Skopje-Istambul

titterza Trieste IstambulDa Trieste a Istambul

Terza Parte

arrivo a Istambul

 

Il pensiero finale è per Asif.  Ho ricevuto grande stima da questa persona e affetto da tutta la sua famiglia, senza fare altro che essere superiore ai luoghi comuni e ai pregiudizi di molti. Faleminderit.

Skopje – Kyundestyl km 59

Notte in bianco e senza cena! Non è un castigo auto inflitto, ma una conseguenza della congestione di ieri sera causata probabilmente da una bibita gelata e dell’aria condizionata.Difficile capire se sono più in basso le mie forze o il mio morale, ma provo a ripartire. Grandi alternative non ce ne sono, pullman e treni non consentono trasferimenti a breve termine quindi provo, piano piano, a riprendere il mio viaggio. Inizio una piccola salita, non è nulla di trascendentale, ma oggi mi sembra lo Stelvio. Mi pongo come obbiettivo Kumanovo, città di discrete dimensioni e che magari potrà offrirmi una soluzione per il proseguo del mio viaggio. Non ci sono treni, ma una fatiscente stazione dei bus, ma nessuno di questi carica biciclette. Riprovo, con la speranza di migliorare col passare delle ore. Ad un bivio chiedo indicazioni stradali ad un taxista, mi bastano pochi attimi per arrivare alla soluzione del problema e con un esigua spesa mi faccio portare al confine bulgaro da Dupmir. Il viaggio in taxi, è stata un scelta obbligata ed è una sofferenza per l’orgoglio oltre che una macchia nel mio viaggio, ma è anche un occasione per fare due parole con questo simpatico taxista che sa tutto del calcio italiano e mi mette in guardia sui pericoli della Bulgaria. Il tragitto in taxi mi evita di pedalare in una landa desolata ed assolata dove non avrei trovato nemmeno un filo di ombra e dove le mie condizioni non sarebbero sicuramente migliorate. Salutato Dupmir al confine bulgaro devo solo affrontare una lunga discesa verso Kyundestyl e cercare un posto dove passare la notte. Una loquace pianista canadese di origini bulgare sarà la mia prima guida in questa nuova terra. Premurosa si preoccupa di cercarmi un albergo, controllare la stanza che mi viene assegnata ed il relativo costo. Dopo queste cortesie telefona personalmente alla stazione e mi cerca un treno per il giorno dopo, ovviamente mi ha già consigliato un buon ristorante. E pensare che io le avevo chiesto solo dove trovare l’ufficio turistico!

Kyundestyl - Plovdiv km 0

La situazione non è migliorata nemmeno durante la prima notte in terra bulgara e mi trovo costretto a salire sul treno che con diversi cambi e pochi euro mi porterà a Plovdiv. L’efficienza delle ferrovie bulgare è quasi sorprendente, treni quasi puntuali, puliti e con aria condizionata perfettamente funzionante. La stazione di Sofia al confronto sembra invece essere rimasta agli anni sessanta, con grezze decorazioni del periodo socialista e orari scritti su tabelloni non perfettamente funzionanti. Plovdiv viene descritta come la Firenze di Bulgaria,il paragone è ovviamente esagerato, ma la città si dimostra una piacevole sorpresa. Nel centro città moderno e lussuoso appare improvvisamente un anfiteatro romano così tra una boutique e un ristorante, scendendo qualche scalino si fa un improvviso balzo indietro di 2000 anni. Percorrendo un piccolo tunnel sotterraneo si ha poi la possibilità di risalire e spuntare proprio di fronte alla moschea che, circondata da un giardino curato e illuminata dalla luce del tramonto, lascia parecchi turisti a bocca aperta.

Plovdiv – Edirne km145

Ritorno a pedalare dopo quasi due giorni di riposo forzato, le prime sensazioni sono buone la strada invece non offre nessuno spunto degno di nota. Lunghi rettilinei, traffico moderato e poche abitazioni. Campi coltivati e continui cantieri e nulla di più. A spezzare la monotonia della giornata il cartello verde di inizio autostrada che mi trovo di fronte come unica alternativa. Rifletto pochi istanti sul da farsi ed imbocco con un minimo di timore l’autostrada. Secondo la cartina dovrebbero essere solo 20 chilometri, ma li percorro con l’angoscia di incontrare qualche integerrimo poliziotto bulgaro. Fortunatamente giungo alla dogana turca senza problemi e posso finalmente attraversare il mio ultimo confine. L’operazione non risulterà delle più veloci perché dopo avermi controllato il passaporto in ben 4 (Quattro!!) occasioni gli inflessibili doganieri turchi hanno pensato bene di perquisire le borse della mia bici. Chissà cosa pensavano di trovare? E’ il 19 di agosto ultimo giorno di Ramadan e io lo passerò ad Edirne, l’antica Adrianopoli. Il modesto albergo in pieno centro mi consente di visitare e godermi appieno questa meravigliosa città. Due splendide moschee, un centro ricco di viuzze strette sature di profumi arabeggianti: polpette alla griglia e fegato stufato sono i piatti tipici di Edirne. Il viale centrale è addobbato a festa e la gente è tutta riversata in strada ed affolla i numerosi locali. Festeggio anch’io a mio modo, seduto nella veranda di una pasticceria gustandomi dolci turchi a base di miele e frutta secca, contando i chilometri rimasti per raggiungere Istanbul.

Edirne – Siliviri km 172

Certe cartine sono fuorvianti, presentano i percorsi in modo incompleto o del tutto errato. Immaginavo una giornata lunga e faticosa ma completamente pianeggiante, noiosa, ma sicuramente non così snervante ed impegnativa. Dopo un breve tratto di pianura inizia un lungo saliscendi con vento laterale che spegnerebbe l’entusiasmo di qualsiasi ciclista. Purtroppo mi aspettano parecchie ore in queste condizioni, con la temperatura che sale e i chilometri che non passano. Le cittadine sul mio percorso sono sfiorate solo marginalmente ed in questo modo il paesaggio non cambia mai: girasoli e meloni per tutta la giornata. A spezzare la monotonia ci pensa una foratura nei pressi di Corlu, ma ne avrei fatto volentieri a meno. Alterno soste per l’acqua nelle aeree di servizio a soste per l’anguria nei molteplici carretti lungo la strada, non fresca ovviamente, ma aiuta a reintegrare e non sa di plastica come l’acqua delle borracce. Finalmente in lontananza l’uniformità del paesaggio viene interrotta da una riga blu all’orizzonte. Dopo l’Adriatico lasciato alle spalle quasi due settimane fa, il Mar di Marmara preannuncia la fine del viaggio. “Siliviri 15 “ recita il cartello. Sembrano pochi, un’ inezia dopo tanta strada, purtroppo saranno i più sofferti e pericolosi, preludio di quello che mi aspetta da qui ad Istanbul. Una tangenziale stretta e trafficatissima corre parallela al mare con continui saliscendi spazzati da un forte vento contrario. Il sistema nervoso è messo a dura prova da questi ultimi sforzi, fino allo svincolo per Siliviri. Poche centinaia di metri bastano per cambiare radicalmente situazione ed umore. Stradine strette, piene di negozi, gente a passeggio e lungo mare tipicamente agostano con bancarelle di ogni tipo e profumo di calamari fritti nell’ aria.

Siliviri – Istanbul km 40

Atmosfera da ultimo giorno di scuola, poca strada da percorrere e pure poca voglia di pedalare. Mancano 40 chilometri per giungere al centro di Istanbul, perché qui in pratica siamo già ad Istanbul secondo le cartine. Riprendo la tangenziale lasciata ieri, non avendo alternative e, come ieri, pedalo subendo i saliscendi ed il vento. Vengo superato improvvisamente da un cicloturista turco, molto più veloce ed in forma di me. Mi aspetta in cima all’ennesima salitella: si chiama Sernat, ha la mia età e viene da un piccolo tour di quattro giorni nella penisola di Gallipoli. Anche lui è diretto ad Istanbul, dove abita, e anche lui è spaventato dalla carreggiata gigantesca e dal traffico. Man mano che ci si avvicina al centro le strade assumono la parvenza di gigantesche autostrade a quattro corsie, tutte contornate da imponenti grattaceli ed enormi centri commerciali. Ogni tanto fanno capolino i minareti di qualche moschea periferica per evitare che si abbia l’impressione di essere in qualche metropoli americana, e non ai bordi di una capitale alle porte dell’Asia. Sernat, per porre fine alla nostra sofferenza ciclistica, si dirige verso la stazione del treno urbano, ”poche fermate e saremo in pieno centro”, dice convinto. Non posso fare altro che aggregarmi a lui, percorrere tutto il corno d’oro in riva al mare al fresco delle carrozze di questo treno. Ci salutiamo alla partenza dei traghetti per la parte asiatica di Istanbul, Sernat prenderà uno di questi ed in 5 minuti sarà a casa. Io riprendo a pedalare e realizzo solo ora che quella striscia di terra che vedo dall’altra parte del mare è l’Asia e che il mio viaggio è praticamente finito. Cerco di orientami, e di capire come muovermi, ma è veramente folle pensare di pedalare ad Istanbul, percorro poche centinaia di metri seguendo le rotaie del tram, per giungere in pieno centro. Compro una pannocchia, e pranzo con quella seduto su di una panchina appena liberata da due turisti italiani, guardo ammirato Aya Sofia, di fronte a me la mia bicicletta appoggiata ad una pianta ed un ragazzo con una grande bandiera turca sulle spalle: sarà la foto finale del mio viaggio.

Hotel Constantin Istanbul 23 agosto 2012: dopo tre giorni da turista mangiatore di kebab ad Istanbul, domani prenderò un volo diretto che in poco più di due ore mi riporterà a casa dopo quasi tre settimane a spasso con la mia bicicletta. E’ tempo di pensieri, di progetti ed anche di domande. Sono partito con tanta curiosità, forse morbosa, di voler vedere con i miei occhi quello che in parte mi è stato mostrato dai telegiornali di vent’anni fa. Ho pedalato con la speranza di conoscere nuove realtà e approfondire conoscenze limitate alle mie letture. Ho proseguito nonostante le difficoltà, per raccogliere ed assaporare ogni istante di questo mondo che mi è sempre, erroneamente, sembrato tanto lontano. Sono partito, nonostante lo scetticismo di molti e gli sciocchi timori di altri mi invitassero alla ricerca di una meta meno alternativa. Ho conosciuto persone e luoghi che rimarranno sempre nei miei ricordi più nitidi di questo viaggio, così come i fori dei proiettili nei muri delle case, il profumo di Cevapa e i richiami dei Muezzin. Non nascondo quindi il desiderio, seppur precoce, di ritornare in queste terre meravigliose, ricche di storia, splendide da visitare e alla portata di tutte le tasche, ma non, aimè, di tutte le teste. Il desiderio di rivivere questi giorni e rivedere questi posti è già forte, alcune località rese famose dal recente conflitto non le ho potute visitare, altre meritavano più tempo. Durante le ultime pedalate, quindi, già pensavo a come ritornare, a cosa vedere e quali paesi attraversare, nonostante fossi ubriaco di chilometri e sazio di nuove visioni; ma è un po’ il difetto e l’illusione che crea ogni viaggio. Restano ancora le domande, ma sono sempre le stesse che ogni persona razionale si fa ogni volta che si trova direttamente o indirettamente di fronte ad una guerra, a quello che ne resta o peggio ancora a quello che non lascia. E le risposte, anche loro non cambiano, così come l’uomo che non ha imparato a mutare i propri comportamenti e continua ad annientarsi, stupido ed incosciente.

 


Il pensiero finale è per Asif, che ha terminato il suo viaggio appena dopo il mio ritorno a casa. Mentre gli parlavo, entusiasta della sua terra e della sua gente, ho letto nei suoi occhi orgoglio e soddisfazione. Ho ricevuto grande stima da questa persona e affetto da tutta la sua famiglia, senza fare altro che essere superiore ai luoghi comuni e ai pregiudizi di molti. Faleminderit.

 

 


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