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Da Spleto a l’Aquila - seconda parte

ciaobici lago di campotosto

"Chissà forse un giorno potrei anche tornare e assistito dalla fortuna potrei anche ritrovare il mio braccialetto in questo luogo sacro che per un giorno è stato anche mio". In viaggio con Marco Parrini

 

ciaobici sorelle albergo il castagnetoIV^ tappa: Amatrice-Lago di Campotosto (km 23) Colazione e foto di rito con le mie amiche gestrici dell'albergo, e poi in sella si riparte, anche oggi in salita. La quota di partenza ad Amatrice è 950m.slm e dopo 9km sono a quota 1330. Alle spalle il paese, la strada sale dolcemente, il sole splende tra nubi rade, le gambe girano e pedalo sotto le fronde degli alberi; mi accarezza il fresco dopo la pioggia, che sensazione! Il tragitto continua con poche variazioni altimetriche, arrivo e attraverso il paese di Poggio Cancelli, non incontro anima viva, paese fantasma. Ancora qualche pedalata e mi si presenta di fronte la diga del Lago di Campotosto. La giornata è uggiosa con qualche piovasco. E’ l'ora di pranzo e quello che prevedo per il resto della giornata è ancora pioggia, percorro qualche km lungo la strada che costeggia il lago e mi fermo in paese. Compro qualcosa da mangiare in un negozio che trovo ancora provvisoriamente dislocato in un container dall'ultima scossa di terremoto nella piazza del municipio. Riparto, ricomincia a piovere e noto l’insegna di un ristorante con camere la quale mi attira come il miele attira l'orso Yoghi. Decido che posso terminare qui anche se potrei pedalare ancora per buona parte del pomeriggio. Non ho voglia di bagnarmi e rimando a domani il resto del viaggio, convinto che splenderà il sole. Il gruppo di case dove ora son fermo si chiama: Case Isaia e l'alloggio " Da Serena". Persone molto accoglienti con la mamma che cucina divinamente. L'unica pecca forse era che il bagno pur se lindo non sembrava appartenere proprio a questo secolo. Il lago appena increspato da una dolce brezza e il canto degli uccellini accompagnano il sole a dormire in una atmosfera idilliaca e mi godo uno dei più bei tramonti che abbia mai visto. Sono i soliti due passi dopo cena prima del ritiro nella mia camera con superba vista sul Gran Sasso. Una visione che perdurò nel mio torpore notturno. Oggi sono stati 770m di dislivello in salita, 390m in discesa.

ciaobici lago tramonto

V° tappa: Lago di Campotosto-Castel del Monte (74km)

Prevedo una giornata impegnativa assistita dalla visione di paesaggi bellissimi. La prima fatica porta il nome "Passo delle Capannelle” 1300m slm per poi salire verso la cappella di San Vincenzo a quota1480, la seconda è l’arrivo al valico dopo Fonte Cerreto quando la s.s.17 bis cambia versante nella conca "Fossa Paganica" in vista del Gran Sasso e di Campo Imperatore dove si tocca quota 1790 e infine il valico di Capo la Serra a 1600m slm. Un saluto alla gentile signora che mi ha ospitato e coccolato con i suoi manicaretti, e mi ritrovo a pedalare lungo il lago fin alla terza diga. L'area che oggi accoglie il bacino era occupata fino agli anni '30, da acquitrini e torbiere. Il lago è meta di molti appassionati di canoa e windsurf, mentre la comodissima strada circumlacuale è particolarmente indicata per panoramiche passeggiate in bicicletta.

Il lago di Campotosto è un "piccolo mare" situato ad una altitudine di 1.313 m, nel Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, tra le alte vette delle omonime catene montuose. L'enorme estensione, ben 1.400 ettari, dell'invaso artificiale creato nella prima metà del secolo scorso con lo scopo di utilizzarne le acque per il funzionamento delle centrali idroelettriche costruite nella sottostante vallata del Vomano, rende il lago di Campotosto il bacino più vasto della regione. E' Riserva Naturale dello Stato dal 1984 e l'area protetta comprende anche 200 ettari di rive.

I primi 12km sono piacevoli in discesa fino alla s.s.80 che seguo fino al Passo delle Capannelle dove prendo sempre in salita la s.p.86 a salire fino a quota 1480m slm dopo la cappella di San Vincenzo. Sui declivi dei monti, mucche e cavalli al pascolo, paesaggi stupendi e la strada sembra correre in mezzo al cielo da qui fino al bivio Assergi-Fonte Cerreto. Tutta discesa e dopo un paio di km di ascesa arrivo a Fonte Cerreto. La mia intenzione di prendere la cabinovia del Gran Sasso e salire fino a quota 2200 per poi imboccare la strada s.r.17bis/c che in discesa attraversa Campo Imperatore il cuore del Gran Sasso, si rivela utopica. Nonostante il sito web ufficiale della funivia indicasse il servizio funzionante, la sorpresa della sua chiusura per manutenzione, mi obbliga ad un cambio di programma. Pedalo in salita immettendomi nella s.s.17 bis che prosegue (incurante del mio stato d’animo) con estenuante salita fino alla conca del Gran Sasso. Seguo poi la strada che attraversa il nostro piccolo Tibet. Prati montani che spaziano all'infinito fino alle pendici dei monti dove tra un ghiaione e l'altro gli impervi dirupi si fanno spazio salendo di quota lasciando intravedere in posti solitari in silenzioso mondo naturale. La natura calcarea delle rocce favorisce la presenza di fenomeni carsici dove grotte e forre scavate dalle acque, sembrano inghiottite. Ben evidente il fenomeno a Campo Imperatore, il più vasto altopiano dell'Appennino, situato ad un altitudine di 1600 metri. E’ un luogo speciale per guardare le stelle, Campo Imperatore, potrebbe benissimo essere il Tibet. “Può essere paragonato alla pianura di Phari-Dzong, sulla strada tra l’India e Lhasa”. Con queste parole il naturalista, etnologo e alpinista Fosco Maraini fotografava l’altopiano abruzzese negli anni Trenta.

ciaobici campo imperatore 2

Le stelle sono ancora in cielo, ci guardano e si lasciano guardare da questa meravigliosa landa. Mi godo, pedalando piano, queste lande desolate, quando arrivo al "ristoro Mucciante": un capannone di legno eretto in mezzo al nulla dove si possono gustare le specialità locali. E’ pomeriggio inoltrato, e sembra un obbligo fermarsi a mangiare. Quando riprendo a pedalare mi accorgo di aver perso un bracciale d'argento regalatomi da mia moglie in occasione di un avvenimento importante. Oggetto a cui tenevo tanto. Pur immaginando il luogo dello smarrimento, la piana tibetana, non ritengo opportuno ritornare sui miei passi anche perché non ne ho proprio le forze. Mi consola il fatto di averlo smarrito in un luogo fantastico, dove essendo qualcosa di me rimasto quassù, continuerà a tenermi in contatto con questo magico posto. Dopo circa 6 km, ritrovo di nuovo la salita e mi appresto a superare il passo di Capo la Serra situato 1600mslm. Arrivo a Castel del Monte quando con la luce serale e il paesaggio si tinge di tutte le sfumature del tramonto. Posti meravigliosi e ricordi indimenticabili. Nel XII secolo Castel del Monte era una delle capitali della transumanza abruzzese, Il borgo è situato nell'entroterra abruzzese, nella parte meridionale del massiccio del Gran Sasso, in posizione panoramica sulla valle del Tirino, anche Castel del Monte ha il suo posto all'interno della prestigiosa lista dei Borghi più belli d'Italia. Quell'atmosfera segreta che si diffonde tra le strette viuzze del borgo e le sue numerose gallerie scavate nella roccia, nonché il silenzio notturno nel quale riposa il paese, sono state le principali caratteristiche che hanno attratto alcuni registi internazionali, per l'ambientazione ideale dei loro film. Trovo un B&B nel centro storico, gestito da un ragazzone che ha trascorso buona parte della sua gioventù lavorando in Germania. Tornato a casa ha impegnato i suoi risparmi in questa attività; gli auguro ogni fortuna. Il centro storico è molto caratteristico, dopo cena girando tra i vicoli quasi mi perdo, ma io sono di Genova, città di mare con il centro storico fitto di vicoli più grande del mediterraneo, come posso perdermi qui? Ritrovo la strada salgo in camera e termino il mio errabondo girovagare. Oggi sono stati 1900m di dislivello in in salita e 1906m in discesa.

ciaobici castel del monte

VI° tappa: Castel del Monte-L'Aquila (41km)

Sono quasi alla conclusione della mia breve, ma intensa vacanza. Come tutte le avventure con la mia fedele bici, dopo abbondante colazione (stamane consumata in compagnia di una coppia di tedeschi in vacanza) il ragazzone del B&B mi dice: “non preoccuparti è tutta discesa”. La gioia del primo momento passa presto perché dopo poco ricomincia la salita alla stessa quota di partenza. Incontro il primo paese:

Calascio con la rocca del vecchio nucleo che nel 1703 venne danneggiata da un violento terremoto in seguito al quale il borgo di Rocca Calascio, fortemente provato, venne quasi completamente abbandonato e buona parte della popolazione si trasferì nella sottostante Calascio. La fondazione della rocca si fa risalire all’anno 1000. Dopo poco il panorama spazia su una conca coltivata in buon ordine con vista su Castelvecchio Calvisio sull’altro lato della valle che si estende in direzione dei santi Stefano di Sessanio, mia prossima meta. Santo Stefano di Sessanio, incantevole borgo dell'Aquilano il borgo visse il suo periodo di massimo splendore, intorno al commercio della lana "carfagna", una lana nera di tipo grezzo prevalentemente usata per le uniformi militari e per il saio dei monaci, prodotta a Santo Stefano e lavorata a Firenze. Nel XVIII secolo la conservazione dell'impianto insediativo in perfetta continuità con il paesaggio circostante, fu dovuta, paradossalmente, al pressoché totale spopolamento che il paese subì nella seconda metà del '900, ma anche alla scelta virtuosa di aver ridato vita ad una "Carta dei valori per Santo Stefano di Sessanio", che nell'agosto 2002 fu sottoscritta dal Comune, dall'Ente Parco e dalla Società Sextantio, che ne ha rilanciato uno sviluppo turistico sostenibile nella forma dell'albergo diffuso.
 Dopo una breve sosta proseguo ancora qualche km in salita, la vista spazia sulle propaggini montuose circostanti, arrivo al valico quota 1300 per poi scendere in 15km di 750m fino ad arrivare nel fondo valle al paese di S. Gregorio. La strada ora corre in falso piano (grande attenzione per via del traffico intenso e soprattutto pesante) arrivo all'ultimo strappo in quel dell'Aquila. Il centro storico è un cantiere a cielo aperto, passo in rassegna le varie zone ritornate ai vecchi splendori e termino alla stazione. Oggi sono stati 550m di dislivello in salita e 1150m in discesa.

Il ritorno potrebbe essere un altro racconto, ma ve lo risparmio. Arrivo a Sarzana il secondo giorno dopo aver pedalato lungo la Versilia. Il mio viaggio finisce qui. “Il viaggio rivela ogni volta un segreto, ogni volta un nuovo posto: me stesso sempre diverso”. E’ stato emozionante scrivere e ricordare luoghi stupendi che da lì a poco sarebbero stati straziati dal sisma, ricordare la gente ospitale generosa e semplice, il cibo gustoso e genuino, e soprattutto il piccolo Tibet con le sue lande desolate. Chissà forse un giorno potrei anche tornare e assistito dalla fortuna potrei anche ritrovare il mio braccialetto in questo luogo sacro che per un giorno è stato anche mio luogo di riflessione. (foto e testo di Marco Parrini) Leggi prima parte

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