base di due uova e una tazza di latte. A Milano, divide l’appartamento con le sorelle e inserisce in famiglia un gallo portato da Trecenta (per dargli la sveglia) e due piccioni. A credere in lui erano stati già il medico condotto di Trecenta Nicola Badaloni, ma recanatese di nascita, il Doralice di Badia Polesine e Jessie White sposa di Alberto Mario che lo aiutarono anche economicamente a frequentare gli studi e lo avviarono in quella grande città. Nel capoluogo lombardo studiò greco e latino superò l’esame liceale e si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia. L’anno della sua partenza, l’estate 1884, fu per il Polesine la stagione delle rivolte. I contadini abbandonarono i campi al loro destino e al grido di “la boje!, la boje! la va fora”, i bifolchi si ribellarono ai padroni. I fuochi incendiarono fienili e stalle, arrivarono i carabinieri e molti furono gli arresti e condanne tra i contadini. Il carattere genuino impressogli dalla sua terra sarà quello che Masetti cercherà negli abitanti dei vari paesi che egli visiterà: nei villaggi e nelle campagne, “nei piccoli alberghi dove si spende poco e si ha modo di conoscere la gente”, rivelerà la sua genuina cultura d’origine. Conosciamo dal racconto di Antonio e Mauro che “… tre paia di calze, due calzoncini corti, tre maglie, una giacca, un panciotto, due colletti, due paia di polsini, un petto di camicia per le grandi occasioni (girando girando capitano!), una camicia di lana, sei fazzoletti e gli occhialoni” sono il suo patrimonio di viaggio “e quando giungo a un rivo o a un lago, mi butto in acqua. Ciò serve a lavarmi il corpo e i vestiti, che indosso di nuovo dopo averli strizzati e fatti asciugare al sole.” E ancora storie che giungono da una estate dove lavorava negli alberghi della Svizzera visitati dai turisti dove ha avuto modo di imparare le lingue: inglese francese, tedesco e spagnolo.

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Strumenti indispensabili che gli sarebbero serviti in seguito per comunicare durante tutti i suoi viaggi e che si trasformeranno pure in fonte di onesto guadagno impartendo lezioni. Volete sapere quando conobbe la bicicletta? Fu nel 1891 lui stava seduto in riva al lago di Ginevra quando apparve il bicicletto: fu una folgorante rivelazione! Dopo soli 28 giorni dal dì che poté montare per la prima volta sul suo “Eolo”, partecipò alla prima corsa Milano-Torino, al criterium su pista al trotter milanese, diventando così il beniamino dell’allora Corriere della Sera Eugenio Torelli Viollier. ”Ora non ho tempo, ho da fare una scappatina a Costantinopoli, a Chicago, a Ceuta al mio ritorno un giorno o l’altro mi prenderò la laurea” e con queste parole nel 1894 Masetti lasciò l’Università dove doveva sostenere ancora alcuni esami dei diversi diritti. Ma la sua sorte era segnata, forse era quella sognata da sempre: vedere e scoprire, fare del mondo una scuola di vita, scrivere e raccontare. Nel 1892 con la sola guida stradale strappata da un atlante scolastico, percorre 3.500 km attraverso l’Europa: Milano-Parigi-Berlino-Vienna-Milano. Nel 1893 compie la sua seconda impresa: il viaggissimo. Con sole 930 lire partì da Milano in qualità di inviato del Corriere della Sera; attraversò l’Europa giunse a Londra, a Liverpool si imbarcò per New York arrivò a Chicago e ritorno. A Washington ebbe anche l’onore di essere ricevuto del Presidente degli Stati Uniti, Grover Cleveland, ed ebbe anche numerosi festeggiamenti da parte della comunità italo-americana. Possiamo definirlo, il biciclettista più famoso d’Italia, “il poeta del bicicletto”.ciaobici Masetti Milano

E’ preparato culturalmente, parla diverse lingue, affronta le giornate con realismo, sa organizzarsi con estrema precisione, si lascia andare a soste inaspettate per amore della conoscenza e delle relazioni. I suoi scritti sono tutti raccolti nel volume: “L’anarchico delle due ruote” curato da Luigi Rossi per   Edicicloeditore.  Il 20 agosto del 1899, come alpinista, compie la salita del Monte Bianco, poi percorre da Lago d’Orta a Friburgo. Nello stesso anno parte il I° maggio da Milano arriva a Ceuta, Gibilterra, Andalusia, Pirenei, Bordeaux, Parigi dove visita l’Expo ed ancora Bruxelles, Amsterdam, Amburgo, Copenaghen, Goteborg, Stoccolma, Pietroburgo e Mosca. A Pagliana, compie un capolavoro, incontra anche Leone Tolstoj e dopo prosegue ancora per la Crimea, Costantinopoli nuovo imbarco e finalmente sbarca a Napoli dopo aver percorso così ben 18.000 km! Nel 1897 il nostro trecentano volle fare come Napoleone: dalle Alpi alle Piramidi; partì da Milano, salì al San Bernardo, Aosta, Piacenza, Bologna attraversò l’Italia Centrale arrivando poi a Brindisi dove si imbarcò per Alessandria d’Egitto ed il 2 ottobre sedette in cima alla piramide di Cheope. Lo ritroviamo in Palestina, visita le Città Sante, poi a Giaffa si imbarca nuovamente per Brindisi e attraversando la Basilicata giunge a nuovamente Milano. E’ ancora Masetti/Angelo a narrarci la storia del quarto grande viaggio che nel 1898 lo portò “dal Duomo alle Moschee”, km. 5.000; si imbarcò ancora una volta a Brindisi questa volta per Corfù, attraversò l’Ellade, giunse a Costantinopoli e Sofia, poi Budapest, Vienna ed arrivò a Milano. A questo incredibile cicloviaggiatore, nel 1901 Ottone Brentari gli dedicò un lungo ed appassionato articolo sul numero 1 della rivista del TCI, descrivendolo un uomo eccezionale di grandi qualità umane. Il nuovo Masetti (Antonio) ci parla infine delle ultime ricerche di una famiglia e di un destino di cui si erano perdute le tracce dopo gli anni venti del secolo scorso. Ora la bellezza della storia di quella vita (attraverso informazioni sicure) è ben conosciuta  e raggiunge la tarda età, per non terminare ancora riportando fino ai giorni nostri Masetti Luigi, quello vero, un personaggio che non ha mai cessato di pedalare e di viaggiare e rivive, inimitabile, nel cuore di tanti cicloturisti moderni, nelle continue ricerche di Antonio e nelle parole raccolte del libro che su di lui è stato scritto. 

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(Fernando Da Re con la collaborazione di Ornella Veronese e  Fiab Rovigo)