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Lettonia I^

confineestonia riga 10Lettonia: dal confine estone a Riga
quarta parte di 800 km. in bicicletta
da Tallin a Riga

 

 

Kabli - Limbazi 95 km.
Questo tratto percorre i primi 15 km in Estonia ed entra definitivamente in Lettonia. Interesse particolare di questi ultimi chilometri in terra estone è la lunga serie di  spiagge. Tra il percorso in bicicletta e le spiagge, poche centinaia di metri di bosco. 

con la collaborazione di LaBicie...

 

 

Tra le principali specie arboree, anche quella del pino marittimo. Campeggi e agriturismi con spiagge chiare e mare discretamente pulito, mettono a disposizione cavalli e  biciclette, luoghi per pic-nic e aree per giocare. Il biglietto di addio della terra Estone, che nei pressi di  Ikla segna il confine di stato, è una vecchia scritta  in ferro su un muro stinto di  cemento. Una linea immaginaria perché divenuta superflua e anacronistica. Le immancabili fotografie di rito accendono l'eccitazione del gruppo. Cambiare Paese è immergersi nell'incognito, entrare nell'idea di novità da scoprire,  in questo i “sette cuori” manifestano interesse e curiosità.
Quello che si percepisce subito,  al di là delle inaridite strutture del confine, è la freschezza di un paese che intende mostrarsi attivo. Belle costruzioni di nuove abitazioni, viale alberato di tigli con pista ciclabile ai lati e paesaggio prevalentemente agricolo.
Per raggiungere Limbazi, subito dopo il confine (1 km.) si svolta a sinistra fino ad incontrare la strada P 15 (dopo aver attraversato la pericolosissima superstrada A1). Una strada disegnata senza curve che porta in direzione Valmiera. Poco il traffico che si incontra, ma non bisogna diminuire  l'attenzione. Se in Estonia il numero delle piste ciclabili è in continua crescita e nelle aree extraurbane si moltiplicano i percorsi segnalati, in Lettonia le cose cambiano e il ciclista sembra più ignorato. Si farà bene pertanto a non dimenticare che la cultura stradale nel Paese non è del tutto matura. La cortesia di molti gentiluomini del volante è talvolta messa in ombra dalla guida spericolata di alcuni altri.
Per 40 chilometri il tragitto si mostra omogeneo: colture di grano ed orzo, piccole porzioni di campo vicine alle case con ortaggi di stagione (in particolare patate), piccole serre, villaggi di poche case  bisognose di restauro, fabbriche dismesse con  ciminiere ben conservate non più funzionanti.  Lungo questa strada scorre anche un fiume. Più di una volta si riesce a vederlo. Transitando sopra un ponte si cerca di capirne la bellezza, senza successo. La sua acqua sembra caffè bevuto a colazione.
Aloja è un centro bene organizzato; è possibile acquistare cibo e cambiare moneta. Ha uno stadio della canzone e presso questo sostiamo per il pranzo.
Il percorso per Limbazi cambia direzione e segue la P13 che segna 31 km da percorrere. Chilometri ondulati che rendono felici gli scalatori del gruppo. Nascono sfide per guadagnarsi il GPM di turno. Chi non partecipa alla competizione, darà poi resoconto di avvistamenti di falchi, di nidi di cicogna con con piccoli nati, di saluti inviati a giovani e anziani, di complimenti elargiti a giovani, belle signore, incontrate per via.
Limbazi accoglie il gruppo sul far della sera e si manifesta, in periferia, assai vivace. Ma  l'hotel  prenotato era chiuso. Eravamo i soli ospiti  e la reception ci attendeva  in orario più avanzato.

Limbazi - Sigulda 65 km.
Pochi i chilometri previsti per la giornata. D'obbligo quindi la visita di Limbazi. Nonostante la guida non segnalasse punti di interesse, questa città si dimostra carina e turisticamente interessante. Ci sono in centro storico una serie di abitazioni di antica data. Sono costruite in legno e necessitano  di molti restauri. Per il momento  possono essere ammirate, fotografate e disegnate. La loro importanza va infatti oltre il confine della contea se studenti universitari d'arte di Riga vengono a riprodurle e a studiarle. Le case creano composizioni  nei pressi di angoli della strada, accostamenti fotogenici con tetti e torri, forme e strutture lungo le vie: dimesse e senza colore ricordano un museo all'aria aperta.  Ma un merletto sopra il vetro di una finestra, un vaso di fiori sulla scala, l'erba curata sul selciato, indicano la vita dentro quelle case. Le cupole arrotondate della chiesa ortodossa riportano a Paesi più lontani.  La strada P9, che volge verso Riga, si presenta mutevole. Da subito si ammira il grande lago sulla destra dove si svolgono pure gare di canottaggio. Poi attraverso un paesaggio ondulato si snoda in un territorio ricco di coltivazioni di orzo e colza, con belle vedute. Alberi grandi  fanno da contorno spesso a moderne abitazioni e si raccolgono in macchie, in mezzo ai campi, vicino a piccoli specchi d'acqua. Roveri, tigli, betulle aceri, carpini, frassini si delineano in mezzo a prati in piena fioritura interrompendo le linee di giallo, di azzurro, di bianco  e naturalmente di verde.
Lungo la strada corrono pali in legno per il trasporto di corrente elettrica con la caratteristica di essere sostenuti da terra da altri pali di cemento in modo che, sollevati dal suolo, restino protetti da umidità e putrefazioni. Sopra di essi spesso sono costruiti ingombranti nidi di cicogna. Il periodo è favorevole per la visione di nidiacei che timidamente abbassano la testa al nostro passaggio. Sulle radure, dietro ai trattori che rigirano l'erba, cicogne sono a caccia di insetti sollevati dall'erpice.
Più avanti alcuni daini attraversano la radura e corrono a nascondersi dove l'erba è più alta. Una coppia di falchi rotea in osservazione. Rari gli incontri con le persone lungo la via, ma pieni di spontaneità e sorrisi.
Non ci sono luoghi pubblici per una sosta o per un caffè. Solo la proprietaria di un piccolo supermercato nei pressi di Birini cede alla insistente richiesta di sette maschi preparando il caffè in casa propria.
Birini è un punto che non si dimentica. Un'indicazione porta all'interno della villa-castello e del suo parco visitabile in bicicletta.
Giunti a Ragana si oltrepassa la pericolosa grande arteria denominata E 264 e ci si inserisce nella P6. Si entra così nel parco nazionale del fiume Gauja dove Turaida e Sigulda rappresentano i punti di maggior interesse.
Alcuni tratti in discesa facilitano il viaggio del gruppo che  sorridendo arriva a Sigulda.
Gemma della visita al parco, è il castello. Dalla torre uno splendido scenario sulla valle del fiume. Storia, leggenda e amori si mescolano in queste stanze come in tutti i castelli del mondo.
Il tratto in discesa di 3 chilometri, tutti su pista ciclabile,  porta fino al ponte sul fiume Gauja. Occhiata di rito sulla valle, ma per arrivare a Sigulda è necessaria l'ultima fatica della giornata: un chilometro e mezzo di salita al 11% che conduce finalmente al piano, dove la moderna Sigulda mostra i suoi giardini e i suoi alberghi.

Sigulda - Riga. 75 km.
Il gruppo  ha sulle gambe ormai 700 km e viaggia come sempre in allegria. Se per qualcuno divertire con  battute sembra essere sempre stato il suo mestiere, per altri sorridere  è diventato più facile. Ognuno ha trovato nella compagnia il proprio motivo conduttore lasciandosi, da questa,  facilmente sedurre.   Il pittore cercava paesaggi e foto per i suoi quadri, l'innamorato della campagna trovava l'estasi nei fiori e nei campi, lupo solitario  sempre più spesso conferiva nel gruppo i suoi umori, i tecnici del sorriso, a turno e mai in rivalità, raggiungevano sempre il loro successo personale, il delegato alle pubbliche relazioni portava al gruppo la  vivacità negli incontri, io organizzatore mi sentivo investito della figura di “primus” e piacevolmente gestivo una situazione  “inter pares”.
Fu con questo spirito che il gruppo intraprese l'ultima tappa del tour.
Il primo tratto, Stiveri-Allazi-Allazmuiza-Sidgunda, rientra nelle indicazioni previste dal percorso di 1296 chilometri creato da Vidzeme Tourism Association  e da Valga Tourist  denominato Tour de LatEst.
Si presenta con poco traffico e un paesaggio orograficamente  piacevole. La strada è buona con leggeri avvallamenti sulla carreggiata.
Percorsi  trenta chilometri, abbandoniamo il LatEst, girando sulla destra in direzione Ropazi. La strada secondaria presenta una struttura con fondo  asfaltato ma  dissestato; non vere e proprie buche ma ondulazioni continue. L'unica possibilità di trovare cibo o bere un caffè è la cittadina di Ropazi, lungo la strada di fronte ad una piacevole chiesetta. Gli ultimi 30 km sulla P4 costituiscono un monotono rettilineo che porta alla periferia di Riga. Su entrambi i lati foreste di aghifoglie e tronchi tagliati.
Riga è vicina, tanto vicina che oramai riempie i nostri polmoni di  aria nuova, però più inquinata. Ci sembra difficile da percorrere il tratto di intenso traffico che  conduce in centro storico, ma appena dentro di esso la musica cambia: c'è il verde, l'area è pedonalizzata, tante cose da vedere. Domani sarà il giorno dedicato a scoprire e approfondire la città.  Un rimpianto c'è: la riconsegna della bicicletta.

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