Ciclovia di Sant’Andrea, da Calalzo a Mantova. La guida di un viaggio lungo mille anni

 E’ proprio vero! Quando la scrittura nasce dalla passione, arricchisce un libro o una guida e il risultato si sente e… si legge. Le strade, i percorsi, i sentieri, le ciclovie nascono a volte per caso, poi crescono e si dividono, alla fine si ritrovano e si riuniscono. La Storia le partorisce, le vicende le dividono, il cicloturismo può riunirle.

 

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Ecco un esempio di come la passione abbia ricomposto un itinerario, nato frammentato, che diviene fruibile per intero e si propone come novità a quanti stanno cercando di intraprendere percorsi nuovi, alternativi, paesaggistici, collegati alla storia e perché no, anche alla religione. Questa redazione ha l’onore di presentare il percorso denominato “Ciclovia di Sant’Andrea” che dall’Alto Friuli e dal Cadore antichi pellegrini percorrevano per raggiungere Mantova. La novità è, che sorretto dallo sforzo che Mario Luigi Marchi e amici di Fiab Pordenone da lui sostenuti, questo progetto è divenuto novità, creatività ed originalità. Con il supporto di tutti i ciclo-viaggiatori e cicloturisti sarà possibile smuovere e sollecitare anche istituzioni locali a prenderne atto e invitarle a procedere nella realizzazione di tabellazione, promozione e realizzazione di collegamenti mancanti. La guida, approfondita ed esaustiva in vendita a 11,50 euro propone consigli su come raggiungerla, sui trasporti, le mappe e le tappe dettagliate per pedalare lungo il percorso ponendo in luce le cose da vedere e da sapere espresse con grande conoscenza e preparazione. La nostra redazione ne ha parlato con il coordinatore Mario Luigi Marchi.

la guida  Ciclovia di Sant'Andrea in offerta  a 11,50 euro

come ordinare:

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Come è perché nasce questa idea?

“Tutto inizia nel 804 d.C., Carlo Magno sta regnando per il 4° anno come imperatore del Sacro Romano Impero, e viene a conoscenza, che in un piccolo villaggio di agricoltori e pescatori, lungo le sponde del fiume Mincio sono state rinvenute delle importanti Reliquie. Incarica il suo “amico”, il Papa Leone III (il Papa che quattro anni prima lo aveva incoronato imperatore) di verificare l’autenticità di queste notizie. Il Papa si reca in questo piccolo villaggio chiamato Mantova e dopo una attenta valutazione proclamerà autentiche queste reliquie, trovate per intercessione di Sant’Andrea”.

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Quali supporti storici a queste tue conoscenze?

“Queste notizie ci sono giunte tramite le cronache di Eginardo, il biografo di Carlo Magno. Dopo questo ritrovamento, Mantova, da piccolo villaggio diventerà sede vescovile. Le reliquie consistono in tracce del sangue di Gesù. Sangue caduto a terra dal corpo di Cristo sulla Croce, dopo essere stato colpito sul costato dalla lancia del soldato romano Cassio Longino. Longino si converte e raccoglie il sangue misto alla terra del Golgota. Questo prezioso tesoro lo conserva gelosamente fino al momento del suo martirio, avvenuto a Mantova nel 37 d.C.  I suoi compagni di fede lo seppelliscono con le preziose reliquie, da cui non si separava mai. Longino viene proclamato Santo. Avuta la certezza della autenticità, Carlo Magno si reca a Mantova per venerare il prezioso segno della passione. Divenne così il primo pellegrino. Sul luogo del ritrovamento viene edificata una prima chiesa.  Nel 923 Mantova è invasa dagli Ungari, le preziose reliquie vengono nascoste per evitare la loro profanazione. Probabilmente chi era a conoscenza del nascondiglio non sopravvive a queste tragiche circostanze, e di queste reliquie si perdono le tracce. Per oltre un secolo si cercano senza sosta con preghiere, processioni e penitenze. Solo nel 1048 dopo 125 anni vengono ritrovate, sempre per intercessione di Sant’Andrea, che si è rivelato ad un vecchio e malato di cecità, di nome Adalberto, (inserviente alla corte dei Canossa) che verrà elevato agli altari come beato; il quale indica con precisione dove scavare per ritrovare le sacre reliquie e con queste, anche le ossa di San Longino.

Ci sono  prove anche di questo ritrovamento e dove è accaduto?

Di questo secondo ritrovamento abbiamo una dettagliata descrizione del monaco svevo Ermanno di Reichenau, perché testimone oculare di questi eventi. Presente al ritrovamento oltre al Vescovo di Mantova Marciano (1045-1054) anche Beatrice di Canossa con la figlia, la piccola Matilde, che anche per aver assistito alla riscoperta delle Sacre Reliquie per tutta la vita difenderà con ogni mezzo la religione ed il papa, e per questa sua dedizione alla fede Cattolica, il Papa Innocenzo X la volle tumulata nel 1645 in San Pietro a Roma.  Il pontefice Leone IX dopo questo secondo ritrovamento proclamerà nel 1053 l’autenticità delle reliquie, così farà anche il Papa Pio II Piccolomini nel 1459.

Chi ebbe l’idea della costruzione della chiesa?

“La nobile famiglia dei Canossa costruisce la prima grande basilica di impostazione medievale, sovrapponendola alla chiesa preesistente. Viene costruito anche un attiguo convento. Il campanile di questa seconda chiesa è tuttora presente. Mantova diventa una meta importante per i pellegrini, per tutto il medioevo e fino alla prima metà del 1800. In questo periodo era alla pari di Gerusalemme, Santiago de Compostela, Assisi, Monte Sant’Angelo, Roma. Tanta devozione è giustificata dal fatto di aver ritrovato quelle che sono considerate le reliquie più importanti della cristianità, paragonabili solo alla Sacra Sindone”.

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Ma come si inseriscono Friuli e Veneto in questa faccenda?

Anche dal Friuli e dal Veneto i pellegrini si mettevano in cammino per giungere a Mantova, così come dalla Carnia e dal Bellunese. Nel 1328 i Gonzaga si impadroniscono della Città cacciando i Bonacolsi. I Gonzaga diventano i nuovi custodi delle sacre Reliquie e il marchese Ludovico III Gonzaga vuole costruire una nuova grande basilica sempre dedicata a San Andrea, per accogliere il gran numero di fedeli e pellegrini che arrivano da ogni parte d’Europa.

E’ vero che anche papa Giovanni Paolo II ha venerato queste reliquie?

In tempi recenti nel 1991 il papa proclamato Santo, Giovanni Paolo II, si sostiene in preghiera d’innanzi a queste sacre reliquie.  Molto prima nel 1055, le notizie riferiscono che si reca a Mantova anche l’Imperatore Enrico III. Nel 1433 si reca a Mantova l’Imperatore Sigismondo. Quindi possiamo affermare che attorno alla prima piccola chiesa contenente le reliquie, nel tempo si sia venuto a creare prima un convento, poi un villaggio, da questo una città, quindi uno stato, il Ducato di Mantova, diventato la culla del rinascimento.

Cos’è che ha mosso la tua ricerca?

“La mia fede in quanto cattolico, il mio interesse per la storia, il mio desiderio di conoscere. E non ultima la mia passione per la bicicletta.  Frutto di queste passioni è venuto alla luce il percorso che nel medioevo gli abitanti dell’alto Friuli e del Cadore facevano per raggiungere Mantova”.

Quali strade percorrevano i pellegrini di allora?

“La mia indagine mi ha portato alla convinzione che i pellegrini percorressero le vie regie, paragonabili a quelle che oggi chiamiamo strade statali. Questo perché erano molto frequentate e vi erano lungo il percorso dei presidi militari, sbarramenti doganali, e molti castelli che garantivano una certa sicurezza per i viandanti”.  

Quali erano le vie regie?

Le vie regie percorrevano: la Valle d’Ampezzo, la Val Pusteria, la Valle dell’Adige ecc. Alcuni tratti di queste strade come a San Vito di Cadore e a Cortina d’Ampezzo portano ancora la definizione di Strada Regia.

Quale è stata l’idea fondante di questo percorso?

“Con un certo stupore ho scoperto per puro caso che dei 440 chilometri che separano Calalzo da Mantova circa 380 sono percorribili su 12 piste ciclabili, che sono tra loro collegate. Inoltre le piste ripercorrono proprio il tracciato delle antiche Strade Regie. Aggiungiamo i 60 chilometri che è la distanza della attraversata del lago di Garda in battello e l’itinerario ha il suo fondamento”.

Ma perché proprio da Calalzo?

La partenza è da Calalzo perché è la “porta” del Cadore ed è da lì che passavano i pellegrini che dalla Carnia erano diretti, strano a dirsi, proprio a Mantova. Un percorso che oggi si snoda tra sei Province (BL-BZ-TN-BR-VR-MN) e tre regioni (Veneto, Trentino-A.A., Lombardia”.

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Leggendo personalmente questa guida e conoscendo i luoghi descritti, quello che colpisce in questo itinerario è la bellezza del paesaggio, le magnifiche opere che l’uomo ha edificato nei secoli (castelli, chiese, borghi medievali, piazze e palazzi rinascimentali, parchi, regge principesche), che conservano tutto il fascino dei tempi passati e ti fanno attraversare secoli di storia.  E’ un susseguirsi continuo di ambienti sempre diversi tra loro, paesaggi e situazioni mai ripetitive. E’ un percorso stimolante mai sonnolento dove non c’è spazio per annoiarsi. La sua lunghezza è paragonabile alla Passau-Vienna-Bratislava che gode di fama maggiore, ma la “Ciclovia di Sant’ Andrea, come fascino e motivazione non teme confronti e può essere considerata la più bella tra le ciclovie d’Europa”.

Un invito allora a quanti sono mossi dalla inclinazione verso la bicicletta a ricercare in questa nuova guida, la gioia di scoprire bellezze, scenografie, cultura e Storia. La lettura della guida redatta da Mario Luigi Marchi significa riscoprire un vero tesoro ciclabile, una originale sorpresa, e pedalando lungo ciclovia di Sant’Andrea sarà facile rimanere sbalorditi per i fatti e le vicende che ci verranno incontro ma anche per i temi e i contenuti che vibreranno intimamente durante l’avvicinamento a Mantova.

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Fernando Da Re

Un cuore, due gambe e una bicicletta. In testa sempre la fresca vivacità di raccontare. Il risultato lo ritroviamo in questo sito da lui creato e portato avanti con l’entusiasmo e l’impeto dell’atleta che cerca risultati.


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