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Via Francigena

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Via Francigena

da Aosta a Roma

prima parte

Ubaldo Bagnaresi ha percorso in bicicletta il pellegrinaggio del vescovo Sigerico che nel X secolo fece da Canterbury a Roma. Questo itinerario attraversa le testimonianze più significative dell'epoca medioevale.

 

Raggiungo Aosta partendo con il treno delle 8.41 da Castel Bolognese, cambiando prima a Torino poi ad Ivrea e arrivo alla meta alle 16,30. Sui regionali gli ingressi per caricare le bici sono un po' scomodi ma da Torino ad Aosta ci sono nuove carrozze ed è molto più semplice l'accesso ai treni, tanti ciclisti e canottieri salgono trasportando i loro mezzi. Il pomeriggio visito la città di Aosta. Il viale della stazione finisce proprio in piazza Chanoux con il municipio ispirato all'architettura dei Savoia. L'arco di Augusto è stato eretto tra il 25 ed il 23 a. C. per celebrare la sconfitta inflitta ai Salassi, vedo le campate del Ponte Romano e la Porta Pretoria. La Collegiata di Sant'Orso, costruita dall'arcivescovo Anselmo intorno all'anno mille con la sua cripta, i suoi affreschi ed il suo chiostro rappresentano il gioiello più prezioso della Valle d’Aosta.

Gran San Bernardo – Donnas Km. 95

Alle nove precise con un autobus preso alla stazione delle corriere annessa a quella ferroviaria in poco più di un'ora salgo al passo del Gran San Bernardo. Quassù il grande caldo di quest'anno sembra non essere mai arrivato, mi copro bene e inizio la visita dall'ospizio creato per dare rifugio ai pellegrini diretti a Roma e attualmente gestito dai canonici di Sant'Agostino. Nel museo sono esposti oggetti trovati al Plan di Jupiter in correlazione al passaggio dei viandanti sulla via Francigena. Vi è anche un allevamento di cani San Bernardo utilizzati, tempo addietro, come cani da soccorso, oggi sostituiti da razze più leggere. Un lago cristallino segna il confine tra Svizzera e Italia ed una grande statua di San Bernardo domina l'inizio della discesa. La strada asfaltata che scende dal passo è panoramica e tranquilla. Rari turisti in auto o in moto e qualche ciclista sia in salita che in discesa. La Via Francigena è segnata con una lettera F in giallo, con frecce direzionali o minuscoli adesivi difficili da individuare. Attraverso tante piccole borgate, la prima è San Remy , dove transitò Sigerico nel 990; la via principale prospera di insegne del pellegrino, ma io di pellegrini non ne vedo neanche uno; attraverso Etroubles, suggestivo borgo abbellito da fioriere colme di fiori variopinti. Nella piazzetta una esposizione permanente di sculture ha per tema il pellegrinaggio. Riattraverso Aosta e la Dora Baltea. Dalla chiesa di Saint Christophe il cammino sale su una scalinata e si inerpica su una carrareccia a mezzacosta con ripidi saliscendi e fondo accidentato. Troppo faticoso, per cui a Nus torno sulla statale. Attraverso piccoli paesini di fondo valle ed arrivo a Saint Vincent, centro del divertimento e della mondanità della regione, rinomata per le sue terme ed il suo casinò. La statale stretta per fortuna poco trafficata, mi conduce a Bard, antico borgo medievale dominato da un grande forte militare costruito prima dell'anno mille che segnava il confine tra il regno di Borgogna ed il Regno Italico. Ora, centro polivalente della regione, ospita un bel museo sulle fortificazioni dell'arco alpino. A Donnas, vicinissima all'antica via romana scavata nella roccia dove sono ancora evidenti i solchi dei carri, mi fermo a dormire all'ostello della parrocchia di San Pietro. Sono solo e fino ad ora non ho incontrato nessun pellegrino. 

 

Donnas – Vercelli km. 94

Prima sosta a Pont Saint Martin per vedere l'antico ponte romano in una unica grande arcata e la carreggiata originale romana formata da grandi lastroni di pietra. Riprovo a seguire la Francigena, segnalata a mezza costa, ma gli impervi sentieri ed il fondo accidentato sono quasi impossibili da percorrere con la bici. A Quincinetto torno sulla statale, proseguo su strada secondaria per Quassolo e dopo una ventina di chilometri arrivo ad Ivrea. Una collinetta ospita il Duomo ed il Castello, non visitabile. Il cammino Francigeno ora è segnalato molto bene: strade campestri o sentieri in terra battuta che attraversano folti boschi di betulle o di viti coltivate a terrazzamento, ne fanno bella cornice. Da Serra di Ivrea, pedalo su una fascia collinare di origine morenica con molti dislivelli e un forte vento contrario e in una quindicina di chilometri arrivo a Piverone. La Torre Campanaria medievale è il pregio di questo piccolo paese. Costeggio il lago Viverone con numerosi turisti e, superato Santhià luogo di incontro delle due Vie Francigene provenienti dal Gran San Bernardo e dal Monginevro, raggiungo Vercelli. Piazza Cavour sorvegliata dalla Torre dell'Angelo, il Duomo e la basilica di Sant'Andrea con la sua facciata attorniata da due campanili e un chiostro, la raffinata piazza del Broletto, sono i luoghi a cui dedico la mia visita.  Il silenzioso ostello di Biliemme accoglie il mio riposo notturno. L'ospitalità ricevuta da padre Alberto e Graziella rimarrà impressa nel mio cuore per molto tempo.


Vercelli – Pavia km. 80

Per strada asfaltata raggiungo Palestro per visitare l'ossario della seconda guerra d'indipendenza del 1859. Poi Mortara, ove visito l'Abbazia di Sant'Albino ristrutturata in occasione del Giubileo del 2000. Proseguo per la statale fino a Tronello. Da qui il cammino entra nel parco naturale del Ticino. La natura è stupenda, le acque azzurre, le anse dolci del Ticino, il riso quasi pronto per la raccolta o i pioppeti ondeggianti. Lungo le sponde del fiume molte persone sono ancora interessate ai benefici raggi del sole. Questo tranquillo luogo viene utilizzato per attività ludico-motorie. Senza incontrare traffico arrivo a Pavia fino al Ponte Coperto, copia fedele di un antico manufatto medievale ricostruito dopo la seconda guerra mondiale. In borgo Ticino, prendo subito posto all'ostello della Madonna di Betlemme; qui per la prima volta incontro un pellegrino di Israele. Dedico il pomeriggio alla visita della città: Chiesa di San Michele, la più bella chiesa di Pavia con la sua facciata a tre portali e un crocifisso all'interno del X secolo ricoperto da una lamina d'argento, il Duomo monumentale complesso alla cui realizzazione partecipò anche Leonardo, Piazza Vittoria, ricavata nel tessuto urbano durante la signoria dei Visconti fulcro della città. Proseguo per il parco dei Bersaglieri e “delle badanti”, aggiungo io, nel quale si affaccia il castello fondato da Galeazzo Visconti nel 1360, sede del museo civico, per S. Pietro in Ciel d'Oro con l'arca di Sant'Agostino capolavoro gotico dei maestri lombardi conservata sopra l'altare maggiore. Questa sera 'è la notte bianca per cui tutto il centro è animatissimo. Ceno con Emma e Bruno Gianini, cari amici conosciuti durante un mio precedente viaggio.

 

 

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