Hasta el final. Ultima Parte del Cicloviaggio verso Ushuaia, Fin del Mundo

L’attraversamento della Terra del Fuoco tra vento, neve e amicizie di viaggio, è il diario dell’ultima settimana di questo cicloviaggio di Carlo e Angela. Il capitolo conclusivo dalla traversata dello stretto al cartello “Fin del Mundo”. Dulcis in fundo i consigli pratici e bilancio finale di un’avventura patagonica che solo gli audaci e coraggiosi possono affrontare con i dovuti consigli e precauzioni.

 

 

Da Punta Arenas a Ushuaia — 460 km | 3.500 m D+

Ormai è deciso: puntiamo alla fine del mondo, hasta el final.
Da Punta Arenas due traghetti al giorno attraversano lo stretto di Magellano fino alla città di Porvenir, nella Terra del Fuoco. La partenza però subisce un ritardo importante a causa del vento, che rende la navigazione impossibile: siamo costretti ad aspettare tutto il giorno. Dalle 8 del mattino riusciamo a salpare solo alle 19. Un’oretta e mezza attraverso questo mitico lembo di mare, dove assaggiamo la potenza dei Quaranta Ruggenti, e con il calare della notte raggiungiamo Porvenir, dove troviamo alloggio in un ostello.

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Dobbiamo recuperare un giorno sulla tabella di marcia, quindi sveglia presto e pedalare. La strada sterrata corre lungo l’oceano: la natura qui è aspra e selvaggia, pampas infinite segnate dall’incessante soffiare del vento, nessun abitato, solo qualche baracca usata dai pescatori locali. Il vento non ci è nemico e, dopo 100 km di sterrato, troviamo il tanto agognato asfalto. In questo tratto ci sono un paio di rifugi incustoditi, ma resi praticamente inutilizzabili dalla malcuranza della gente. Non abbiamo scelta: per trovare un posto decente dove dormire dobbiamo raggiungere la frontiera argentina, dove secondo Google Maps dovrebbe esserci un modesto alberghetto.
Dopo 152 km e 1.100 m di dislivello arriviamo alla frontiera, timbriamo i passaporti e cerchiamo l’albergo. Un poliziotto argentino che ci vede intenti a controllare le mappe sul telefono si avvicina chiedendoci se abbiamo bisogno di aiuto: ci indica l’albergo, ma ci propone anche un’altra soluzione, offrendoci di passare gratuitamente la notte nella sala d’attesa, riscaldata, con cucina e doccia. Accettiamo al volo e dormiamo insieme a tanti viaggiatori, alcuni in bici altri in moto, argentini, colombiani e tedeschi, tutti uniti dal viaggio.

Tappa successiva: dalla frontiera a Rio Grande, 80 km e 400 m D+, sempre lungo l’oceano, sferzati da un potente vento laterale che ci costringe a pedalare molto concentrati per non perdere l’equilibrio. Rio Grande è la città più importante della Terra del Fuoco argentina, un porto commerciale rilevante e una base navale militare resa strategica dalla vicinanza delle isole Falkland, o Malvinas. Il senso di rivendicazione è evidente: la scritta LAS MALVINAS SON ARGENTINAS appare ovunque, così come i monumenti celebrativi in ricordo delle battaglie e dei caduti.

Ormai il traguardo è vicino: mancano due giorni a Ushuaia.

Oggi dobbiamo arrivare a Tolhuin, 120 km e 750 m D+. Prima costeggiamo le sponde sabbiose dell’oceano, poi il paesaggio inizia lentamente a cambiare: ritroviamo le foreste, basse e piegate dal vento, e all’orizzonte compaiono le montagne. A Tolhuin dormiamo nei locali messi a disposizione dalla panadería La Unión, un posto di ristoro imperdibile per i viaggiatori diretti a sud. Don Emilio, il proprietario, offre ai viandanti un letto caldo e gratuito, bagni e doccia nei magazzini del locale. Noi ne approfittiamo anche per cenare e fare colazione il mattino seguente in questa panadería, diventata una vera istituzione tra i viaggiatori.

L’ultimo sforzo, l’ultimo giorno sui pedali: ormai ci siamo.
Da Tolhuin mancano 105 km e 1.250 m D+. A metà strada la difficoltà maggiore, il passo Garibaldi  La giornata è fredda e inizia a piovere; la salita, costante ma mai dura, scorre veloce. Valichiamo il passo e la pioggia si trasforma in neve: fa freddo e un vento gelido ci sferza il viso. Iniziamo la discesa e il freddo diventa insostenibile. Siamo bagnati, congelati e il morale è basso: mancano ancora 40 km e, in queste condizioni, ci sembrano un’eternità.

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Per fortuna troviamo un rifugio aperto: i proprietari accendono la stufa e riusciamo a scaldarci e ad asciugare i vestiti. Ripartiamo con il morale alto, ma Ushuaia sembra non arrivare mai. Arriviamo al tramonto, cerchiamo il cartello per la foto di rito USHUAIA FIN DEL MUNDO  poi ostello, doccia, cena e a letto.

Siamo increduli, ma forse troppo stanchi per realizzarlo davvero: il viaggio è finito. Abbiamo attraversato tutta la Patagonia, una natura ancora pura e selvaggia, foreste e montagne, pioggia e vento, pampas infinite, guanacos e nandù, grigliate e mate, amicizie ed emozioni, gioie e fatiche, condivisione, avventura e vita, tanta vita.

Da domani mattina inizia il lento ritorno: 12 ore di bus ci riporteranno a Punta Arenas. Qui abbiamo già contattato un negozio di bici (Cicli Margoni) che ci fornirà due scatoloni per imballare le biciclette e ci accompagnerà in aeroporto. Poi 4 ore di volo fino a Santiago, altre 13 da Santiago a Madrid e infine l’ultimo scalo fino a Venezia.

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LE TAPPE

Tappa 25 Porvenir — Paso fronterizo San Sebastián152 km | 1.100 m D+

Tappa 26 San Sebastián — Rio Grande 80 km | 400 m D+

Tappa 27 Rio Grande — Tolhuin 120 km | 750 m D+

Tappa 28 Tolhuin — Ushuaia 105 km | 1.250 m D+

Hasta el final. Ultima Parte del Cicloviaggio verso Ushuaia, Fin del Mundo

Consigli utilissimi

MONETA: in Cile non ci sono problemi: si può pagare quasi tutto con carta, gli ATM sono frequenti, le commissioni accettabili e la cifra massima prelevabile più che sufficiente.
Discorso diverso in Argentina, dove le commissioni per prelevare sono altissime e si possono ritirare solo piccole somme. Risultano quindi più convenienti gli uffici di cambio. Per questo motivo abbiamo cambiato un po’ di pesos cileni in pesos argentini a Coyhaique e avevamo sempre con noi anche qualche euro di emergenza.

PREZZI: in Cile i prezzi sono moderati: una notte in campeggio oscilla tra i 7 e i 10 euro, una stanza tra i 15 e i 20 euro, una cabana privata per quattro persone tra i 40 e i 60 euro. Fare la spesa costa un po’ più che in Italia, considerando però che spesso si tratta di piccoli minimarket in paesi isolati. Una cena con piatto abbondante, contorno e birra va dai 15 ai 20 euro. In Argentina i costi sono mediamente più alti di circa il 20% per quanto riguarda gli alloggi. Una cena fuori, magari in una classica parrilla, può arrivare tranquillamente sui 40 euro. Ci ha colpito soprattutto il prezzo degli alimenti al supermercato: conviene scegliere con attenzione. Per esempio, appena arrivati a El Chaltén abbiamo preso quattro birre, un gingerino, due pacchetti di patatine e un panino… 30 euro.
Se volete risparmiare qualcosa, nelle città più grandi cercate la catena di supermercati La Anónima.

TRAGHETTI: (in ordine da nord a sud)
Noi abbiamo prenotato in anticipo solo il secondo ferry, ma in bicicletta non è strettamente necessario.

  • Caleta La Arena — Caleta Puelche: moltissime corse al giorno, 2-3 €;
  • Hornopirén — Caleta Gonzalo: due tratte (circa 7 € totali), separate da 10 km in bici. Prima tratta circa 4 ore, una corsa al giorno; seconda tratta circa 1 ora, due corse al giorno. Compagnia Somarco Ferry;
  • Puerto Yungay — Puerto Bravo: ogni ora dalle 8 alle 18, gratuito;
  • Punta Arenas — Porvenir: due corse al giorno, circa 10 €;
  • Laghi O’Higgins e Desierto: compagnie private Ruedas de la Patagonia e Amigo Patagón, circa 110 € totali;

VOLI: Venezia — Santiago A/R con Iberia, bici 240 € A/R (dimensioni consentite 131×72×21).
Voli interni con LATAM: 30 € a tratta per bici, dimensioni massime 300 cm complessivi.

AEROPORTI: Da nord a sud: Puerto Montt, Balmaceda, El Calafate, Puerto Natales, Punta Arenas, Ushuaia.
Non esistono collegamenti economici tra Cile e Argentina: pianificate il rientro nello stesso Paese di partenza del volo.

AUTOBUS: In Argentina non ci sono problemi a caricare le bici sui bus a lunga percorrenza, talvolta con supplemento. In Cile è un po’ più complicato: meno frequenze e spazio limitato. Fattibile, ma meno semplice.

MECCANICI: Assistenza sicura a Puerto Montt, Coyhaique, El Chaltén, El Calafate, Puerto Natales e Punta Arenas.

APP CONSIGLIATE : Meteo: Windy, Windguru - Bivacchi: iOverlander - Alloggi: Google Maps.

Hasta el final. Ultima Parte del Cicloviaggio verso Ushuaia, Fin del Mundo

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CONCLUSIONI: un viaggio in Patagonia è un’esperienza che consigliamo senza esitazione a tutti i cicloviaggiatori. Confrontarsi con distanze così importanti, immersi in una natura selvaggia, pedalando tra scenari imponenti in un clima ostile ma grandioso, ci ha fatto vivere un’avventura bellissima e superare limiti che in realtà esistevano solo nella nostra testa. Abbiamo percorso 2.200 km da nord a sud, direzione che consigliamo per sfruttare i venti predominanti. Una delle cose più affascinanti è stato il continuo cambiamento degli scenari naturali: dalla foresta pluviale alle foreste temperate, poi le pampas e infine la Tierra del Fuego.  Clima e condizioni della strada sono le difficoltà maggiori: in Cile piove molto e il famigerato ripio spesso rallenta parecchio, oltre a mettere alla prova mentalmente. Cercate di viaggiare il più leggeri possibile: abbiamo visto molti portapacchi rotti per le continue sollecitazioni.
In Argentina le strade sono generalmente migliori, ma il vero protagonista è il vento, capace di dettare il ritmo del viaggio, fermare traghetti e mettere alla prova soprattutto la testa.

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Lungo il percorso abbiamo incontrato tantissimi cicloviaggiatori, stretto amicizie e condiviso storie ed emozioni. Per noi, al terzo cicloviaggio, è stato un enorme arricchimento: torniamo con un bagaglio pieno di esperienza e con tanta voglia di rimetterci in viaggio. I ringraziamenti finali: prima di tutto alla bicicletta, mezzo meraviglioso che permette di conoscere il mondo da una prospettiva unica, nella sua lentezza.
Poi alle persone incontrate: Giuseppe, concittadino trovato a 12.000 km da casa; Hervè e Luciè, compagni di notti in luoghi sperduti; il “Team Italia”, che ha reso l’attraversamento della frontiera un momento indimenticabile; Alberto, con la sua veracità laziale; Mattia e Francesco, splendidi nei loro vent’anni e nei loro sogni verticali.

E infine grazie ad Angela, mia moglie: sempre promotrice di nuove idee, aperta al mondo, determinata, forte, unica. 

Commento della Redazione.

L'esperienza raccontata in questo ultimo, di quattro, capitoli non è solo un traguardo geografico, ma soprattutto umano. Arrivare a Ushuaia significa chiudere una linea sulla mappa, ma quello che resta davvero è ciò che è successo lungo quella linea: i volti, le voci, i piccoli gesti di generosità incontrati strada facendo. In Patagonia la natura domina, impone fatiche e ritmi non programmati. Ma proprio dentro gli spazi  di tutti i giorni faticosi, abiteranno per sempre nel cuore e nell'anima, gli incontri.  Un poliziotto che offre un riparo, un panettiere che apre le porte ai viaggiatori, compagni di strada incontrati per caso e poi ritrovati chilometri dopo: sono momenti che danno rilevanza al viaggio tanto quanto le montagne, il vento o le distanze. Facile emozionarsi, soprattutto quando la fatica fisica rende deboli e sembra allontanare le speranze promesse dal programma. Pedalare è penetrare in luoghi e in relazioni inaspettate. Le emozioni avranno tutto il tempo di sedimentare. Ma poi, a casa, nel silenzio dei propri affetti sarà là che scoppieranno e la rappresentazione delle immagini proiettate dai ricordi sarà inarrestabile. Le emozioni non si possono abbandonare. Raccolte, coccolate, conservate segretamente in appunti, possono diventare testimonianze di esperienza personale. "Nel tempo, purificate dall'autorità dell'età, quello uscito da "giovani labbra"  (e preso quasi per impertinenza), diviene saggezza sulle "vecchie labbra". Rileggendo qualche frammento la sera, ne saremo ispirati anche noi stessi." (Jean Guitton)

 Grazie Carlo, grazie Angela, grazie a quanti vi hanno seguiti in questo splendido racconto. Fernando.4Cap1 arrivoachaiten 2025modjpg

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Fernando Da Re

Un cuore, due gambe e una bicicletta. In testa sempre la fresca vivacità di raccontare. Il risultato lo ritroviamo in questo sito da lui creato e portato avanti con l’entusiasmo e l’impeto dell’atleta che cerca risultati.


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