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Norvegia terza parte

titnorvterzaCicloturismo in Norvegia

Terza parte - Arrivo a Bergen

 

 

Flam - Granvin: 70 km circa

Arrivare a Voss, meta prefissata per l'odierna tappa, sono circa 75 km. Ma la mia intenzione è quella di arrivare a Granvin che si trova sul Hardangerfjord. Sono 25 km. in più e oggi è una giornata un po’ particolare. Devo decidere se affrontare due gallerie per un totale di 25 km circa, che naturalmente sono “off limits” alle bici, (quindi prendere un bus con il problema di dovere smontare le borse dalla bici e sistemare il tutto nel bagagliaio), o quella di navigare, a bordo di un Ferry boat sul Aurlandfjord, per arrivare a Gudvangen.

con la collaborazione ilcicloviaggiatore logo

Uscire poi da questo fiordo per entrare nel limitrofo, il Noerojfjord. Opto per questa soluzione, compro il biglietto e il battello parte alle 13,10 sono le 10,30, ho un po’ di tempo per visitare Flam. Il paese si sviluppa, un po’ lungo la valle risalendone il corso e un po’ sulla costa, ma è molto piccolo, e il centro nevralgico è qui sul porto dove ci sono negozi di souvenirs, ristoranti e la stazione del treno. A bordo del battello i turisti si accomodano tutti rivolti verso poppa seduti su sedie di plastica. Guardano verso il largo del fiordo e si godono il paesaggio. Quando il battello stacca la prua dalla banchina e vira di 180° e tutti gli ospiti girano le sedie perché danno le spalle al paesaggio. Il fiordo sfila ai nostri fianchi in tutta la sua maestosità, pareti a picco sul mare scuro e profondo, cascate che si gettano a capofitto rompendo sulle rocce con mille spruzzi, alberi che sono nati in spicchi di terreno impossibili da raggiungere se non per i volatili. La nostra velocità di crociera è bassa per dar modo agli ospiti di godere a pieno dei luoghi che stiamo attraversando. Quasi tutti i turisti sono Giapponesi, e le fotografie si sprecano. Chissà i Vichinghi……e i loro villaggi le loro gesta…mi sembra di scorgerli sulla costa nelle loro vesti tipiche mentre cuociono sul fuoco il loro pasto, ecco il fumo azzurrognolo che sale verso il cielo…pazzesco c’è davvero e sale, per l’assenza di vento, dritto come un fuso e si perde nel cielo azzurro, che bella giornata. Il battello procede in una atmosfera magica, accostandosi ulteriormente alla parete rocciosa del fiordo, proprio dove un torrentello che passa tra gli alberi si getta nel mare. Si procede in folle silenziosamente per vedere alcune coppie di foche distese sulle rocce. Ora le vedo sono simpatiche con quel musetto baffuto. Per i Norvegesi i fiordi hanno avuto un grande significato; servivano come vie di comunicazione per coloro che si stabilivano in queste regioni montuose. Così che invece di costruire strade fino ad ogni casa e villaggio, sfruttavano le lunghe arterie navigabili.L'acqua del fiordo è talmente immobile che mi diverto a giocare con le immagini riflesse. Sceso dal battello, sono costretto a prendere il bus a causa dell’ennesima galleria “off limits” ai ciclisti. Mi siedo in mezzo ai turisti giapponesi che ora riposano. Superata la galleria ricordo all’autista di farmi scendere. Scendono anche alcuni turisti e l’autista mi aiuta a scaricare bici e bagagli. “Minchia” sembra dire con la sua espressione un giapponese che ha voluto “pesare” a braccia la mia bici! Proseguo sulla strada N°13 direzione Voss. Una ragazza che fa jogging, mi consola rispondendo positivamente alle mie paure di salite impegnative. Trovo sulla mia dx l’inizio di una ciclabile, ben tenuta e silenziosa, che sale con una media pendenza sulla sponda opposta alla strada, e quasi sempre sotto le fronde del bosco e che finisce dopo il valico Skjervet. La valle si stringe poi si allarga, mi fermo e mi affaccio da una terrazza, sotto di me una cascata alta almeno 40 m si getta nel vuoto e rompe in un fosso “Skjerfoss” in mille spruzzi formando un piccolo lago. Le acque continuano a scendere con una serie di rapide spumeggianti giù per la valle.

La valle ha delle pareti rocciose strapiombanti con fitti boschi che ricoprono ogni dove. Il sole illumina solo i crinali, la strada è all’ombra e fa freddo. Sono costretto a coprimi bene. Dopo qualche tornante mi ritrovo nel fondo valle. Ormai è sera fatta e decido di fermarmi nel primo campeggio che incontro. Il Big Ben biologico ha detto stop. La doccia calda mi ristora, esco. Un cielo nero senza nuvole e senza luna con stelle brillantissime mi sovrasta. “Cazzarola, da noi l’inquinamento luminoso non permette visioni così”. Il grande carro è quasi sopra la mia testa. Più alto che nel mio cielo ligure: lo spettacolo mi lascia incantato.

Noi siamo le stelle

che cantano con la loro fiamma

e dall'alto guardiamo sulle montagne”

L'anonimo Pellerossa che ha scritto questi versi forse aveva ancora visione migliore della mia. Sentire nel cuore della notte i rumori sordi dei lavori per costruire il tunnel che porterà più agevolmente e velocemente a Voss è inquietante. I colpi sordi che risuonano dalle profondità della montagna sembrano magli di orchi che forgiano armi da guerra da usare in qualche battaglia de”Il Signore degli Anelli”.L’uomo aggredisce il cuore di pietra della montagna: sentivo nella notte i rumori delle sue macchine che risuonavano e li paragonavo ai magli degli orchi intenti a forgiare armi da guerra per il “Signore degli Anelli”. Il progresso che accorcia le distanze avvicina i luoghi, che non avranno più l'aspetto di una volta. L' attuale tortuosa strada per raggiungere Voss sarà solo un ricordo. Percorsa da qualche malinconico romantico avrà perso, curva dopo curva, il suo fascino di conquista.

Granvin - Bergen: 130 km circa

Al mattino mi ritrovo a pedalare su una pista molto bella e tranquilla: ho in mente di fare 139 km. Sulla via di Bergen Solo la pista ciclabile ricavata da una ferrovia a scartamento ridotto ormai in disuso percorre questo tratto. Granvin , dove il torrente si getta nel Fiordo C poi un piccolo porticciolo da cui si stacca dall’ormeggio un piccolo ferry boat, Alvik, arrivo a Norheimsund, Adland sul Samnangerfjord, poi risalire e scendere sull’ ultimo fiordo del mio viaggio, il Sorfjord a Trengereid da dove parte la litoranea per Bergen. Certo che per i Norvegesi le percorrenze sono legate a dei tempi tecnici diversi. Spostarsi significa acquisire un tempo non ossessionato, condizionato e adeguato al territorio. Non come da noi, che ormai rasentiamo la follia e per risparmiare qualche minuto rischiamo la vita. Ossessione senza senso, la fretta regna sovrana e schiaccia il buon senso e il rispetto per le regole di minima educazione. La mia esperienza mi induce a pensare che qui le persone abbiano un’altra concezione del tempo. Tutti quelli che mi sorpassano aspettano di avere la corsia opposta libera per lasciare tra me e loro il massimo spazio possibile, e non uno, ma tutti fanno così e se non riescono a farlo aspettano finché non sono sicuri di passarmi ad una distanza di massima sicurezza. Un episodio mi ha lasciato senza parole: su un tratto di strada dove degli operai stavano rifacendo il manto asfaltato, mi fermo al semaforo e prima di ripartire il tizio che presidiava il posto, via radio, avvisa il collega che stava alla fine della corsia unica che sarebbe transitato un ciclista. Il tratto a senso unico lungo ben 1,2 km. mi l'ho fatto tutto in solitaria perché hanno lasciato il tempo che io arrivassi al termine. Al semaforo opposto con un sorriso mi hanno salutato e dopo di che hanno fatto partire il traffico che era fermo solo per aspettare me.Incredibile. Grazie gente di Norvegia. La strada è stretta, ci sono continue gallerie. Tentando di evitarne una mi accorgo che potrei mettere in pericolo la mia vita. “ritrovato il turista italiano scomparso in circostante misteriose il suo corpo in condizioni pietose è stato rinvenuto nel greto di un torrente incastrato tra le rocce” vedevo già i titoli dei giornali e i miei cari in lacrime al funerale. La strada sale fino a scollinare per poi scendere sul mare all’apice di un ramo del Samnangerfjord Sono già trascorse 7 ore in sella, e non essendo ancora finita mi affretto ad fare il pieno di hamburgers presso un benzinaio. Quando arrivo a Trengereid è quasi sera e inizio l'ultimo tratto che mi porterà a Bergen. Non posso permettermi di fermarmi, domani mattina alle 10,30 ho prenotato il treno che mi porterà a Oslo Torp dove salirò sull’aereo che mi riporterà a casa. Leggo “Bergen 44 “ e mi viene un colpo perchè c'è l'obbligo di fare la Old road che segue i capricci della costa. Sali e scendi e curva dopo curva diventa buio. La strada naturalmente non è illuminata e fra gli alberi è veramente buia. Il mio faro anteriore è l’unico segnale di vita e fà il suo ottimo lavoro.

Comincio a sentire i morsi della fame. “Almeno un the caldo” mi dico. Noto a destra una deviazione che scende verso la strada “off limits for me” e poco più avanti si intravede una galleria. Senza pensarci più di tanto mi getto in discesa e in un attimo sono in strada e subito dopo in galleria. Le vetture che mi sorpassano mi guardano male, qualcuno suona. Appena uscito trovo una piazzola e mi fermo decido per farmi un the. Tiro fuori il dito in segno di l’autostop appena vedo transitare un furgone, questo accenna una frenata poi tira dritto. Sono stanco, affamato e mi rendo conto che è tardi, che questa strada è pericolosa e mi sento deluso. Non faccio tempo ad accendere il fornellino che qualcuno mi lampeggia e tenta di fermarsi. Mi ritrovo davanti il ragazzo con il camioncino passato in precedenza che, fatta inversione di marcia era venuto a chiedermi se avessi bisogno di aiuto. Spiego le mie perplessità sulla possibilità di arrivare sano e salvo a Bergen, e lui mi carica la bici e mi fa salire in cabina. Arrivare a Bergen non sarebbe più stato un problema. La ragazza che era già a bordo, sposta un registratore di cassa e mi fa sedere accanto a lei. Un po’ in carne ma di viso bellissimo. Mi dico “ sembra una cuoca”. Ho indovinato! Amano la cucina italiana, conoscono poco l’Italia, al mare vanno in Spagna sulla Costa del Sol e vogliono aprire un ristorante. Mi vengono i brividi nel vedere il percorso che mi sarebbe aspettato in bici. I miei amici Norvegesi mi lasciano direttamente sulla piazza davanti al mercato del pesce sul molo più famoso di Bergen. E' notte, sono le 10,40 faccio qualche foto e cerco un luogo per dormire. Due ragazze mi indicano un B&B nei dintorni. Nel poco tempo che mi resta ho il piacere di apprezzare alcuni aspetti della vita notturna della città: mi sorprende un barcone discoteca attraccato al molo davanti al mercato del pesce pieno di gente accalcata sui divani che sembra divertirsi; un via vai di boccali di birra e cocktails, musica ad alto volume, un po’ come da noi. Le mie stanche membra reclamano e accetto l'offerta, onerosa, del B&B. L'indomani, è domenica. Poca gente in giro. Leggo per la strada i segni dei bagordi del sabato sera. Mi dirigo alla biglietteria della stazione dove sono costretto a riservarmi un treno successivo, molto più tardi, perchè quello prenotato non aveva il vagone per trasporto bicicletta. Ho capito che fare programmi non fa al caso mio, arriverò a Torp Sandefjord alle 22,30 circa, dormirò in aeroporto.

Mi rimane un po’ di tempo per visitare Bergen, cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno. Sul molo vecchio ci sono i pescatori che smistano il pesce. I grossi granchi rossi di questi mari passano da un contenitore all’altro. Rane pescatrici con bocche enormi mi guardano dai banchi mentre la gente intorno a me fa acquisti. In alcune vasche con acqua di mare viene conservato il pesce vivo. Ci sono angoli di Bergen dove i dettagli del XX^ secolo sono così pochi che la fantasia viaggia e ti ritrovi proiettato nei secoli passati in viuzze lastricate di pietra tra case di legno arroccate sul costone roccioso della baia, come ai tempi della lega Anseatica, quando Bergen era la prima città della Norvegia in quanto la sua importante posizione la rendeva strategica nei traffici nel mare del nord. E se vi impegnate, cercando cercando, potreste trovare un localino piccolo piccolo “un bar” con un solo tavolino fuori e un paio all’interno che vi farà cambiare idea sui cappuccini e sui caffè che si bevono fuori dall’Italia. Se poi assaggiate una fetta di torta al cioccolato, il gioco è fatto, vi sarete innamorati delle due ragazze che gestiscono questo localino uscito da un libro di favole. È l’ora. Prendo posto sul treno in perfetto orario. Dal finestrino appare un quadro dietro l’altro: valli boscose, cascate che vanno ad incontrare i laghi e tanta natura. Si profila una sera rosata dal tramonto e in cielo giocano alcune nuvole di cotone come in un letto azzurro cobalto. Dalla stazione di arrivo parte un bus navetta gratuito per l'aeroporto. Sono le 23,00 mi accomodo su una panca e mi rassegno a passare la notte in compagnia dei miei pensieri. Ora, dal finestrino dell’aereo, la Norvegia scivola via lentamente. Tutti i momenti speciali che ho vissuto intensamente si affacciano a quel finestrino: i paesaggi e le persone che ho conosciuto, le fatiche e il sudore che bruciava gli occhi, il freddo e il vento, il sole e le nuvole bianche su cieli azzurri limpidi come le acque fresche dei torrenti. Penso alla lunga strada e ringrazio la terra di Norvegia per le emozioni regalatemi.

Quando un viaggio volge al termine

Comincia il tempo dei ricordi

E quando sfumano e si perdono

È tempo di ripartire

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Commenti   

0 #2 Fernando 2012-12-09 09:29
Grazie amico. Ho visto anche il tuo viaggio.Eè molto spiegato bene con altimetrie e foto. Grazie
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0 #1 bea 2012-12-01 11:48
Tambien Noruega

http://www.enbici.eu/Viajes%20y%20rutas/Noruega%20fiordos.php
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