Lavori in corso di norma si occupa o si interrompe la pista ciclabile. Anche a Verona

Questa  è una evidente violazione prima ancora della incolumità delle persone, anche della buona cultura verso la ciclabilità. 

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Scusatemi lo sfogo. Io non ce l’ho con il mio Comune, che vanta i meriti di "Comune ciclabile d’Italia", ma non posso tacere davanti a trasgressioni di buona condotta verso utenti deboli.  L’esempio che metto in fotografia non è unico, più volte ci si trova dinnanzi a simili situazioni: in occasione di lavori in corso, di temporanei lavori  di ristrutturazione adiacenti a ciclabili o a marciapiedi, per consuetudine e norma si occupa o si interrompe la pista  ciclabile o il marciapiede. Questa che metto in evidenza (non è mio stile accusare se non raramente) è una evidente violazione prima ancora della incolumità delle persone anche della buona cultura verso la ciclabilità. 

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Un tratto di ciclabile, internazionale, e in un periodo di affollato passaggio (pasquale) viene interrotto senza dare una alternativa, nè una segnalazione di deviazione. L’utente che arriva e vede l'interruzione,   è costretto a scegliersi l’alternativa e questa è spesso pericolosa. Non posso tacere di esempi migliori visti all’estero: a Lubecca per lavori di marciapiede promiscuo con bici, hanno ricostruito provvisoriamente la ciclabile sulla carreggiata stradale. Così pure per taglio di alberi sul viale. Nel caso di Verona questo tratto di ciclabile viene chiuso senza nemmeno una informazione che anticipi l’interruzione.

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Per cui l’utente, bicicletta, pedone, runner, mamme e disabili, dopo aver attraversato incroci, già pericolosi, si trovano a dover ritornare sui loro passi, pericolosamente, per cercare un'alternativa, pericolosissima e superare la lunghezza dell’interruzione. Cosa si trova dopo aver trovata la  deviazione? Macchine in sosta lungo il tratto che potrebbe essere adibito a marciapiede, mancanza di marciapiede, e traffico…beh! almeno questo alla fine non è una novità. La novità siamo noi che restiamo sempre “tradizionali” verso la cultura ciclabile e forse con qualche pedalata indietro.

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