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Strada del riso I^

riso vialone 06

Da Verona a Verona

Itinerario Cicloturistico nel territorio di coltivazione del riso vialone nano.

Tra le possibili strade che partono da Verona verso sud, scegliamo via strada la Rizza per Castel d' Azzano. In pochi chilometri troviamo lo spirito di questo itinerario cicloturistico: campagna e distensione. Dopo Castel d' Azzano il percorso si inoltra nel territorio di Vigasio attraverso la poco frequentata strada per Isolalta. Si passa davanti alla restaurata villa Guerrieri e ci si ferma per una breve sosta ai giardini davanti alla chiesa. Il tempo per osservare l'una e l'altra.villa-guerrieri

 


"La villa Guerrieri è l'edificio signorile più significativo di questo paese. Delimitata dal fiumiciattolo Tartarello e da un muro di ciottoli più volte rimaneggiato. Dal punto di osservazione della strada o dal cortile laterale, la residenza padronale si presenta a forma compatta e quadrangolare, riconducibile allo schema del castello, rinserrata tra due torri angolari e simmetriche. Il piano nobile fu costruito al primo piano in considerazione del sito esposto a straripamenti dei corsi d'acqua adiacenti. Non si conoscono né l'epoca né i costruttori, ma tutto fa risalire ai motivi architettonici della metà del '500 anche se i primi riscontri documentari si hanno nel '600"
"La chiesa conserva esili tracce di affreschi del 1499, e dal 1977 ben restaurati."
Il territorio che percorriamo da ora in poi, si colloca nella zona geografica delle risorgive o quanto meno ai suoi limiti. Già in antichità trovavano larga diffusione le colture a prato e la risicoltura per l'ampia possibilità di approvvigionamento idrico.
Raggiungiamo Vigasio seguendo un breve sterrato (dietro la chiesa) che ci presenta una campagna fiorente ed ordinata creata dallo scorrere del Tartaro, oggi piccolo fiume, ma importante via di comunicazione fluviale in epoche passate. Lo attraversiamo sul nuovo ponte in legno ciclopedonale dopo aver dato uno sguardo al vicino antico mulino.
Vigasio merita una citazione almeno per aver dato i natali al grande musicista Italo Montemezzi (1875-1952) grande amico di maestri come Tullio Serafin e Arturo Toscanini, più rappresentato in America che nel proprio Paese (sue opere Giovanni Gallurese, Amore dei tre re, Nave, Paolo e Virginia scritta nel '43 ed eseguita all'Arena di Verona il 9 Agosto 1952)
In qualsiasi stagione, l'itinerario verso Erbè ( e al ritorno in zona Isola della Scala) fa intravedere la coltura del riso, o nella preparazione della terra per la semina o nelle sue lavorazioni in attesa del raccolto. Anche il grano e il mais sono prodotti importanti di questa economia rurale. Uno sterrato di 5/6 km, in parte lungo un corso d'acqua, ci porta da Vigasio (sulla destra da vedere la notevole corte di san Bernardino) ad Erbè. Passiamo davanti alla chiesetta romanica di Erbedello e alla confluenza del fiume Tione con la fossa Gambisa incontriamo Pontepossero dove possiamo osservare esternamente la vecchia pala, che azionava con la forza dell'acqua l'antica pila e la residenza Grimani.
"Possente e maestosa anticamente era, probabilmente, un castello con fortificazioni, modificata fino a trasformarla in villa veneta nel XVI secolo. Al primo piano si accede tramite una scalinata in pietra con soffittatura a volta "molto nobile".
Nel tragitto per Pellegrina si incontra " el palazzon del diaolo" nei pressi di Sorgà, superato il quale si osservano i campi ordinati e ricchi d'acqua, che attirano notevoli quantità di uccelli. Villa Pellegrini che dà il nome alla contrada, diventa una sosta obbligata (visitabile solo esternamente).
Si raggiunge Isola della Scala attraverso lo "stradoncello" antico percorso in parte alberato e ci fermiamo per la visita al santuario della Bastia.

 

Da "alla scoperta di pievi e oratori" di F. Occhi e A. Garau rileviamo:

"Il santuario sorge al margine della depressione valliva del Tartaro, isolata tra verde e colture. Il nome è da mettere in relazione con l'esistenza di una battista cioè un riparo difensivo per le popolazioni rurali eretto nel '400.
La chiesetta è un edificio ad aula unica, di piccole dimensioni con una facciata a capanna ed una abside semicircolare inglobata entro muratura rettilinea all'esterno. I lati degli spioventi della facciata sono adornati da una serie di archetti pensili che si interrompono ad un tratto contro frammenti di tufo scolpiti. Questi fregi derivano da una cornice e mostrano notevoli affinità con il fregio che adorna il portale meridionale del duomo di Verona. La facciata, dove si alternano file di mattoni grossi con file di mattoni più piccoli, porta l'iscrizione WARIENTO ET ANNO FECERUNT HOC OPUS MCXXVI.
All'interno l'altare centrale in legno scolpito conteneva tre statue che sono state trafugate.
La pala dell'altare rappresenta S. Girolamo, San Lorenzo e San Carlo Borromeo."
Proseguendo, lo sguardo al complesso architettonico del Vo' (proprio in fondo allo stradone Vo' Pindemonte in direzione Verona) è una di quelle emozioni forti che non si dimenticano. Attorniata da fiorenti colture risicole la tenuta è meta di visite , di svago e spesso centro di cultura.
Le coltivazioni in serra della zona Buttapietra - Cadidavid, accompagnano i chilometri finali dell'itinerario con emozioni semplici da vivere tuttavia, prima dell'arrivo a Verona ( vedere la descrizione finale dell'itinerario n.4 - da Buttapietra a Verona).

Itinerario: Verona-ciclabile santa lucia-strada la rizza-castel d'azzano-isolalta-vigasio-erbé
pontepossero-sorgà-pellegrina-isola della scala-buttapietra-cadidavid-feniletto-
laghetto trinità-strada delle grazie-verona -tot. km.70

Curiosità.

E' una curiosità da sottolineare quella della "Battaglia di Vaccaldo in Vigasio contro Federico Barbarossa nel 1164" perché questa battaglia non avvenne. Eppure è così ben rappresentata tra i dipinti celebrativi della Gloria del Comune di Verona nella Loggia di Fra' Giocondo. Cosa successe allora?
Dice Carlo Cipolla che" L'imperatore doveva essersi accampato nei pressi di Vigasi e qualche scaramuccia forse era avvenuta" Riporta anche Giambattista da Persico " Federico I imperatore a Vigasi otto miglia circa dopo Verona nell'anno 1164 non fece che sottrarsi anzi che venire alle armi poco fidandosi dei Veronesi e degli altri suoi partigiani Lombardi". Allora?
Queste glorie civiche comunali vere o presunte nascerebbero da una communis opinio del patriziato veronese nell'esecuzione dei dipinti che esaltava una aristocrazia locale che avrebbe avuto le sue antiche radici in ere precomunali e non disdegnava di dire qualche bugia che portasse buon nome e buon profitto.

Le informazioni storiche del presente itinerario sono in parte estratte, oltre che dal volume già citato di F. Occhi e A. Garau anche dal volume "Vigasio" della CereaBanca.

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