L'Europa corre con la velocità di un treno, nei binari privilegiati della mobilità lenta, turistico-naturalistica in bicicletta. Il Paese più vivace in questo periodo sembra essere la Svizzera. L'Austria e la Germania sono però più avanti della Svizzera.
Ma la competizione sembra essere sempre più aggressiva e in attesa dell'assegnazione del podio, gli elvetici vogliono recuperare il terreno perduto passando attraverso un progetto che ha come obiettivo di salire sul podio più alto entro il 2008.>
Il traguardo per la Svizzera sarà realtà solo se le altre nazioni citate resteranno al palo e quindi a guardare (il che risulta difficile da pensare).
Leggo testualmente come riportato dalla FIAB : "stimabili in 11 milioni annue le giornate di uscita in bicicletta nei 3300 km di piste ciclabili esistenti" e ancora : "il progetto deve diventare un pilastro del turismo estivo in Svizzera e genererà ricavi annuali aggiuntivi di introiti turistici per 500 milioni". </b>(non di bruscoline, ma franchi svizzeri). Questi i dati per la Svizzera che non è, ancora, il primo Paese per la mobilità lenta. Immaginiamoci i dati relativi agli altri. Non sorprende che ci sia da tempo nel forum del sito Fiab una richiesta di informazioni relativa a dati sul turismo in bicicletta in Italia. Nessuno sinora ha saputo dare risposta e penso che tale richiesta resterà in attesa per molto ancora. Interpellati anche da parte mia l'ufficio statistica nazionale, l' ufficio turistico nazionale, la redazione del Sole 24 ore, (organo di stampa che di statistiche ne macina) nessuno è stato in grado di segnalarmi dati del genere, perchè ripeto nessuno se ne è mai occupato a livello nazionale.
Solo da pochi anni si è iniziato a percepire che anche in Italia il turismo dolce ciclistico- naturalistico può creare ricchezza >(intesa negli aspetti sia ambientali che economici). Ho l'impressione che quando questa "percezione spontanea" si dovesse finalmente "liberare", si manifesterà in maniera scorretta aggiungendo risultati inqualificabili ai già esistenti. La salvezza potrebbe arrivare da una "sana, dolce e moderata" istituzionalizzazione del sistema.
Uso quotidiano della bicicletta, reti ciclabili, percorsi ciclo-naturalisici, cicloturismo itinerante, sicurezza, segnaletica, moderazione del traffico non avranno un senso, e non partirà mai la loro esecuzione in modo organico e razionale se la cultura, spontaneamente cambiata dai fattori ambientali od economici, non sarà supportata da finanziamenti continuativi reperiti attraverso le istituzioni dove sia avvenuta la metamorfosi definitiva della mentalità delle persone preposte.
Cultura nuova che produce mobilità ciclistica per attuare il cambiamento della mentalità di chi deve provvedere a trovare i mezzi per sostenerla.
Un giro virtuoso.Troppo lento a produrre frutti?
<b>Purtroppo solo nel nostro Paese: il giro diventa vizioso con il pericolo di perdere sempre il treno.</b>