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Cammino di Santiago

Meseta2


Il Cammino di Santiago



In Belgio, ai minorenni colpevoli di reati, viene data la possibilità di andare a piedi a Santiago per scontare la pena inflitta loro in sostituzione della detenzione e aiutare così il loro reinserimento nella società.

C'è ragione di ritenere che il “Cammino di Santiago” sia il viaggio dei viaggi. L'itinerario che ognuno ha pensato o pensa di fare. A piedi o in bicicletta, il Camino, mette se stessi in movimento per un incontro con un mondo “interiormente peregrinante”, sulle orme di quanti, papi e re, santi e laici, hanno calpestato nei secoli la sua erba e i suoi sassi. Le riflessioni di Gabriella, che con Luigi ha percorso il Camino a piedi, aiuteranno quanti sono pronti per partire.

“...non c’è vita

che almeno per un attimo non sia immortale.

La morte è sempre in ritardo di quell’attimo”

La maggior parte delle persone ritengono che andare a Santiago sia una ricerca spirituale, una ricerca di pace e armonia con se stessi, una meta “sacra”, che fa percorrere 800 e più chilometri, a piedi o in bicicletta, per appropriarsi anche di quell’attimo di cui parla la poetessa polacca Wislawa Szymborska nei versi sopra citati. Così i pellegrini partono, come una volta, per liberarsi più del loroVillatuerta senso di colpa, che per espiare colpe reali. Sono tante, forse troppe, le persone che affrontano lo storico percorso per sfidare se stessi nel tentativo di misurare le proprie capacità di resistenza alle difficoltà, camminando ogni giorno 25/30 km per 30 e più giorni, con uno zaino di 9/10 chili sulle spalle. Sullo zaino ci sarà in bella vista la conchiglia, simbolo del pellegrino, il marchio di riconoscimento degli antichi pellegrini che arrivati a Finis Terrae, prendevano le conchiglie “capesante” (del capo del Santo), per dimostrare di aver raggiunto il mare oceano, oltre il quale, c’era solo l’ignoto. Il viaggio desiderato da molti è realizzato, in tutto il suo percorso, solo da pochi. Chi torna da un siffatto viaggio difficilmente racconta quello che ha provato durante tutte quelle interminabili ore di cammino, immerso in una natura trasformata dagli uomini nel corso dei secoli, che ora appare al viandante come addormentata. Nessuno ammetterebbe di non aver pensato niente, di aver solo ammirato i paesaggi che circondano borghi dall’aspetto di terracotta, che si mostrano come un enorme campionario per scegliere il presepe del prossimo Natale. S’incontrano anche città che appartengono alla nostra cultura europea, dall’aspetto aristocratico, segregate ad un passato regale “impolverato” anche se assai glorioso, come Burgos e Leon, belle e nobili, con spettacolari cattedrali gotiche tutte guglie e statue. Camminando vediamo villaggi color miele materializzarsi dietro una curva, al di là di un antico ponte, dopo aver attraversato larghi fiumi di frumento dorato, pronto per il raccolto, cangiante sotto il sole di luglio, ondeggiante ai deboli venti che fanno fremere la superficie come sfiorati da un brivido. Se il viaggio alla Mecca è per i musulmani tornare almeno una volta nella vita ad essere nomadi, il cammino per Santiago de Compostela è forse un inconscio ritorno ai primordi Hornillos-Mesetadell’umanità, quando il mondo intero si andava popolando con genti che, a piedi, si spostavano da un continente all’altro. Questo viaggio è allora ripercorrere anche la storia inserita in una natura che, vista da vicino, attraversata senza fretta, fa scoprire sfumature di paesaggi poetici, spariti dai ricordi a causa della nostra fretta di vivere. Riappaiono dal nostro passato come miraggi archiviati, ma mai dimenticati, saliscendi bordati di ginestre profumate, campi punteggiati di papaveri, prati che avvolgono morbidamente borghi da cui si alzano le grandi chiese, a volte perfino sproporzionate. E’ stata la fede a creare i presupposti di quello che fu un tragitto religioso che si ripete quasi immutato, anche se sono cambiati i sentimenti che spingono i pellegrini lungo quei sentieri. Oggi il cammino non sempre è vissuto come una meta cristiana, ma è legato piuttosto ad un piacere di proustiana memoria, un evento personale da mostrare agli altri come una conquista.  In cammino s’incontra un intero mondo. Nella molteplicità degli incontri avvengono scambi d’opinione più autentici, i pellegrini si sentono più liberi nei grandi spazi e si confidano con più facilità. Alla sera, seduti ai tavolini, in attesa del menù del pellegrino, si guardano le rondini sfrecciare con grande stridio in cielo e ci si rende conto che da noi non si vedono più le rondini all’imbrunire. L’arrivo a Santiago suscita l’emozione più grande. Si può dire a se stessi: “ce l’ho fatta!” Il “buen camino” è terminato. Ci si precipita a toccare con mano la colonna del portico della Gloria, scavato dalle dita di migliaia di pellegrini che per 1000 anni hanno perpetrato il rito. Lo sguardo va ai musicisti scolpiti nella pietra attorno all’arco romanico dell’ingresso, appaiono come estasiati da una musica celestiale che solo loro possono sentire. La forza della Chiesa nell’arte è stata anche la capacità di rappresentare i sentimenti ispirati dalla fede. Santiago de Compostela rappresenta ilEl Acebo compenso di tutto quello che si è pensato e sperato, è l’unica città del cammino che si può ammirare con una diversa calma, che si può esplorare rilassati, senza zaino sulle spalle, senza il pensiero del cammino che ci aspetta domani; anche per questo è così bella, è la meta del sogno realizzato. Esploriamo la sua cattedrale nei particolari: le trasformazioni sono state numerose, ma tutte si sono armonizzate in un insieme gigantesco di grande effetto e velata sobrietà. Del saccheggio dei mori nel 997 resta un lontano ricordo, da rintracciare a Cordoba, dove si possono ammirare le porte trafugate a Santiago. Di romanico resta la struttura, la facciata settecentesca, decisamente meno sobria, è nata per proteggere il portico della Gloria. Un grande San Giacomo dorato conserva la reliquia e domina, dall’alto dell’altare, l’interno della chiesa. Aspetta l’omaggio dei pellegrini, che si affidano a lui per la ricompensa, la realizzazione delle proprie speranze accumulate nell’attesa della “grazia”, qualunque essa sia. Entrati in possesso della Compostela, che attesta la propria partecipazione al cammino, con la credenziale piena di timbri, orgogliosi di aver preso parte ad un rito che perpetra la storia, torniamo a casa arricchiti di un’esperienza che ci aiuterà a pensare a come sia bello viaggiare con i propri piedi. Dedico queste mie impressioni a Luigi, quasi fanatico cultore del viaggiare a piedi, e del Cammino per Santiago de Compostela in particolare.

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Commenti   

+3 #2 stefano 2013-08-04 21:37
Ciao
leggo la tua bellissima nota da Leon, mancano 300 alla meta e 450 sono gia' alle spalle anzi nei piedi. e' tutto vero quello che scrivi e la riflessione sulle rondini l'ho fatta anch'io e ho pensato a quanti profumi e odori che non sentiamo piu, ma se solo rallentassimo un po' la vita ci accorgeremmo che non vale cosi tanto ammazzarsi per il denaro perche' quello che insegna il cammino e' che puoi vivere con poco e compensarlo con tanta armonia interiore e sana convinvenza. Il peggio deve venire e non saranno questi kilometri, ma ritornare alla vita normale.


Grazie Stefano. Queste riflessioni sono molto belle.Gabriella Pittari che ha scritto queste sensazioni è in questi giorni ancora su questi luoghi. Grazie della visita e Buona Strada.
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+3 #1 Antonella 2013-03-19 21:47
interessante articolo che fa venir voglia di partire, ma nel contempo avverte delle difficoltà; l'entusiasmo è quel che ci vuole e senz'altro questa coppia lo ha dimostrato !
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