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Lettonia IV^

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Cicloturismo in Lettonia
da Capo Kolka a Nida/Neringa



Da Kolka a Ventpils 100 km

Non é difficile trovare pernottamento a Kolka. Basta andare nell'unico hotel: Lo Zitari. Non é difficile cercare da mangiare a Kolka: basta prenotare la cena nello stesso hotel (prima delle otto). Non é difficile mangiare bene al ristorante, basta pensare di ordinare qualche specie di pesce e mangiare alla fine filetto di pollo all'ananas con formaggio fuso. Imperdibile la birra Ventpils in versione large.

in collaborazione con LaBicie...

 

Kolkarags o Capo Kolka è riserva naturale protetta. Tutto è lasciato come il mare, il vento e la natura operano continuamente. La punta di sabbia attrae ogni visitatore. Quello che si vede è l'orizzonte che segue la curvatura terrestre, un faro a notevole distanza e le opposte correnti marine che increspano il mare. Quella proveniente dal Golfo di Riga forma una riva selvaggia ed aspra, quella dal Mare Baltico mantiene una spiaggia dai connotati naturali e più domestici.
Sulla spiaggia vagano, occhi a terra, curiosi ricercatori di relitti in legno. Fanno bottino di singolari souvenir. Gli stessi che, vidimati dall'Ente Turismo, si trovano sulle bancarelle dei mercatini dei paesi della costa.
L'unica strada che parte da capo Kolka in direzione Ventspils è in costruzione con i finanziamenti CEE. Le biciclette stentano a procedere su fondo ghiaioso preparato all'asfalto e le decine di chilometri percorsi in questo modo fanno sentire presto la fatica e le espressioni di malumore. La spiaggia di Mazirbe offre una occasione di sosta e buone riprese fotografiche.
Alcuni oziosi gabbiani posati sopra pali piantati nell'acqua, si destano e gridano per la vista di turisti in questa giornata che immaginavano sonnolenta.
Le nostre figure colorate riflesse sulla marea in ritirata, sono soggetti per inedite immagini. Come pure le erbe, le dune e la nave che transita all'orizzonte. Una pista ciclabile accompagna attraverso questi luoghi inseriti nel Parco Nazionale di Slitere.
Sono sorprese le anziane clienti del negozietto di generi vari quando entrando scopriamo, forse con eccessivo entusiasmo, che una macchinetta fai-da-te eroga caffè. Sorpresi, non più di tanto, i bambini che nella confusione scelgono il gelato più adatto al gusto del momento. Non è difficile scambiare relazioni in queste occasioni, basta un saluto ed un sorriso e tutto avviene per contagio.
Anche il faro di Mikejtomis merita una visita. Le cose semplici diventano importanti ed insolite se sono le uniche che si incontrano dopo decine di chilometri.
Chilometri pedalati con fatica, in parte sotto la pioggia, sempre su sterrato. Un cartello che indica una possibile sosta, diventa momento per scoprire quel poco che suggerisce. Il faro sopra il quale stiamo salendo diventa invece un'esperienza insolita. Vuoi per l'interminabile numero di scalini che a chiocciola salgono fino alla sommità, vuoi per lo spazio visivo che da sopra si presenta, vuoi per il vento che in certi punti ti spaventa, vuoi perché qualcuno era già spaventato prima di salire, vuoi per l'attrazione di foto che in questa piatta regione i punti alti riescono dare, vuoi che nel campeggio lì vicino fanno il caffè apposta per noi, vuoi che il campeggio era una raccolta di cose vecchie del trascorso regime, vuoi che spuntò anche il sole, vuoi... vuoi... alla fine è stata una sosta piacevolissima per cui volentieri citiamo il nome del campeggio: Mikelbaka.
Sempre la strada 124 è la ciclabile forzata di questa giornata. Il traffico moderato facilita il procedere e le nuove condizioni meteo favoriscono la velocità e le argomentazioni tra il gruppo. In discussione la Libia e i suoi problemi che crea. Gli incontri bilaterali tra i componenti del gruppo portano prima a valutare le bellezze del territorio libico, che un componente aveva avuto occasione di approfondire, poi alle risorse energetiche in palio. Ma la riunione finale stabilisce che la pace trionfa senza spargimento di sangue con la soluzione che il generale deve andarsene. Soluzione che viene momentaneamente sospesa per l'arrivo ad un punto di sosta squisitamente bello in riva ad un laghetto proprio alla periferia della città di Ventpils. Surf, canoe, pesca e passeggiate attirano cittadini in questo lago invitati anche dalla possibilità di arrivarci da una perfetta, nuovissima, vera ciclabile.
Lungo questa nuova via entriamo facilmente in città, non prima di aver inserito nel Gps la via dell'hotel di arrivo. Attraversiamo una città pulita, con viali larghi e ciclabili sicure, segnaletica coerente, traffico snello e ridotto su strade nuove, condomini antico regime ristrutturati, giardini con aiuole, fontane, panchine e sculture. Ci aspetta l'ottimo hotel Dzintarjiura con tanto di parcheggio bici al suo interno e postazione internet gratuita.

Da Ventspils a Pavilosta 75 km

"La qualità dell'aria che si respira a Ventspils sta lentamente migliorando e non scoraggia la visita di questa città industriale che cerca di scoprire la sua identità smarrita". Cosi recita la guida del T.C.I. Ma essendo di sette anni fa, si intuisce, visitando la città, che la nuova identità, se non proprio raggiunta, lo sarà in brevissimo tempo. Molti lavori del suo sostanziale mutamento, in parte finanziati dalla Comunità Europea, sono appaltati e in fase di ultimazione.

Usciamo dalla città verso sud lungo una moderna ciclabile che finisce dopo sette chilometri, i cui lavori non sono ancora ultimati. Dopo tanto bosco visto in questi giorni, la strada mostra i 180 gradi davanti a noi e possiamo scorgere i campi a seminativo (orzo, colza, grano, segala, patate), e a pascolo (bovini, cavalli, ovini). Su pali elettrici, dentro nidi rinforzati, nidificano coppie di cicogna. Negli orti, le figure di anziane donne al lavoro, mi ricordano immagini di monumenti alla fatica del contadino.
Grossi trattori si muovono lungo la strada che, fuori dalla città, assume i connotati di una strada di campagna con tutti i suoi difetti, comprese le buche.
Il vento soffia di lato e favorisce una buona andatura. Sulla strada si stanno prosciugando le pozzanghere delle piogge mattutine.
La strada sembra non offrire molto altro da vedere. Pedaliamo desiderando una sosta per un caffè. Nessun bar (quando serve) lungo il percorso, ma una spiaggia per la sosta non manca mai. Svetta su una duna un monumento in acciaio ai caduti della guerra. I loro nomi sono intagliati sopra due vele inossidabili. Il vento, penetrando attraverso i fori, fa perennemente l'appello, con un sibilo leggero.
Sulla spiaggia il vento increspa le onde e solleva la nebbia. Dietro l'umidità appare e sparisce una coppia di surfisti (con paracadute?). Il vento gioca con chi accetta la proposta di libertà ch'egli offre.
"Spazio aperto e libero come ti cerchiamo col nostro desiderio!" (J. Lujken) e quando ti troviamo fingiamo spavento nel confronto che ne segue, pur col cuore sorridente.
Ancora per diversi chilometri continua l'incontro con il vento, con lo spazio libero e aperto, e con animali che si affacciano lungo la strada. Sorpresi dal nostro passaggio silenzioso, essi indugiano nell'allontanarsi. Lepri, scoiattoli, daini e cinghiali diventano amici di un attimo: il tempo di guardarsi reciprocamente negli occhi.
L'arrivo a Pavilosta, è anticipato da un ritrovata limpidezza del cielo. Il sole sfiora le case in legno dei pescatori, le loro barche vecchie e nuove. Arriva il rumore e l'odore del mare che ancora non si vede. Un vialetto sterrato conduce dove il fiume Saka incontra il mare. Un lungo molo di pietre protegge il faro, il porto e il riposo del fiume.
Il sole scende lentamente all'orizzonte, illumina le vele dei numerosi surfisti. Il mare increspato deve attendere ancora prima di tingersi d'oro. Una ragazza raccoglie sulla spiaggia alcuni frammenti che inserisce in una bottiglia. Quando ce li mette sotto gli occhi, pronuncia la parola magica "ambar". Quel nome e il colore di quei frammenti non possono ingannare: si tratta di ambra.
Ognuno a modo suo si improvvisa ricercatore. Dopo i primi timidi risultati la frenesia della raccolta scaccia la stanchezza, la fame, la ricerca dell'hotel. Le gocce di resina di 4 milioni di anni addietro, ipnotizzano gli improvvisati ricercatori. Non molto tempo dopo, i volti abbronzati e trionfanti di tre, si fanno pallidi alla vista del volto del quarto amico in arrivo. La sua bocca storta non emette più alcun suono, solo grugniti. Che lo stupore possa aver creato una paralisi facciale? Difficile la diagnosi finché dalla bocca non riversa le centinaia di gocce preziose raccolte.
Mentre pensiamo di aver smarrito un compagno, scopriamo l'ambra, ma perdiamo il ristorante.

Da Pavilosta a Perkone (Liepaja) 70 km

All'indomani all'hotel Veju Paradize (www.veju-paradize.lv) di Pavilosta la colazione è pronta per noi quattro. Il locale che non era stato possibile visitare la sera precedente, presenta una sala breakfast di classe. L'arredamento moderno in stile "finlandese o svedese" (così viene chiamato dall'architetto del gruppo) presenta poltrone e sedie in legno scuro, verniciatura opaca attorno a piccoli tavoli quadrati preparati con tovaglie in tinta e una candela non accesa. Uno scaffale mostra libri fotografici e riviste in diverse lingue e una collezione di CD musicali. L'impianto stereo manda la melodia di un'orchestra che riempie sommessamente la sala. Due signorine hanno preparato un ricco bancone self-service e ora sorridono agli ospiti. Sfilo scaffale e sfoglio "Florence" e la città mi sembra ancor più bella pensata da lontano. Dalla larga vetrata che dà sul cortile, le biciclette si mostrano già preparate per la partenza. Il mare oltre le case più lontane è calmo. Sul camino, che divide una parete, solo un pezzo di legna sul fondo pulito. Capiamo appena entrati che il "Paradiso non può attendere". Ancora adesso quel prosciutto, quelle uova con Bacon, quei vasi di marmellata e miele, quelle verdure fresche, quel pane nero naturale e bianco tostato, quel latte appena munto e l'aromatico caffè in infusione, quel succo di frutta di arance, e quei sorrisi ritornano per ricreare la gioia di una vera colazione Lettone. Dimenticavo i filetti di aringa serviti con cetrioli e cipolla dolce.
I chilometri previsti per la giornata odierna sono pochi. Indugiare all'hotel consente di assaporare a lungo i piaceri della gola, e di ampliare poi le pubbliche relazioni, con la signorina dell'ufficio del Turismo. Scopriamo che non esistono alternative alla strada 111 che percorriamo per una ventina di chilometri fino alla deviazione per Saraki. Una strada con traffico moderato ma veloce, poco piacevole per un fondo stradale rattoppato. Nasce la voglia della sosta caffè che tutte le mattine, trascorse alcune ore di pedalate, cerchiamo di soddisfare. Il desiderio diventa più pressante quando lungo la strada nessun luogo è attrezzato a servirlo. Entriamo in una azienda agricola dove una signora ci conduce dentro al luogo di sosta dei dipendenti. Il caffè è offerto dal loro distributore automatico. La signora ritorna al suo lavoro, restiamo soli in azienda a contemplare le macchine utensili dell'officina. Le scritte in cirillico rendono facile individuare la loro provenienza ed età. Recenti e nuovi invece i numerosi grossi trattori in sosta nel cortile.
Il cane inizialmente ostile, all'uscita fa pace con noi.
C'è tempo durante il tragitto pomeridiano per un assaggio di fragole lungo la strada e lo scambio di indirizzo con la famigliola che le vendeva. La pausa pranzo avviene sopra le bianche dune di Annas Kapi. Attraversiamo la città di Liepaja prima di giungere all'hotel Jurnieka Ligzda a Perkone. www.jurniekaligzda.lv

Da Perkone (Liepaja) a Nida-Neringa 150 km

L'itinerario di oggi misura sulla carta 130 chilometri. Le previsioni meteo, illustrateci dalla reception la sera dell'arrivo, per la giornata odierna sono azzeccate. Giornata limpida, vento 3 nodi, variabile da sud ovest.
Ho sognato il viaggio di andata in aereo questa notte; il volo sopra la grande Germania e i mille percorsi ciclabili degli anni precedenti che diventano rigagnoli d'acqua verso un fiume più grande.
Questo sogno mi vien in mente di buon mattino mentre percorriamo l'unica strada A 11, ben trafficata, in direzione del confine Lituania. Nessun percorso alternativo è possibile, nessuna linea a bordo strada mostra una possibile sicurezza. Il pensiero torna a quel sogno, alle splendide ciclabili tedesche che ovunque accompagnano verso fiumi e città. Il territorio circostante mostra spazi aperti con coltivazioni a colza e patate, pascoli con mucche e cavalli. Ci eravamo dati un programma preciso: media 18/20 km/h, sosta di 10 minuti ogni ora, visita di Palanga e arrivo al traghetto di Klaipeda per Neringa non più tardi delle 16,00. A quel punto, per i restanti 50 chilometri, eravamo indecisi se approfittare di autobus con bici al seguito o proseguire con le forze residue. Lungo la strada incrociamo alcuni cicloturisti in direzione opposta e il saluto reciproco offre un momento di vera gioia. Procedono invece, più lenti, nella nostra direzione anche altri due cicloturisti. In testa il casco, sul manubrio lo specchietto retrovisore, il fanalino posteriore acceso, le borse ordinate e resistenti, doppia borraccia, l'abbigliamento con bande rifrangenti, la regolarità della pedalata, lasciavano immaginare la personalità di due esperti.
Ci comunicano che scendono da Sanpietroburgo e si stanno dirigendo a casa, in Germania, non prima di aver attraversato Lituania, Kalinigrad, Polonia, Berlino ecc. Previsti 3.500 chilometri. (leggi più sulla loro scheda)
Ci facciamo compagnia fino al confine. Dopo le foto di rito e lo scambio di indirizzi, ci diamo appuntamento a Nida/Neringa che era la destinazione prevista per entrambi.
La strada ora mostra solo bosco su entrambi i lati e i nostri discorsi si spostano sulla possibilità di emulare il viaggio dei due tedeschi, alla prossima occasione, partendo da casa e arrivando a casa con le nostre bici. Tutta Europa viene passata al setaccio per il viaggio epocale, ma per comodità di trascrizione riporto solo la decisione virtuale di raggiungere Skagen in Danimarca con volo e bici al seguito, e pedalare fino a Passo Resia, confine italiano.
La mappa delle vie ciclabili nel territorio Lituano, edita dal Ministero dell'Economia della Repubblica Lituana con il contributo della Comunità Europea per lo sviluppo della Regione Baltica, presenta in scala 1:650.000, una decina di percorsi tra i quali d'importanza primaria è il percorso A10 facente parte del R1 (Euro-route R1 da Calais a Sanpietroburgo denominato Kustenradweg Lithuanen). Grazie a questa mappa ora è possibile seguire itinerari progettati, anche se non ancora ultimati. A riprova di una maggiore organizzazione della Lituania in questo versante, è anche il posizionamento della segnaletica. Per questo, durante le successive tappe saranno citati anche i paesi di deviazione per favorire il lettore ad una migliore programmazione.
A Palanga il cielo promette pioggia e la sua interminabile spiaggia di sabbia bianca risulta più grigia. Arriviamo lungo un viale alberato, parallelo alla spiaggia, che si apre su una piazza con fontana. E' da qui infatti che parte la passeggiata sul Palanga Bridge un ponte che raggiunge il mare aperto con la sua struttura realizzata in legno e acciaio.
Questa "rotonda sul mare" è il centro di maggiore interesse. La gente, seduta o in passeggiata, si ritrova in questo luogo per riposare, leggere, guardare l'orizzonte, pensare, ascoltare la rilassante sonorità delle onde e il grido delle sterne. E attendere, con il corpo nudo, il tramonto del sole dopo aver fatto incetta del dono prezioso dei suoi raggi.
L'organizzazione turistica è ancora in fermento per creare infrastrutture e servizi. Grande importanza sta assumendo la ciclabile che da qui diventa in sede propria, corre in mezzo ai boschi con fondo asfaltato e raggiunge punti di interesse naturalistico (Dutch Cap e Plazè Lake). Noleggiatori, hotels e riparatori rendono completa l'offerta per chi vuole soggiornare e pedalare in questa zona.
Il rinnovato interesse per questo luogo crea nel gruppo il ritrovato vigore fino a Klaipeda.
Oltre lo stretto istmo, unito continuamente da un traghetto, inizia il Parco Nazionale di Neringa(protetto dall'Unesco): terra di sole, di sabbia e di vento.

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