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Via dei Biozzi, sulle vie della transumanza - II^ parte

ciaobici via biozzi 3

seconda parte - da Arezzo a Rapolano 75 km

“E’ un itinerario che mi piace da morire, lo farò ogni anno, senza smettere mai!"

  ciaobici Arezzo1 via dei biozziDi prima mattina vedo il mio compagno di stanza in controluce alla finestra mentre traffica tentando di sciogliersi dal groviglio in cui è andato a finire smontando la tenda e tutto il resto. Approvo la sua affermazione. L’aria frizzantina diventa freddina proprio quando si comincia a scendere verso Arezzo. Perdiamo quota rapidamente e il paesaggio cambia: boschi e pascolo lasciano spazio ai campi coltivati, mentre lungo la strada l’ambiente si fa più urbanizzato. Ogni tanto piccole frazioni ci ricordano che la grande città è vicina.  Entriamo nel centro storico di Arezzo incontrando il Duomo; una visita per ammirare le stupende vetrate di Guillame de Marcillat. Ci spostiamo nella vicina Piazza Grande, vero e proprio scrigno di bellezza e di eleganza, cuore medioevale di Arezzo, dove le costruzioni di varie epoche le conferiscono un aspetto davvero scenografico. L’antica Platea Communis del 1200 modificata nel XVI secolo, quando fu realizzato dal Vasari il Palazzo delle Logge, presenta il vasto porticato spettacolare dove ancora oggi vi si affacciano botteghe artigiane e attività commerciali. E ancora l’elegante facciata del Palazzo della Fraternita dei Laici, il Palazzo del Tribunale con la caratteristica scalinata semicircolare, l’abside della Pieve di S. Maria (la facciata si trova in Corso Italia), le vecchie case dai ballatoi di legno e le torri merlate, che conservano il carattere originario della piazza.Ciaobici Chiesa di San Domenico Arezzo Fissiamo nei pixel i ricordi così emozionanti. Altra tappa di rito la basilica di San Francesco, per uno sguardo ai capolavori di Piero della Francesca (ciclo Storie della Vera Croce). Attraversiamo le vie del centro semideserte alle 11 del mattino e raggiungiamo il santuario di S. Maria delle Grazie. Sotto l’ampio porticato i pastori erano soliti fare una sosta: la devozione li spingeva ad entrare per una preghiera e per accendere un cero, ma fuori, approfittavano per qualche commercio con la gente del posto e vendevano formaggio, e qualche agnello. Grazie alla pista ciclabile che dal centro della città conduce al ciaobici via biozzi 2Canale della Chiana, usciamo da Arezzo evitando le trafficate arterie principali. Non c’è alternativa però alla provinciale che porta a Ciggiano che per fortuna è un tratto pianeggiante e a velocità sostenuta, ce ne sbarazziamo in una mezz’oretta.    Ciggiano all’epoca in cui esisteva la Dogana dei Paschi, fino alla fine del XVIII secolo, era un “luogo di conta” delle pecore; qui i pastori dovevano obbligatoriamente passare, mostrare la “bulletta” che avevano compilato alla partenza e far verificare alle guardie doganali che il numero delle pecore denunciate alla partenza (e su cui si pagava la tassa) fossero davvero quelle realmente in transito. E che dunque il vergaio non avesse “barato” sul numero per pagare di meno. Oggi della dogana non c’è più traccia anche se alcune persone del posto ci indicano con sicurezza i luogo in cui si trovava. Riprendiamo quindi la strada per entrare nella piana del torrente Esse, ma la lasciamo subito, per svoltare su una stradina dal fondo naturale, a destra, che sale verso Gargonza. Sebbene in costante leggera salita, è estremamente godibile in bici: si pedala tra boschi, campi e vigneti, senza incontrare anima viva, nel silenzio assolato della campagna. A Gargonza, sosta per visitare il sito. Oggi è sede di un hotel di lusso, dominato dal caratteristico torrione merlato il borgo sorge su un’altura da cui si poteva effettivamente controllare il territorio circostante. Per questo nel Medioevo fu spesso conteso. Poi nel 1433, apprendiamo da Doriano, che la popolazione locale si ribellò ai fiorentini che in quel momento li dominavano, provocando una dura repressione. I fiorentini rasero al suolo il borgo, lasciando in piedi solo la torre (in seguito il castello passò più volte di mano, fino a che i marchesi Corsi la trasformarono in tenuta agricola).   Da Gargonza si riparte per andare ad impegnare la bellissima strada che corre sulla dorsale del Calcione. Da qualsiasi parte si volga lo sguardo, panorami splendidi: la Val di Chiana da una parte, le prime “avvisaglie” delle Crete dall’altra. Colline e vigneti a perdita d’occhio, antichi casali ben restaurati. e   muretti a secco, ai bordi della strada. A ricordare proprio l’epoca in cui i proprietari dei terreni, per evitare che le pecore di passaggio, due volte all’anno invadessero i campi e rovinassero i raccolti, prendevano le dovute precauzioni.   Scendendo, arriviamo all’Osteria di Modanella. Caratteristico e ben conservato, questo borgo è oggi un’azienda agricola e al tempo stesso un resort extra-lusso. Fino agli anni Cinquanta i pastori transumanti avevano qui uno dei loro “posti-tappa”. L’oste dava il ciaobici castello di gargonza1permesso di far stazionare le pecore nei terreni intorno, concedeva ospitalità ai pastori in cambio del formaggio di giornata e del letame prodotto dalle pecore durante la sosta.   Risaliti in sella, ci attende un tratto che fa gongolare gli amanti del fuoristrada. Le guide Doriano e Andrea a un certo punto tagliano verso un campo dove si trova una stradina interpoderale che va ad attraversare una piccola macchia posta tra due aree a vigneto. Sbucati ai bordi di uno di tali vigneti, lo attraversiamo tenendoci sulla sterrata di servizio. Tratto bellissimo: benché siamo in mezzo a una vigna, tutto attorno vi è campagna e bosco, e l’idea è quella di un totale isolamento. E non è soltanto un’idea. Con ampi balzi, ci attraversa improvvisamente la strada un piccolo branco di caprioli disturbati dal nostro passaggio mentre erano intenti a saccheggiare la vigna. Poco dopo, è la volta di una volpe che corre ad imbucarsi velocemente in un fosso.   Siamo vicini a Serre di Rapolano, la nostra meta giornaliera.

FB IMG 1490770012143Per entrare nel bel centro storico c’è una breve ma ripida salita su asfalto e poi ecco il nostro punto di arrivo: la foresteria del Museo dell’Antica Grancia. Luogo davvero suggestivo, la foresteria è ricavata all’ultimo piano di una sorta di palazzo-torre che in passato fu una Grancia, una fattoria fortificata, in cui si conservavano grano e olio di proprietà dell’Ospedale senese di S. Maria della Scala. Ai piani inferiori un museo che raccoglie la storia e le attività dalla Grancia. Dalle piccole finestre delle nostre camere il panorama mostra da un lato Siena, dall’altro l’Amiata.
   Poi Una immersione nelle calde acque termali di Rapolano ristorano da una giornata in bici.   Ce ne stiamo a goderci il tepore dell’acqua nelle piscine all’aperto, mentre ammiriamo un tramonto mozzafiato sui colli senesi. Poi lunga doccia, per toglierci di dosso un po’ di zolfo (l’odore resterà ancora per giorni sulla pelle) e poi di corsa alla Locanda La Patria, tappa fissa per i cicloturisti transumanti. Classica trattoria toscana, all’interno del centro storico di Rapolano: semplicità degli ambienti e modi spicci dei gestori abbinate a gustosissimi piatti tipici della tradizione locale: generoso piatto antipasto, pici all’aglione, cinghiale in umido, tutto abbinato ad un buon chianti. Gli squisiti dolcetti della casa abbinati a liquori di produzione propria, concludono una serata di fatica e di festa. (testi e foto Giuseppe Mazzara e Doriano Pela)

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