Dalla fine della Carretera Austral alle Torri del Paine. La frontiera più selvaggia. Terza parte
Dormire nel nulla, bivacchi, stazioni abbandonate: vita da cicloviaggiatori coraggiosi. Verso le Torri del Paine, quando la bici si arrende e parla la montagna. Cambiare rotta, sempre con decisione di spingersi fino alla fine del mondo.
L’attraversamento della frontiera tra Cile e Argentina merita un capitolo a parte, è stata la cosa più bella e avventurosa, inoltre ha aggiunto quel tocco in più al viaggio. Non è assolutamente una frontiera convenzionale, non ci sono strade, è percorribile solo da ciclisti e camminatori ed è la sola possibilità di entrare in Argentina dalla fine della Carretera Austral. Bisogna attraversare un lago in territorio Cileno, poi un pezzo, prima su mulattiera, poi su sentiero nella terra di mezzo tra i due paesi, e infine un lago in terra Argentina. Due compagnie organizzano la navigazione (Ruedas de la Patagonia e Amigo Patagon), hanno entrambe l’ufficio a Villa O’Higgins e anche la possibilità di prenotare on-line, inoltre, se avete difficoltà con la lingua, vi aiuteranno a compilare il salvacondotto on-line necessario per uscire dal Cile da questo specifico e peculiare posto di frontiera.
Primo step da affrontare, l’attraversamento del lago O’Higgins. Si parte da Puerto Bahamondez, un molo situato 7 km a sud della città. La navigazione è prevista più o meno un giorno sì e uno no, vento permettendo, infatti, prima del nostro arrivo, il servizio era stato sospeso per 5 giorni…mettetelo in conto se pianificate un viaggio da queste parti.

Carichiamo le bici sul tetto della barca e salpiamo intorno alle 15.30, i due motori fuoribordo da 300 cc uniti al vento rendono la traversata molto movimentata. Dopo due ore di sobbalzi accompagnati da musica latina sparata ad alto volume arriviamo a Candelario Mancilla, un altro molo sperduto nella profonda Patagonia, dove c’è la possibilità di dormire in tenda presso un estancia. Ma io,mia moglie Angela e i tre ragazzi italiani conosciuti il giorno prima proseguiamo, vogliamo arrivare a piantare la tenda alle sponde del lago del Desierto così da riuscire a prendere il traghetto in territorio argentino il mattino successivo. Dal molo, un paio di km in salita ci portano al posto di confine cileno dove terminiamo le formalità per uscire dal paese che sono ormai le sette di sera. Decidiamo di continuare, consapevoli che affronteremo il tratto più complicato in piena notte. I primi 15 km vanno via bene, la mulattiera è costantemente in salita, la luce del tramonto filtra nella foresta, e un gruppo di cavalli selvatici ci accompagna per un breve tratto. Arriviamo al cartello che segna di fatto il confine, BIENVENIDOS EN LA REPUBBLICA ARGENTINA,

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mentre il sole ci abbandona del tutto. Qui la strada finisce, mancano ancora 5 km al lago del desierto, 5 km su un sentiero reso scivoloso dalle piogge dei giorni precedenti, ci impiegheremo due ore, ci sono guadi da affrontare, ponti improvvisati con tronchi caduti da attraversare in equilibrio con le bici cariche, il tutto avvolti da un'oscurità profonda, rotta solo dalla luce delle nostre frontali. Ma la squadra è motivata, ci aiutiamo a vicenda, e le difficoltà vengono così superate. Immaginatevi il momento, siamo lontani 12.000 km da casa, in mezzo alla natura selvaggia, pura, in piena notte, a trascinare le bici su e giù per un sentiero fangoso…è decisamente tutto troppo bello. Arriviamo al lago del Desierto che è mezzanotte, un poliziotto Argentino ci da’ il benvenuto e ci indica dove mettere le tende, l'ufficio aprirà domani mattina, buonanotte.

Il risveglio è epico, con il buio non avevamo realizzato dove eravamo arrivati, e appena aperta la tenda veniamo investiti dallo stupore: siamo sulle sponde di un bellissimo lago azzurro, circondato da foreste, sulla sponda destra brilla nel suo candore l'immenso ghiacciaio Vespignani, ma lo sguardo viene inesorabilmente attirato dalla mole possente del Fitz Roy che come un faro domina il paesaggio. Le formalità di frontiera sono rapide, e un altro traghetto (due corse giornaliere, più affidabile del precedente in quanto questo lago è più protetto dal vento) ci permette in un oretta e mezzo di meraviglia di arrivare alla sponda sud, da qui 35 km di strada sterrata, condita da viste meravigliose verso le montagne del parco del Fitz Roy , ci porta a El Chalten. Brindiamo con una birra gelata, andiamo a sistemarci in ostello, e poi tutti a festeggiare con una parrilla (grigliata).

El Chalten è una cittadina cresciuta esponenzialmente per via del turismo, è organizzata, offre tutti i servizi, è quasi “fighetta” creando in noi un po’ di contrasto con le settimane passate tra la semplicità e autenticità dei paesi della Carretera Austral. Qui il turismo è presente, anzi è la sola cosa esistente, i prezzi sono alti e non c’è quasi niente di “originale”. Perfino l’ingresso al parco ha un prezzo esagerato, 45 euro a testa al giorno per camminare nei sentieri. Restiamo a El chalten tre giorni, da appassionati di montagna con un passato da arrampicatori seriali, non possiamo non andare, direi quasi in pellegrinaggio, ad ammirare il Fitz Roy e il Cerro Torre. Ma non siamo fortunati col meteo, il Cerro Torre resta nascosto dalle nuvole, mentre il Fitz Roy, si è mostrato il primo giorno, poi timidamente si è nascosto dietro le nuvole quando abbiamo provato a raggiungere la sua base, respingendoci anche con l'aiuto di vento e neve, per poi tornare a meravigliarci illuminato dalla luce del tramonto.

Ma è una cosa da mettere in conto, il tempo è difficile tra queste montagne, la conformazione delle vallate non aiuta in quanto trattengono le nuvole; altri viaggiatori ci dicono che hanno dovuto aspettare anche settimane per una finestra di bel tempo, le previsioni non sono buone così dopo tre giorni dal nostro arrivo ripartiamo hasta el sur, prossima meta El Calafate, la città del ghiacciaio Perito Moreno. Ci ritroviamo con Hervè e Lucie, i due ragazzi che stanno percorrendo tutta la panamericana. Lasciata alle spalle la cordillera andina entriamo nelle pampas, il panorama cambia drasticamente, spazi infiniti si aprono davanti a noi, la strada taglia le distese aride come un coltello, non crescono alberi, solo bassi arbusti spinosi, e centinaia di guanachi pascolano tranquilli, il lago Viedma brilla azzurro alla nostra destra per tutta la giornata.


El Calafate dista 215 km, la strada è asfaltata e in ottime condizioni, le difficoltà altimetriche praticamente inesistenti. Nel mezzo ci sono solo due punti d'appoggio, dopo un'ottantina di km, aiutati dal vento a favore raggiungiamo il pez metallico, un confortevole bivacco di nuova costruzione, si può dormire e usufruire del wi-fi, visto che tutto il percorso non ha copertura telefonica. Noi ci fermiamo per una veloce pausa pranzo, da qui la strada svolta, e il vento ci sarà nemico per i prossimi 25 km, con fatica arriviamo alla Leona, un'antica e mitica locanda. Aperta nel 1894, per dare alloggio ai coloni che aspettavano la zattera per attraversare il Rio Leona, è stata dichiarata patrimonio storico e culturale della provincia di Santa Cruz, tra le sue stanze hanno trovato rifugio esploratori, alpinisti, avventurieri e addirittura il famigerato bandito Butch Cassidy in fuga dalla polizia. Ci fermiamo per un caffè e proseguiamo ancora una ventina di km fino alla “casa amarilla”, un edificio in costruzione abbandonato, dove al suo interno montiamo le tende al riparo dal vento, da El Chalten abbiamo pedalato per 120 km e 500m D+. Dormire in edifici abbandonati è una soluzione diffusa, montare la tenda in spazi aperti è difficile, trovare riparo da vento e pioggia è una bella comodità, la cosa è assolutamente accettata e sicura, in alta stagione difficilmente sarete soli, gli spazi vengono mantenuti puliti dai viaggiatori. Consiglio vivamente un app, I-OVERLANDER, dove sono posizionate e recensite tutte le varie possibilità di bivacco. Il giorno dopo, ripartiamo alla volta di El Calafate, i primi 60 km lunga la mitica Ruta 40 sono facili, a favore di vento, iniziamo a vedere i primi gruppi di Nandù, uccelli non volatori simili agli struzzi, buffi nella loro corsa. Anche un timido Armadillo attraversa la strada. Al bivio con la Nacional 7 la musica cambia, da qui 30 km difficili, controvento, con continui sali e scendi. Arriviamo a El Calafate dopo 95 km e 720m D+, dove condividiamo con Hervè e Lucie la comodità di una cabana e il calore di una cena. El Calafate è una città con tutte le comodità, se avete problemi alla bici qui si trovano meccanici e negozi specializzati. Ma la vera attrattiva è il ghiacciaio Perito Moreno, una delle meraviglie della Patagonia. Dista 77 km, si raggiunge comodamente in bus dal terminal cittadino ad un prezzo di circa 40 euro A/R, mentre l'ingresso al parco costa 45 euro. E una meraviglia da non mancare, le passerelle vi portano ad un passo dalle pareti di ghiaccio alte fino a 70 metri che precipitano direttamente nel lago, la profondità del ghiacciaio è infinita, difficile trasmettere a parole la magnificenza che si apre davanti a noi. Impressionanti i crolli in acqua di porzioni di ghiaccio che risuonano con spaventosi boati.


Il giorno dopo salutiamo Hervè e Lucie, loro si fermano un giorno in più a El Calafate per riposarsi. A favore di vento raggiungiamo la salita di giornata, lunga e regolare, ma soprattutto riparata dal vento. Al suo termine ci troviamo in un altopiano desertico, spazzato da un potente vento laterale, impossibile pedalare, portiamo le bici a mano in una lotta impari, gruppi di nandù e guanachi ci guardano curiosi. Vista la situazione, e mancando ancora una decina di km alla fine dell’altopiano, iniziamo a chiedere autostop. Tempo zero e Walter, un italo-argentino, si ferma col suo pick-up e ci risparmia un bel po’ di fatica, risparmiandoci una decina di chilometri fino a dove l'altopiano inizia a degradare e il vento diventa più gestibile. Dopo 90 km raggiungiamo il posto tappa aike, una sorta di stazione dell’anas locale, dove si può trovare riparo e passare la notte. Ma per diminuire la distanza che ci separa dal confine cileno, decidiamo di continuare per una ventina di km che sappiamo essere tremendi, strada sterrata disastrosa e vento contro, fino ad una stazione di polizia abbandonata che ci farà da riparo per la notte, dopo 110 km e 1150 m D+. Il posto è bellissimo, in mezzo al nulla più assoluto, un piccolo rio dove fare acqua, e due viaggiatori francesi con cui condividere la serata.
Prossima meta Villa Cerro Castillo, un piccolo centro di frontiera. I primi 45 km sono resi duri dal fondo stradale sterrato, ma il vento è calato, e in lontananza iniziano a vedersi le sagome affilate delle Torri del Paine (foto 44). Lo sterrato finisce presso un altro posto aike, dove volendo si può pernottare in container per un prezzo modico. Noi tiriamo dritti, adesso la strada asfaltata ci permette di essere veloci. La frontiera Argentina sembra più una fattoria che una caserma, veloci pratiche di uscita, qualche km in mezzo al nulla e entriamo nuovamente in Cile dopo 100 km e 700m D+. A Villa Cerro Castillo si respira aria di far west, un minuscolo paese di frontiera abitato da gauchos. Dormiamo nel retro della stazione degli autobus, protetti da una tettoia. Il nostro programma per il giorno successivo prevede di raggiungere in bici le torri del Paine, sono circa 70 km, controvento.
Dalla fine della Carretera Austral alle Torri del Paine. La frontiera più selvaggia. Terza parte




Dopo un ora di fatiche e soli 5 km percorsi, capiamo che sarebbe una tortura continuare cosi, quindi cambiamo i nostri piani, giriamo le bici e puntiamo verso Puerto Natales saranno 70 km e 500m D+ con vento laterale. Troviamo alloggio in un ostello e pianifichiamo di andare al Paine con i mezzi pubblici. Da Puerto Natales numerosi bus portano all'ingresso del parco, dal centro visitatori un faticoso trekking di 23 km e 1200m D+ ci porta, insieme a una frotta di altri turisti, alla base della laguna Torre, sotto l'imponente mole delle tre torri. Il meteo ci assiste e le montagne si mostrano senza veli, la laguna sottostante condita da piccoli iceberg riflette la verticalità delle pareti che si innalzano per 1200 metri sopra le nostre teste, il termine immenso non riesce a descrivere lo spettacolo che si apre davanti ai nostri occhi.


Le previsioni per il giorno successivo non lasciano spazio a speranze, vento fortissimo e pioggia, impossibile pensare di pedalare. Mancano tre tappe, forse due, per Punta Arenas, quella che sarebbe stata la fine del viaggio nelle nostre previsioni più rosee. Ma abbiamo ancora una settimana a disposizione, decidiamo di cambiare i piani, alla fine dei conti Ushuaia non è così lontana, in quattro giorni tirati si può raggiungere. Allora decidiamo di coprire i 200 km tra Puerto Natales a Punta Arenas in bus, e da li proseguire fino alla fine del mondo, fino alla città più a sud del mondo, pedalando così l’ultimo capitolo del nostro viaggio.
Le tappe:
Tappa 18 da VillaO’Higgins - Lago del Desierto 80 km (50 km ferry) 750m D+
Tappa 19 Lago del Desierto - El Chalten 45 km (10 km ferry) 330m D+
Trek Cerro Torre 20 km 550m D+
Trek Fitz Roy (tentativo) 18 km 550m D+
Tappa 20 El Chalten - Casa Amarilla 120 km 515m D+
Tappa 21 Casa Amarilla - El Calafate 92 km 725m D+
Tappa 22 El Calafate - Stazione di polizia abbandonata 110 km 1150m D+
Tappa 23 Stazione polizia - Villa Cerro Castillo 100 km 700m D+
Tappa 24 Villa Cerro Castillo - Puerto Natales 72 km 530m D+
Trek Torres del Paine 23 km 1200m D+

