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Estonia II^

estonia isole 10Estonia: isole Hiiumaa, Saaremaa, Muhu

seconda parte di 800 km. in bicicletta

da Tallin a Riga

 

 Incontro con Hiiumaa: verso Kardla 35 km.
Dal traghetto si avvicina una terra  senza nessuna costruzione, solo verde di alberi, alti slanciati, fitti, regolari: Hiumaa l'isola  incontaminata.  Una scoperta che mette serenità e paura nello stesso tempo. Solo tu, la bicicletta e il bosco. La strada senza traffico che porta verso Kardla, capitale dell'isola, transita prima da Puhalepa, dove la chiesetta del XIII sec. mostra

con la collaborazione La Bici e...



il singolare pulpito in pietra, poi dal paesino di Surremoisa, dove una villa sembra quasi un castello. Si percorre la ciclabile denominata Eurovelo 1. I 30 km che dividono ancora da Kardla (arrivo di questa prima giornata iniziata con il trasporto in bus delle bici fino al traghetto ad Haapsalu) sono tutti in mezzo ad una foresta di abeti e larici. La ciclabile è una stretta linea laterale a fianco della carreggiata. La pioggia che scende da quando il traghetto ha raggiunto l'isola, favorisce l'andatura sostenuta facendo passare quasi inosservato l'intatto paesaggio di questo tragitto. Nota di colore sono i variopinti sacchetti di nylon a protezione dei nostri calzari.
In prossimità della cittadina di Kardla, la pista assume connotazioni proprie e corre su un marciapiede rialzato. Il centro abitato offre un caldo e accogliente rifugio presso Kivijuri Kulalistemaja www.hot.ee/kivijuri, una farmhouse condotta con signorile cortesia dalla signora Koja. La piazza del paese è completamente deserta, il centro informazioni offre tutti i particolari di un soggiorno sull'isola. Pesce, carne e pane nero  vengono serviti dall'unico ristorante aperto. Poco più in là il mare, plumbeo come il cielo. Nel porticciolo le barche attendono che il tempo migliori. Anche noi.

Kardla -Leisi 75 km.
Baciare Koja, prima della partenza, oltre che un piacere è anche un dovere. La sua accoglienza e la colazione fornitaci favoriscono, nel momento del saluto, l'esplosione di affetto.
Lessi, prima di partire, che “l' estone è tipo riservato, efficiente, parco di complimenti e gentile. Quello, tra i Paesi Baltici, che si sente meno a suo agio con gli stranieri.” Ritengo che Koja dopo il nostro passaggio abbia perso almeno un paio di queste caratteristiche.
La collina delle croci, poco più di una duna, dista 6 km a nord in loc. Ristimagi. Sparse nel bosco, semisepolte dalla vegetazione, in parte logorate dal tempo, croci di varie dimensioni e fogge raccontano gli ultimi giorni degli svedesi sull'isola prima del rito della partenza nel 1781. Tante altre croci sono  poste a ricordo della visita dai turisti. Una sensazione strana.
L'itinerario previsto porta verso sud e per incontrare la strada n.81 si devono ripercorrere i 6 chilometri fatti in precedenza. Il meteo è favorevole. C'è una strana eccitazione nel gruppo che mette le ali alle bici in direzione Kania. La strada sembra senza fine e corre in mezzo a filari di abeti e larici. Il traffico quasi assente. Sale alle narici il profumo delle essenze resinose. Dopo 4 chilometri la prima sosta per fotografare un mulino, una grossa roccia e un cippo in legno sopra il quale grossi  chiodi riportano dei nomi sulla loro testa. Simboli e storia che non ci è stato possibile conoscere.
A Vaemla, dopo 21 km, c'è una antica fabbrica di lavorazione della lana: HIIU VILL  La possibilità pure di bere un caffè. Bevevano anche il loro caffè, due ragazze. Dopo i primi sorrisi, fu un attimo entrare in sintonia con loro.  Membre di un coro di Tallin, dietro le  insistenze del gruppo, cedettero e cantarono, a due voci, una dolce melodia tradizionale. Il coro si infittì allorquando accompagnarono le note del nostro “O Sole mio”. Prima timidamente, poi con robusta forza, il coro esplose nel grande acuto finale. Furono baci e abbracci, ripetuti più volte, fino ai saluti finali. I nomi delle ragazze, imparati e gridati, sono stati dimenticati. Resta il dolce ricordo di una fugace e simpatica relazione e  nel cuore il colore dei loro occhi. Si entra nella Riserva Naturale Ornitologica della baia di Kaina.  Un istmo unisce all'isola di Kassaari. Il paesaggio che già da qualche chilometro aveva visto diradarsi il bosco, presenta ora aperte radure e piante isolate di diversa specie. Specchi d'acqua su entrambi i lati ed  erbe palustri disegnano macchie regolari dalle quali escono suoni diversi. Le ruote delle biciclette che avanzano su un fondo quasi sterrato iniziano un fruscio regolare senza disturbare. Il tratto che si percorre in Riserva porta la vista ad un mulino, ad alcune sculture, ad un punto di ristoro e una sosta a Oriaku. Il porticciolo di questo villaggio favorisce le brevi escursioni lungo i sentieri naturalistici e l'osservazione della zona da una piattaforma sopraelevata. Qui il tempo, immobile, attende solo l'uomo capace di non correre, di ascoltare il suo respiro, e guardare lontano.

Lasciata la Riserva l'itinerario si dirige verso Soru, piccolo porto da dove partirà  l'ultimo traghetto per l'isola Sareemaa.  Lungo gli ultimi chilometri, presso un mulino a vento restaurato, una piattaforma in legno,  dondola. Sopra di essa bambini sorridenti. L'altalena ci attrae. Nel salire e nel dondolare ritroviamo sorrisi e allegria di una infanzia trascorsa, ma non ancora terminata.

Soru è punto di partenza e di arrivo. C'è molta gente. Non tutti sono lì per il traghetto. C'è una festa. Dentro un salone si esibiscono artisti jazz e la loro musica viene ascoltata anche dall'esterno. Le note fuoriescono dal salone e pervadono sommessamente l'esterno  dove famiglie e coppie sostano sull'erba sotto il sole. Una birra tra le mani e tanti visi sereni. I numerosi bambini hanno trasformato il luogo in un parco giochi. Non corrono pericoli nonostante la vicinanza con il canale che collega le imbarcazioni al mare. Giocano dentro le barche in riparazione e, nella poca acqua della riva, rincorrono pesciolini che sfuggono. Un  veliero, dal bordo del quale poco prima i proprietari bevevano champagne, si muove e raggiunge il mare.  C'è un luogo  dove servono da bere e da mangiare. Soprattutto c'è la televisione con il calcio mondiale. Posizionata in alto tra l'uscita della cucina e l'entrata ai servizi, la TV è guardata da pochi. Sotto, un tavolino con quattro sedie e una panca. Un residente, più vichingo che estone, offre a chi si siede bicchieri di wisky che versa da una bottiglia che tiene davanti. Lo fa per chiacchierare con qualcuno perché  già da lungo tempo lo sta facendo da solo. Si ferma un anziano gratificato dal contenuto del bicchiere più che dai profondi discorsi dell'offerente. Ordiniamo il caffè. In questi posti, il caffè, assomiglia al colore dell'acqua dei  fiumi, trasparente ma scura, come la torba su cui scorrono. Si beve più per conversare che per recuperare forza, per fare entrare un po' di calore e calmare il frizzico  del vento fresco. Lontano alcune centinaia di metri il traghetto attende l'orario della partenza. L'ora d'attesa diviene occasione di scoperta oltre che di relax.
Percorro il bordo del mare per cercare immagini che racchiudano  questo momento e le trovo nel sasso granitico, nei fiori sconosciuti, nella linea del lontano orizzonte, nella barca abbandonata, nel profilo di una figura femminile che trova i suoi pensieri nel baluginare dei riflessi sulle onde. Stereotipi di immagini che riescono sempre a parlare. Forse è per i suoni che danno le foto, che al ritorno un amico, ringraziandomi mi scrisse: “ ed ora guardiamo le immagini che abbiamo ascoltato”. Ancora parlano quelle immagini, se per scrivere queste impressioni mi affido a loro come appunti di viaggio.
Non è inseguendo il “mai visto” che si trova il proprio posto in fotografia. E' semplicemente offrendo un altro sguardo fotografico, sensibile e sincero. (Oliver Follmi)
Il traghetto parte, cambia isola, raggiunge dopo un' ora Saremaa e noi pedaliamo fino oltre Leisi dove due simpaticissime signore ci attendono presso Valja Tourism Farm, una tranquilla e ordinata casa di campagna a sei chilometri dal porto.

Leisi a Kuressaare 60 km.
Oggi, compleanno di un componente del gruppo, iniziamo la giornata con un canto e un fiore a lui dedicati. La prima colazione, altresì, presenta “fusilli alla carbonara”: le signore, che avevano capito la nostra provenienza, hanno ritenuto di sorprenderci con questo graditissimo piatto. Alla partenza poi, un bacio anche per loro.
Senza tornare verso Leisi, preferiamo una strada secondaria in parte sterrata che attraversando Oeste e Viira, si raccorda sulla n.79. La destinazione di oggi è ghiotta. Si tratta di Kuressaare, una suggestiva cittadina conosciuta per i suoi stabilimenti termali e il magnifico palazzo/castello episcopale. Prima di colmare i sessanta chilometri che da essa ci dividono, contiamo di visionare alcuni siti di buon interesse. Il primo è  proprio ad Angla: una serie ben restaurata di mulini a vento che ricostruisce  una antica fattoria medioevale. Il sito ha un suo  fascino per l'allineamento lungo la strada dei mulini di diversa grandezza, per la  sede di un museo, e shop di oggetti artigianali, i primi incontrati in questo viaggio. L'isola di Saaremaa più grande della precedente Hiiumaa, si sta preparando per celebrare la festa Sangiovanni, il dì più lungo dell'anno, e, a queste latitudini, senza la notte. Ogni località dell'isola ha una pira di legno pronta. Diventerà falò prima della mezzanotte. Quel giorno dovrà durare fino al sorgere del sole tra balli e canti.
Oltrepassati i Mulini, la strada sempre asfaltata e senza traffico, continua con ai bordi un bosco di aghifoglie.  Poche le radure dedicate al pascolo. Ottime indicazioni portano dopo 25 km a Kaali, località che vive attorno ad un  cratere formatosi per la caduta di un meteorite. Il laghetto che ora ne occupa lo spazio è meta di numerosi visitatori. Sul posto sono sorti un museo, un ostello, un ristorante, un negozio dove rifornirsi o consumare un caffè, ed un nutrito centro di vendita di prodotti artigianali.
Dal cratere è possibile tornare sulla N.79 senza rifare il tragitto di ritorno, ma percorrendo un sentiero sterrato, osservando alcune fattorie. Poco più a sud, si incontra la strada N.118 e svoltando a destra, si percorre l'itinerario Eurovelo 1, ben segnalato fino a Kuressaare. E' tempo di pranzo e la scelta per la sosta cade sul villaggio di Pahkla. Un tuffo nel passato. Un hobbista, all'ombra di una tettoia di eternit, ricostruisce in legno, il fondo del bagagliaio di una vecchia automobile. Dalle abitazioni semi-addormentate qualcuno ci osserva, senza curiosità, chiamato forse dal fastidioso abbaiare di un piccolo cane. Intorno vecchi resti di attrezzi agricoli e pile di legna  tagliata ben allineate. La terra, quella soffice, umida, fertile terra nera, mostra i prodotti in maturazione negli orti (patate, rape, carote). Al tatto è friabile e pura, e la mano che la sta accarezzando suscita  una esclamazione ad  uno del gruppo innamorato della campagna che esclama: “io la mangerei”.
“Salute a Te o Terra, madre di tutti gli uomini. Che ti nutra l'abbraccio divino! Offri per il bene dell'uomo la ricchezza dei tuoi frutti. (formula propiziatoria del VIII sec.)
La Eurovelo 1 entra nella città di Kuressaare lungo la n.78 e conduce, attraverso il centro, fino al maestoso castello del vescovo. Lì vicina è anche la nostra sistemazione: un confortevolissimo hotel (Staadioni Hotell www.staadionihotell.ee) presso gli impianti sportivi. Dalla camera osservo la vista sul castello in una serata, dal tramonto prolungato, che non vuol morire.
La cucina estone, in pratica, è molto semplice. Carne o pesce con guarniture di patate, rape rosse e crauti. La cucina estone è difficile da ordinare al ristorante. I piatti richiesti, eventualmente tradotti in inglese, non corrispondono all'idea che ti eri fatto. Quando decidi di mangiare nei ristoranti tipici non li trovi o finisci per entrare in quelli creati per turisti. Fu cosi che a Kuressaare, nella città del castello, decidemmo di non pranzare nei ristoranti della piazza pronti a riceverci, né in quelli turistici allestiti nei mulini a vento. Entrammo in una semplice locanda dove forse gli operai del luogo consumavano i loro frettolosi pasti. A quell'ora di sera, la locanda era deserta. Tentammo di prenotare per mezz'ora più tardi. Nessuna lingua da noi conosciuta, compreso il dialetto parlato lentamente, era comprensibile dalla  proprietaria. Tornammo comunque mezzora più tardi. La proprietaria si era trovata una collaboratrice, di  nazionalità incerta tendente al russo. Eravamo soli.
Ci battemmo a lungo per capire da una lavagnetta appesa al muro cosa ci sarebbe aspettato per cena. Ordinammo alla cieca indicando le scritte incomprensibili che vi apparivano.
Perfino ordinare le birre fu un disastro. Le dita delle mani non erano segni sufficienti per identificare la quantità. Iniziò una serata divertentissima di sette (turisti) contro due (signore russe) all'insegna del quiz gastronomico. Dalla lavagnetta, quasi come uno score per il punteggio, venivano via via  cancellati i piatti  esauriti. Si doveva continuamente aggiornare le ordinazioni. Era nostra intenzione vedere la lavagnetta ripulita di tutte le portate. Ma ad un certo punto ci fermammo. Avevamo mangiato 4 zuppe Borsche, 2 spiedini, 4 hamburger, 2 hot dogs, 2 fegato, pane nero a ripetizione. Rifiutammo di mettere in crisi il locale ordinando altre birre. Ne ordinammo solo due. Arrivarono correttamente, ma erano grandi invece di piccole. L'aiutante russa era più indaffarata a scrivere gli importi sui foglietti che di servire le pietanze che la proprietaria faceva uscire dalla cucina. Dopo il conto, ridicolo per l'importo così basso, ordinammo i caffè. Ricominciarono i problemi di incomprensione e perdurarono fino al pagamento. Alla fine, considerato il tutto, capimmo che  avremmo anche potuto entrare in quel locale pagando il biglietto di ingresso per la divertente rappresentazione vissuta più che per la bontà dei cibi mangiati.

 

Kuressaare - Koguva (Isola di Muhu) 85 km.
La via che viene percorsa in questo giorno segna l'avvicinamento alla piccola isola di Muhu.  Ottantacinque chilometri da percorrere lungo l'itinerario denominato Eurovelo 1 e anche Ostseekuste Baltikum. L'impressione sulla mappa è quella di costeggiare il mare, ma questo non si vede mai, a causa della vegetazione fitta che lo nasconde lungo tutto il percorso. Nascono spontanee allora alcune distrazioni che conducono prima a fotografare abitazioni e giardini,  poi alla esplorazione della Pireti rock e della sua strana collocazione, alla scoperta dell'unico negozio di alimenti nei pressi di Laimjala. E ancora, alla visita della chiesetta di  Puha, e a gustare caffè con dolce al rabarbaro nell'unico esercizio pubblico aperto di Orissaare. Questo pedalare in comune, è stato tempo per approfondire la conoscenza tra i  componenti del gruppo che trovavano modo, allineandosi ai diversi compagni, per scambiare  opinioni. Quello che resterà di questi giorni, nato da subito in un  gruppo che si conosceva pochissimo, è la abbondanza delle risate  frutto di battute, di comici commenti e spiritose storielle, elargite da alcuni componenti. E nonostante che la loro comicità sia durata per tutto il viaggio, ritengo che non avessero  esaurito il repertorio personale. Le situazioni vissute in ogni momento erano spunto per arguzie e freddure degli speculatori di allegria. Nessuno si salvava da allusioni e battute e tutti  venivano coinvolti per completare gli ammiccamenti. In questa giornata ha tenuto particolarmente banco lo show gastronomico, in veste russo-italica, della sera precedente.
A Orissaare il mare c'è. C'è pure il porto.  Osservando le  barche e gli attrezzi immobili, tutto sembra essersi fermato. A riproporre una probabile vitalità, c'è la pira di legname, tangibile oggetto del falò per la festa in uno dei prossimi giorni.
Di fronte, aldilà del mare a poche miglia,  una linea verde: è l'isola di Muhu. Il sole ancora alto, proietta sul Baltico una insolita luce, le nuvole si muovono e si trasformano, la leggera brezza increspa l'acqua vagamente blu, lo sfavillio della luce solare penetra fra le palpebre abbassate. Le canne palustri, anche se verdi, si coprono d'oro. In questo ambiente serale attraversiamo il mare sopra una strada che collega Saaremaa all'isola di Muhu.
A fianco di questa strada trafficata,  è stata costruita anche una vera ciclabile e, il percorso Eurovelo 1, conduce prima presso un mulino-museo-negozio, poi attraversa sul lato sinistro per condurre a vedere un allevamento di struzzi con annesso negozio di artigianato.
Abbandonato il percorso principale per uno sterrato  che attraversa i villaggi di Nautse e Rootsivere, raggiungiamo dopo 6 chilometri, Koguva. Le case e le barche dei pescatori sembrano pezzi da museo. Solo la banchina del piccolo porto dimostra vitalità con i recenti restauri in cemento. Il Vanatoa Turismitalu www.vanatoa.ee ci ospita per la cena e per il pernottamento.
Le foto fatte a Koguva mettono in evidenza un villaggio d'altri tempi, un museo all'aperto con case in legno stinto, con accessori alle porte e finestre  arrugginiti. I giardini non hanno forma, le grandi erbe perenni arricchiscono i colori con i loro fiori, e gli steccati consunti richiamano l'attenzione sul loro restauro. Barche in riparazione e altre non più utilizzabili sono ferme, in attesa che le intemperie e il tempo operino la loro definitiva decomposizione. La Comunità Europea si sta occupando di questo villaggio. Muhu, l'isola che sembra solo un passaggio obbligato per raggiungere la più grande Saareema, potrà diventare, a lavori ultimati, una sosta per  raccontare a turisti non frettolosi la  storia, sua e  del  territorio circostante.
 
http://www.youtube.com/watch?v=Hd47CeXXMq  video

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