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Nordseekusten-Radweg

2008-03-319-nordseekusten

 da Sylt ad Hamburg

ciclabile  costa  mare del nord

 

La scelta di presentare questo itinerario in direzione nord- sud dipende esclusivamente dalla possibilità di avere vento favorevole.

 

Il vento è componente di questo percorso come tutto il resto del paesaggio da vedere. Esso muove gli innumerevoli impianti eolici di produzione energetica, piega le messi, l'erba e gli alberi, increspa il mare, spinge le vele e i surfisti, distende le bandiere, accomuna le greggi, 

trasporta le nubi, pulisce l'aria, ristora dalla fatica, asciuga il sudore, disperde le foglie, sposta tavoli e sedie, raggiunge ogni possibile protezione, ma non mette paura mai. Nessuno si ferma per il vento. Ognuno trova la personale soluzione per il suo vento. Il vento che non ti lascia mai, che diventa un amico in queste terre nordiche, conviene averlo alle spalle. Non ho mai invidiato i cicloturisti provenienti dal senso di marcia opposto al mio, e mentre il mio era un saluto sorridente il loro nascondeva, non di rado, la fatica. E quando al tuo vento affidi le braccia, alzandole, imitando le centinaia di uccelli incontrati in precedenza e la tua libera mente formula le domande più diverse alle quali vorresti dare risposta, sai che il vento le raccoglie e in esso si perdono. Cycling in the wind è tutto questo. .."e con selvaggia freschezza, con vigore mi soffiava in viso la felicità…" (A. Achmatova)
Westerland, la capitale dell'isola di Sylt nella quale si arriva esclusivamente in treno, è "la Cortina d'Ampezzo in questo Land " mi riferisce un gelataio friulano.
Questa prerogativa si manifesta immediatamente con la presenza di elegantissimi hotels tutti o quasi trasformati in centri benessere con terme e piscine annesse, dai prezzi elevati. Privat zimmer che preferiscono soggiorni per periodi lunghi alla singola notte, prenotazioni obbligatorie, spiaggia a pagamento anche solo per entrare e vedere, gente dappertutto che mangia e beve e spende. Una città diversa da come me l'ero immaginata, impreparato a viverci. Fu così che attribuendo la colpa alla pioggia battente, alla difficoltà di trovare stanza, all'impossibilità di fotografare liberamente in spiaggia, giustificandomi con un futuro soggiorno in un'altra isola, me ne uscii da Sylt senza una buona impressione, solo dopo quattro ore e con sole quattro foto in macchina.
A Niebull, dove mi porta il treno, piove ancora. Una giornata da dimenticare. Trovo una stanza ottima, guardo la tv e attendo che venga sera, poi notte, poi mattino per vedere se il tempo sarà più clemente.
E' il 30 giugno compleanno di mio figlio. Lo scambio di sms riporta la fiducia, riscalda il cuore… e il meteo segna variabile.
Per raggiungere l'isola di Fohr, concorrente di Sylt, raggiungo il traghetto a Dagebull seguendo il percorso indicato nella mappa. (Raccomando sempre una mappa guida e una cartina allargata della regione tipo Die General Karte MAIR Verlag Pochet Handlich.). Una distesa di campi coltivati attraverso gli innumerevoli Koog, (queste terre ancora imbevute di acqua, strappate al mare e protette da una barriera innalzata per trattenere il mare), l'incontro con le torri e le pale rotanti degli impianti eolici.
L'isola di Fohr soddisfa l'appetito di bellezze naturali e la sete di immagini. L'arrivo all'isola coincide con l'apertura del cielo e la penetrazione del sole fra le numerose nubi. La spiaggia, illuminata di frequente, mette in risalto i divani, in vimini, multicolori entro i quali gli ospiti tentano di cogliere i benefici dei raggi del sole riparati dal vento. Sulla sabbia bianca bambini e genitori giocano come in tutte le spiagge del mondo. In presenza del leggero vento che muove timidamente la sabbia fine, immerso in una euforia nuova, do spazio alla creatività nello scegliere e trasformare in pixel centinaia di soggetti sino ad allora solo immaginati. Una ciclo-pedonale, in asfalto, percorre a breve distanza il lungomare e l'orizzonte inizia dove sagome di piccole isole incontrano raggi di sole filtranti sopra di esse. Mano a mano che procedo da Wik in direzione ovest, oltre le dune e prima della punta estrema dell'isola, il vento diviene più intenso e ostacola, con la sabbia che trasporta, il procedere in bici e la ripresa delle immagini.
Nieblum villaggio all'interno, offre oltre che riparo, elementi di visita interessanti. Le ville costruite tradizionalmente con i tetti in paglia fanno di questo villaggio un sito pittoresco, curato e pulito come un giardino. In esso molti turisti e tante biciclette.
Completata la visita dell'isola, ritornato in terra ferma, il percorso ciclabile inizia fuori dal traghetto segue la costa, porta ad ammirare il pittoresco scenario dei koog. Sopra un argine corre la ciclabile. In posizione sopraelevata, con il vento che soffia forte, ma a ore sei, attraverso a velocità sostenuta il Nationalpark Schleswig-Holstein-Wattenmeer. Specchi d'acqua attorniati da intatta flora naturale, animati da miriadi di uccelli, illuminati da rapidi e taglienti raggi solari, pacifiche greggi al pascolo, grandi alberi con il loro grande fascino, le loro chiome inargentate sotto il forte vento, sono i preziosi valori di questo patrimonio unico e intatto. Pernotto a Bredstedt e mi addormento osservando le splendide immagini, in digitale, strappate a questo tratto di costa.
Pur se Domenica, il giorno successivo, cade la pioggia. Mi fermo, si ferma, riparto riprende. Presagio di una giornata sfortunata. L'incontro con alcuni cerbiatti e falchi lungo il percorso che conduce verso Husum attenuano la depressione. C'è tempo per visitare l'antico centro storico di Husum e il suo vivace porto antico. Riparto per Witzwort, Oldenswort. In questo villaggio, la pausa caffè nella casa dove abitò la scrittrice Thusnelda Kuehl ridona l' umore: una appassionata associazione ne gestisce la memoria e ristora i turisti "affranti". E' proprio sul cartello di benvenuto in questo paesino che noto per la prima volta la riproduzione del Faro. Questa immagine incontrata spesse volte nelle immagini dei programmi fatti a casa mi perseguitava. Non avevo ancora individuato la sua ubicazione. Il faro veniva sempre rappresentato come un simbolo di questa strada, ma mai era citata la posizione. Infatti non era nemmeno qui in questo paese eppure era uno dei loro simboli turististici. L'informazione giusta l'ebbi qui: era il faro di Westerhever, una preda troppo ambita per perderla. A Toenning progettai la giornata successiva che avrebbe dovuto comprendere la visita al faro. Fu necessario pernottare due notti a Toenning, paesino niente male alla foce del fiume Eider.
Da Toenning a Toenning per quasi 100 km da percorrere. Il progetto era tutto orientato alla scoperta di questo pezzo di parco natura circumpedalando la penisola dell' Eiderstedt.

"Caro Marco", rispondevo ad un sms, "quello che sto vedendo è indescrivibile e da solo vale il viaggio".
In questo posto le parole sono insufficienti, le immagini rendono parzialmente ragione, esserci è la sola possibilità per assaporarne l'unicità.
Il vento leggero spingeva me e il poco peso che trasportavo, attribuendo aria di festa ad una giornata meteorologicamente incerta. Il percorso tutto in asfalto accompagna fino al mare aperto attraversando prima il Katinger Watt; arriva al mare aperto, e là mostra lo scenario su uno sconfinato orizzonte. Cielo e terra si toccano. Il mare non si vede tanto è lunga la spiaggia in bassa marea, tanto sono uguali i colori del cielo e della terra, grigio nero. Pensarlo diversamente, magari con il sole, mi rammaricava per non poterlo ammirare nel massimo della sua rappresentazione. I ciclisti, che qui come non mai, popolano la ciclabile nel loro movimento lento e flemmatico sono attenti ad ogni espressione della natura: specie di uccelli che si levano in volo, agnelli e pecore fermi a ruminare che invadono la pista, cancelletti da aprire e chiudere, erbe fiori e piante, segni di mareggiate precedenti con detriti marini tra i più diversi.
Ogni tanto, presso qualche panca, è possibile respirare queste visioni.
L'arrivo alla spiaggia principale St. Peter-Ording lascia senza fiato. La ciclabile diventa una corsia in legno e finisce in mezzo alla sabbia davanti ad un grande parcheggio per bici. Il brulicare di persone e mezzi in questo sterminato paesaggio non crea affollamento e rumore. Questo spazio assorbe tutto e tutti come una spugna e li annulla. Salendo sopra le dune, all'inizio della spiaggia, si allarga la visione di questo paesaggio senza confine. Mediamente lontane, si notano le costruzioni, su palafitte, che fanno da punto di ristoro per gli ospiti della spiaggia. Le stesse poltroncine antivento in vimini colorate, dominano la spiaggia dalla loro posizione su palchi sopraelevati. Piccoli punti lontani, multicolori: sono le persone che sembrano vagare in questo deserto umido dove i rivoli d' acqua scorrono verso più larghi canali o finiscono in depressioni piene d'acqua. Io in mezzo con una bicicletta in mano perso nell'osservare e in preda all'emotività, che cambia lo stato d'animo in vivace creatività, tento di costruire immagini capaci di esprimere quello che sempre sfugge o non si è in grado di spiegare efficacemente con le parole.
Fu allora che, in questo immenso umido tappeto, scorsi il miraggio: la figura pallida, confusa, evanescente del faro Suederdeich in Westerhever . Mancavano 15 chilometri per raggiungerlo eppure era visibile in quella evanescente visione.
Raggiungerlo fu facile lungo la ciclabile prima sopra le dune poi sotto l'argine di protezione in compagnia di altri ciclisti e di un' infinità di greggi al pascolo.
Di tanto in tanto salivo sull'argine per vedere l'effetto che faceva la visione del faro avvicinandosi. Poi la visione diviene continua e per questo sorprendente. In mezzo ad una radura verde, tra vegetazione bassa o assente, tra rivoli d'acqua, dove le greggi hanno lasciato il posto ad uccelli di diverse specie, un corpo cilindrico rosso e bianco s'erge, e due costruzioni più basse sembrano fare da contrappeso. La ciclabile lo raggiunge dopo aver attraversato la zona paludosa, correndo sopra ponti di legno. Ogni pedalata che ti avvicina al faro leva la fatica di tutti i chilometri percorsi in questi dieci giorni e soprattutto scrive la parola fine ad un film nel quale i fotogrammi, sfocati dalla fantasia, possono ora essere rimpiazzati con quelli nitidi di questa realtà e il sottotitolo descrive il concetto del "sito impossibile da descrivere, difficile da dimenticare, solo da vedere".
Tornare a Toenning, dopo la visita a questi luoghi, è una passeggiata che non presenta particolari novità rispetto a quelle viste nei giorni precedenti.
Sazio di quanto avevo visto, decisi di abbandonare la Via della Nordseekusten-radweg e raggiungere il sud della costa con una deviazione verso est. La descrizione della Nordseekusten-radweg prosegue dopo l'arrivo per altra via a Brunsbuttel. In questa grande città , le possenti strutture innalzate per il funzionamento del canale costituiscono il punto di maggior interesse e le imbarcazioni che entrano ed escono da queste bocche diventano attrazioni ghiotte per i turisti e bambini. E lo sguardo che continua ad oscillare da destra a sinistra dove torri, ciminiere, cisterne, depositi e costruzioni industriali non stonano in questo spazio di loro pertinenza, sostituendosi ai profili delle cattedrali ammirate in precedenza. Poche pedalate e ti accoglie il Fiume, l'Elbe, il cui incontro continuamente e motu proprio sorprende.
Riprendendo la via che porta ad Hamburg, quella lungo L'Elbe, viene spontaneo di fare i complimenti per la realizzazione di questa ciclopista che da qui in poi prende numerosi nomi, tanti quanti i percorsi che la attraversano. E' più nota come Elberadweg ma su di essa passano la Nordsee-kusten-radweg, la Ochsenweg vie di lungo corso e altre riservate alle escursioni locali.
Un vero gioiello, per le indicazioni e la manutenzione, se si pensa alle numerose piene di questo fiume che travolge, non di rado, anche la ciclabile. E poi questo spazio, questa luce, questo cielo, questa natura, questi flutti che si infrangono sulla riva, queste spiagge… e questi rumorosi silenzi fanno dell' Elberadweg la più emozionante delle ciclabili da me percorse. Gluckstadt, una ventina di chilometri dopo, sembra pervasa da questa atmosfera. Una vera perla: la piazza circolare sulla quale si affaccia il Rathaus, la Stadtkircke del 1600, il porto con la magnifica veduta delle colorate abitazioni e delle lussuose barche, le vie eleganti dello shopping, le tradizionali villette che popolano la periferia.
E poi lungo il percorso Uetersen merita una deviazione per una visita pur breve; la ciclabile dopo aver attraversato il centro pedonale invita ad entrare al Rosarium, un vero giardino botanico dedicato alle rose di cui se ne possono ammirare 800 specie inserite un contesto di laghetti e aiuole di buona architettura. D'obbligo il passaggio sulla ciclabile Ochsenweg per osservare l'antica area del Kloster ancora in fase di ristrutturazione.
Una volta a Uetersen per raggiungere Hamburg si procede in direzione di Wedel sulla strada L 431 e per chi avesse già percorso il tratto di costa del delta del fiume Elbe che attraversa il porto, può proseguire su questa strada che, in sicurezza e attraverso la colorata e movimentata periferia, arriva in pieno centro di Hamburg.
Terminato un viaggio e riportare su carta i pensieri, le opinioni, le esperienze e la descrizione del percorso, rappresenta il momento più difficile ma senza dubbio il più gratificante. Il mio desiderio è trasmettere ad eventuali escursionisti in bicicletta la voglia di partire o essere di supporto a quei ciclo-nauti che sognano di viaggiare solo sul web.
"Così se sogno di averti ti ho, perché tutte le nostre gioie sono soltanto fantasie." (J. Donne)

 

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Commenti   

+1 #1 Flavio 2017-07-31 13:03
emozioni descritte bene!!
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