Pedalande 2014 - da Lima a Buenos Aires

Raggiunta quota 1.010 euro ( Progetto Mondo MLAL)

Riceviamo e trasmettiamo la notizia di Alberto e Dimitri

Cari lettori,

grazie alla sensibilità di numerosi di voi le donazioni sono arrivate a 1.010 euro (dato riferito al solo Progetto Mondo MLAL, in arrivo presto anche gli altri). Ripetiamo però che non sono indispensabili grandi cifre, bastano anche pochi euro.

Per dare il proprio contributo è possibile: 1- disporre un bonifico sull'IBAN IT07J0501812101000000511320 (Banca Etica)

2- donare con carta di credito cliccando https://mlal.fundfacility.it/?cam_rid=244

CAUSALE: "PEDALANDE - SOSTEGNO ECONOMIA SOLIDALE"

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Nel frattempo vorremmo fare molti chilometri indietro e tornare sul progetto di Colomi. Perché ci sono informazioni che potrebbero interessare a qualcuno di voi. La casa ha oltre 80 posti ma le ragazze che si riesce a mantenere agli studi sono poco meno di 60, nonostante le richieste.

Se qualcuno dei lettori desiderasse dare una mano a una ragazza a cambiare la propria vita grazie allo studio, può farlo "adottandola". Il costo del mantenimento "globale" della ragazza è di 600 euro/anno. Il "padrino" e/o la "madrina" ricevono 3 aggiornamenti all'anno ma potrebbe essere anche una buona occasione per venire di persona a conoscere la ragazza, la casa di Colomi e a vedere di persona questo paese meraviglioso che è la Bolivia.


Chi aiuta una ragazza a studiare, cambia la sua vita, quella della sua famiglia e della sua comunità.
A chi va alla Casa Estudiantil, poi, viene rubato il cuore: parola di Pedalande!

L'aratro a pedali

Salutiamo Julian (che deve tornare indietro a Puerto Chuvica a vedere se ritrova il fornellino che hadimenticato là) e partiamo. A sud del Salar di estende una sconfinata piana di terra. Noi saliamo lungo il pendio che lo limita a est e godiamo di una vista spettacolare in mezzo a enormi cactus molto strani: sembrano gonfi, tipo omino Michelin.

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La strada anche oggi sarà tutta sterrata ma con agilità copriamo i 30 km che ci portano a San Juan. Arriviamo presto, alle 11, e oggi abbiamo "solo" altri 35 km. Così decidiamo di fermarci qualche ora: ci hanno parlato delle "mummie" di San Juan... chiediamo e ci indicano una casetta alla base della montagna. In realtà si tratta di una necropoli dove i morti venivano inumati in cavità situate in roccie vulcaniche che spuntano dalla sabbia del deserto. Non capiamo bene a quando risalgono e speriamo non siano i resti dei ciclisti che hanno tentato - come noi - la traversata del Deserto del Lipez.

Troviamo anche un Hostal/Ristorante dove ci permettiamo un pranzo di vera cucina boliviana. Davvero sorprendente.
Partiamo quindi alla volta di San Augustin, dove contiamo di passare la notte.

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La prima metà del percorso passa in una maestosa landa desolata che termina con l'attraversamento della linea ferroviaria che va a Uyuni: impressionante, un treno che passa in pieno deserto.
La seconda parte del percorso è invece vero deserto di sabbia e il Lipez ci mette subito alla prova: dobbiamo scendere e spingere perché al massimo della forza la ruota posteriore fende la sabbia come un aratro, solo che in trazione non c'è la coppia di buoi ma le nostre gambe sui pedali.

Arriviamo al paese al tramonto e per fortuna troviamo subito un alloggio per la notte con doccia formato catino scaldato direttamente sul fuoco.
Una cosa è certa: domani andiamo verso Soniquera, non riusciamo a capire quanti chilometri sono da qui (tutti ci dicono cose diverse). Se la sabbia è tanta potremmo decidere di interrompere la linea continua da Lima in giù. Spingere per molti chilometri la bici di 50 kg nella sabbia è massacrante più che pedalare contro vento.

Fuori dal Salar (in bellezza)

Il risveglio alla Isla Incawasi è spettacolare. Ci troviamo sotto un pendio bruno alto una cinquantina di metri dominato da cactus cilindrici. Arrivando col buio non ce ne eravamo accorti! Il pendio cade nel mare di bianco. E noi siamo - per così dire - sulla spiaggia. Difronte a noi il piano bianco infinito incontra l'azzurro assoluto del cielo limpido all'orizzonte dove il sole splende e riscalda. Non c'è più vento e la temperatura è mite.
La colazione sulla "spiaggia" tutta per noi è parca ma lo spettacolo è indimenticabile.

Ci godiamo lo spettacolo per un'ora, scattiamo le foto e partiamo.
Giriamo intorno all'isola perché dobbiamo cercare la traccia che ci deve portare a sud verso la parte meno battuta del Salar. Sbagliare qui significa perdersi e perdere ore e energie (abbiamo acqua e viveri contati, meglio non rischiare).

Dall'altra parte dell'Isla, c'è il centro di accoglienza per i turisti, dove troviamo un grupoo di ragazzi di Torbole (TN) e dintorni con cui rimaniamo a chiacchierare amabilmente per un pò.
Individuiamo la pista e partiamo verso sud: il vento non c'è e la pedalata liscia nel mare bianco è fantastica. Dopo 20 km raggiungiamo il promontorio che dobbiamo conteggiare per trovare Puerto Chuvica, l'uscita dal Salar. Ad un tratto ci pare di vedere un paesino, proprio mentre la pista finisce nel nulla. Allora proviamo a raggiungerlo ma ci troviamo davanti un area dalle grandi lastre di sale che si rimpono sotto il peso delle ruote, impedendoci di avanzare. Proviamo a tornare sulla traccia ma non la troviamo più.

Allora decidiamo di procedere a vista verso sud, fino a quando scorgiamo in lontananza un cartello: è l'uscita dal Salar! Ce l'abbiamo fatta.
A Puerto Chuvica facciamo una breve pausa presso la Cueva del Infierno (che sfortunatamente è chiusa) e ripartiamo per i 20 km che ci separano da Colcha K dove contiamo di fermarci a dormire.

Dopo 5 km Dimitri chiede cibo e ci accorgiamo che il sacchetto del pane che era attaccato dietro le borse di Alberto non c'è più! Si deve essere staccato e lo abbiamo perso. Dimitri è costretto a percorrere i 15 km mancanti in crisi di fame e nonostante i biscotti è come il robottino della Duracel senza pile... alla fine arriviamo a Colcha K, dove integriamo con crackers e carne in scatola.

Con fatica troviamo un alloggio e Dimitri riesce anche ad aggiustare la doccia che però dura solo il tempo di lavarsi. Incontriamo presso il nostro alloggio Julian, un ragazzo francese che da un anno è partito dalla California e sta scendendo verso la Patagonia (ci racconta che in Honduras lo hanno rapinato con la tecnica dell'affiancamento in moto ed esibizione di macete).
Domani ci addentriamo nel deserto del Lipez.

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