In bicicletta nelle Marche, monti, colline e mare in un unico colpo d’occhio

Prima parte. “Qualsiasi altra informazione disponibile sul mercato, non potrà mai sostituire l'esperienza diretta, unica, irripetibile che il viaggio comporta”. (Christian Carosi) Con questo spirito inizia alle ore 7.42 con il treno da Verona il mio cicloviaggio di fine estate nella Regione Marche. 

 

 Parco naturale MOnte san Bortolo

Prima tappa:  Cattolica a Urbino km.70

E’ proprio vero! Scendere dal treno a Cattolica, sentirsi al mare ed iniziare a salire verso la panoramica per Pesaro, è una sensazione strana. Piacevolissima al tempo stesso ora che viaggio in compagnia di una e-bike. Il percorso che andrò a percorrere e raccontare qui, mi è stato segnalato da post di FB che lo decantava come “un attraversamento della dorsale interna delle Marche,  muovendosi in una splendida e variegata cornice naturalistica, dove monti, colline e mare si fondono in un unico colpo d’occhio”, dà agli escursionisti l’occasione di scoprire luoghi legati alla storia del monachesimo con la vista e visita di conventi e chiese e abbazie di vero pregio. L’incontro con il sacro e la sua architettura mi ha sempre attratto. Da alcuni anni, causa l’età,  mi dedico a itinerari meno faticosi per lunghezza e per dislivelli altimetrici, ma questo percorso non mi ha spaventato; il dislivello, il continuo saliscendi, sono passati in secondo ordine visto che intraprendevo il viaggio con  bicicletta non “muscolare”.

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La  partenza si svolge lungo la strada panoramica che da Gabicce Mare arriva a Pesaro, passando da Gabicce Monte, Casteldimezzo e Fiorenzuola di Focara su strada asfaltata, non trafficata con alcuni saliscendi. Si incontrano diversi bei punti panoramici verso il mare e attraggono diversi bei borghi da visitare. Si attraversa il ben tenuto e attrezzato parco di San Bortolo per scendere poi verso la Villa Imperiale. Pesaro, la città della bicicletta, aveva avuto il privilegio di essere già stata visitata da me in precedenza. In quell’occasione era già entrato in me  il desiderio di una rapida visita nei dintorni. Leggi Cicloturismo a Pesaro, cultura dell’ospitalità, presenza di antiche tradizioni

 Evito così la città per entrare subito nella periferia che porta verso Urbino. Nulla da segnalare, solo l’attenzione di non distrarsi per il traffico che scorre lungo la via Urbinate, “protetta” solo da una corsia di emergenza utilizzabile come “via ciclabile” senza la tranquillità di assenza del traffico, con normale poca cura del fondo stradale, del costante rumore di automezzi pesanti, di residui di vario genere sul lato percorso. Gli ultimi 15 chilometri, facendosi il percorso collinare, è possibile in parte gustare qualche modesta visione del paesaggio. L’arrivo è in salita nel centro storico di Urbino dove l'Albergo Italia  mi offre una dignitosa ospitalità con cortese accoglienza sia all’ospite sia alla sua bicicletta.

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Seconda tappa: Urbino Fermignano, Gola del Furlo, Acqualagna, Cagli, Frontone, Pergola. km.70

Passo l’intera mattinata a visitare la città, l’architettonica struttura del suo centro storico, la cattedrale, le botteghe artigiane e l’immancabile imperdibile Museo di Palazzo Ducale. Non sfugge subito la vocazione universitaria della città: amici e parenti festeggiano i neo laureati debitamente incoronati di lauro e innalzano calici di Bianchello rigorosamente nella versione spumante.

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Già ammirare il Palazzo voluto da Federico di Montefeltro crea una certa emozione. Essere testimoni di una tranquilla città che conserva un patrimonio tra i più significativi della civiltà del Rinascimento è senza dubbio una fortuna. Citare i nomi degli artisti che hanno impreziosito questo periodo e questa città non è lo scopo di questo sito, ma ringraziare  il duca Federico da Montefeltro, quale più illustre e illuminato vero principe del Rinascimento, è un atto che mi giunge spontaneo. Condottiero audace e fortunato, egli fece della sua corte una accademia di artisti e letterati che raggiunse splendori mai superati.

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Così, innamorato delle opere esposte viaggiavo nelle sale del Museo, mi perdevo nei pensieri su cosa fosse l’arte, la bellezza, lo stupore della genialità. Meditavo sul sacro e sul profano proposto dalle tele, attraversavo l’esperienza di vivere il miracolo dell’uomo artista capace di rappresentare volti ed eventi, il cammino che può averlo portato verso la creazione della sua opera, il significato latente che egli vuole esprimere. E poi il colore, la natura, l’espressione del bene e del male, i visi delicati o struggenti, la religiosità, la verisimiglianza, la sensualità. E poi la mia impotenza, la mia nullità davanti alla grandezza di quanto le opere comunicavano. Un vero naufragio mentale ed emozionale. “Ogni pintore dipinge di sé” lessi da Cosimo de’ Medici, e ritrovai la bonaccia mentale ed il mio assopimento speculativo.

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Verso la fine della visita dei capolavori pittorici contenuti in quelle 27 sale pregiate, mi sorpresi trovarmi dinnanzi ad opere di un pittore per me sconosciuto, cresciuto nell’ambiente del grande Urbinate Raffaello, ma nato nella mia città Verona. Parlo di: Claudio Ridolfi.

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Armonizzato da quanto avevo visto, utilizzavo nuova energia nella pedalata verso la Gola del Furlo. La discesa mi cullava, il palcoscenico della natura mostrava   tratti di buon richiamo visivo, all’ombra di boschi cedui che attenuavano i raggi solari e mitigavano la temperatura in questa caldissima fine d’estate. Il passaggio da Fermignano attrasse la mia attenzione e colmai la mia curiosità con una serie di foto. L’acqua del Metauro qui alimenta una serie di cadute simili a cataratte proprio sotto il ponte romano. La torre medievale che si innalza contrasta con la più moderna ciminiera di antico opificio e con la torre campanaria della chiesa. Il mercato in quel giorno portava in piazza le specialità del territorio.

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Un leggero dislivello positivo porta successivamente ad Acqualagna per poi seguire il fiume Candigliano che conduce in 6 chilometri alla Gola del Furlo. Ecco l’incanto di una natura selvaggia e la forza erosiva dell’acqua che ha scavato rocce fino ad abbassarne il livello di 600/700 metri creando il fenomeno naturale della gola. Qui ogni momento della giornata pone una luce differente sia sull’acqua sia sulle piante e le rocce che sovrastano. Qui in ogni stagione l’effetto pittorico muta e nessun pittore può eguagliarne i colori.

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E’ luogo di sosta, di osservazione, di collezione di immagini. Ritornando ad Acqualagna lungo la via Faminia merita una visita l’antica abbazia di San Vincenzo ad Petram che conserva nella sua solitudine un’atmosfera di primo medioevo.  Suggestiva la discesa nella cripta e mentre le pareti del presbiterio alcuni affreschi raffigurano una Madonna con bambino (due raffigurazioni), San Vincenzo con altri santi. A Cagli con la sua cinta muraria e la Rocca Torrione è doverosa una sosta. Frontone è il successivo paese dove prevedevo sosta pernottamento. Luogo di partenza per la salita che porta al monastero di Fonte Avellana. Una cerimonia di matrimonio ha saturato tutta la disponibilità dell’unico hotel e pertanto sono stato indirizzato, dopo conferma telefonica, a Pergola per fortuna 11 chilometri di facile discesa.

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Terza tappa: Pergola, Isola Fossara, Scheggia, Fossato di Vico, Campodiegoli, Fabriano. Km. 80

Un paesino da scoprire e da vedere, Pergola, per le sue viuzze, il suo panorama. Il tesoro  che vuole mostrare è custodito presso il Museo dei Bronzi Dorati e della Città di Pergola.

  credits foto https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=79525398 Freddy1971 - Opera propria, CC BY-SA 4.0,  Bronzo Dorati da Cartoceto di Pergola

I bronzi dorati, unici al mondo sembra, scoperti casualmente nel sottosuolo il 26 giugno 1946 in località Santa Lucia di Calamello, da due contadini che stavano scavando nel proprio campo, situato nella parrocchia di Cartoceto. Lungo la strada per raggiungere Fonte Avellana, in attesa che la salita rivelasse tutta la sua dignità, correvo con la mente alle “pappardelle al cinghiale” della sera precedente consumate presso il locale che mi diede anche alloggio: Osteria del Borgo. Raggiungere Fonte Avellana è una di quelle sensazioni che lasciano il segno. La strada che volevo seguire perché senza traffico si dimostrò dissestata dalle precedenti piogge tempestose. Ma era troppo tardi per tornare indietro e nonostante il segnale di divieto, appiedato, procedetti con estrema cautela fino al termine delle frane. Un modo per ragionare sul clima, sull’uomo e via di seguito.

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L’ultimo balzo verso la posizione del monastero presenta una strada recentemente ricostruita nel fondo asfaltato e con gli scarichi puliti verso il torrente. L’eremo di Fonte Avellana a 700 metri di altitudine circondato da boschi sotto vette molto alte, è custodito dai camaldolesi e si presenta come luogo di silenzio e di preghiera pur nella vivacità del turismo che corre ad incontrarlo. Meta di molti cicloturisti. La visita guidata porta a scoprire oltre la chiesa, romano-gotica, anche le sale e il chiostro, la sala capitolare e lo scriptorium. Dolcissima la sensazione di introspezione provata. Guadagnarsi la salita all’eremo, significa anche godere poi la relativa discesa con la dovuta attenzione. 

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L’itinerario seguito mi porta a Isola Fossara tra salitelle in mezzo ai boschi. Esco dalla regione Marche ed entro nella regione Umbria attraversando per breve il parco Nazionale del Monte Cucco, poi a Scheggia dove sorprendentemente si sta concludendo la Corsa delle Bighe. Tra le strade imbandierate e l’entusiasmo del popolo sportivo si contendono la vittoria due gruppi che trascinano una biga.

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La festa proseguirà fino a tarda notte, ma dopo alcuni sorrisi e qualche informazione proseguo per raggiungere la meta della giornata che dovrebbe essere Fabriano. Lasciata Scheggia una buona strada raggiunge Fossato Vico e Campodiegoli.   E’ proprio qui che  alcune sorprese contendono la mia decisione di raggiungere Fabriano e impediscono un rapido proseguimento. La mappa sul telefono segna strada che risulta essere stata interrotta da una superstrada e, come al mattino, sbarramenti di pietra fermano il transito su quella via. Aderisco a proseguire con calma anche su informazione dell’unico incontro in quel luogo: un solitario anziano apparentemente senza meta. Arrivo a Fabriano dopo aver attraversato la frazione di Cancelli. Fabriano presenta una struttura di grande città, con il suo apparato di strade moderno e in parte caotico, ma alcune direzioni si possono raggiungere con ciclabile. In centro storico cerco indicazioni per il pernottamento presso l’ufficio turistico bene organizzato e con gentile collaborazione. B&B L’Armonia. La migliore vista sui monti circostanti di sera al tramonto spegne le forze e riscalda il cuore.

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Leggi anche la seconda parte su questo sito: Cicloturismo nelle Marche. Itinerario della bellezza, del silenzio, della fede

mappa cicloviaggio Marche prima parte

 

 

 

Fernando Da Re

Un cuore, due gambe e una bicicletta. In testa sempre la fresca vivacità di raccontare. Il risultato lo ritroviamo in questo sito da lui creato e portato avanti con l’entusiasmo e l’impeto dell’atleta che cerca risultati.


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