Iran, in bicicletta da Karaj a Chalous

Cicloturismo in Iran da Karaj a Chalous

به نام خدا
امروز اولین روز سفر من بود و ساعت 7 از خواب بیدار شدم دیشب اصلاً خوب نخوابیده بودم سریع وسایل و چرخ رو بار ماشین کردم و بعد از یه صبحونه مفصل به سمت پل حصارک محل شروع
سفر بود حرکت کردیم

 

Ho sempre desiderato viaggiare con la bicicletta da solo. Ho deciso di farlo durante le vacanze del nuovo anno 2013 e come slogan ho messo due avvisi sulla bicicletta a favore Mahak Charity e il viaggio è iniziato. Sono website designer, ma mi dichiaro un esploratore, avventuriero. Ho eseguito corsi di sopravvivenza, sono cintura nera di Taekwondo, e guida naturalistic e di, sopravvivenza in territori ostili e jungla, frequento scalate in climbing e amo molto la MTB. Il mio istruttore di riferimento è il sig. Afshin Ramezani e potete vedere le sue proposte su questo sito (http://www.afshinramezani.ir)

Karaj-Kuhin 148 km.

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Per questo nuovo inizio non sono riuscito a dormire bene la notte precedente. Attendevo l’alba con ansia, non era per timore, ma per l’entusiasmo di quello che avrei trovato lungo il viaggio, da solo. Mi sono svegliato presto alle 7,00 e ho portato la biccletta, attrezzata di punto, nella via principale (punto di partenza) con l’automobile. Alle 8,30 raggiunsi l’obiettivo previsto, caricai i bagagli dentro le borse, attaccai le borse e le borracce e il viaggio inizioò. Erano le ore 9.00. Sentivo ancora le voci degli amici e della mia famiglia che mi consigliavano di fare molta attenzione, di non cercare pericoli, “viaggiare da solo con la bici non lo puoi fare”.

Per questo motivo i primi 10 chilometri non mi sentivo bene e avevo molti timori. Ma dopo ogni cosa diventò ok e mi piacque essere in bicicletta sulla strada.!! La sella mi creò qualche problema dopo 20 chilometri ma subito dopo ogni cosa diventò quasi normale. La pedalata era buona e rotonda e alle ore 13,300 raggiungevo la città di Qazvin. Pranzai con quanto era bollito dentro lo zaino. La mia prima destinazione fu il mio vecchio amico Vahid che abitava un villaggio di montagna nei pressi JIRANDEH . Volevo arrivare prima di notte, perciò cominciai a muovermi . Dopo la stazione di polizia stradale di QAZVIN-RASHT la strada diventa noiosa: solo il vento, la sabbia, e le vetture che ti incoraggiano.

Percorsii 20 km oltre il posto di polizia stradale, una pattuglia mi ferma e mi informa che non posso proseguire sulla strada principale che devo usare una vecchia strada che corre parallela a questa. Cosa dovevo fare? La fortuna ha voluto premiare la mia tenacia facendomi scoprire una strada orribile e desolata che dopo 5 o 6 km mi riportò sulla strada vecchia. Chiesi il percorso più volte il percorso ai residenti e la paura mi stava assalendo. Dovevo percorrere ancora circa 50 chilometri per LOWSHAN e il sole stava scendendo e la strada piena di buche. Raggiungo la strada principale in cima all’ultima curva da dove mi prefiggevo di raggiungere LOWSHAN facendo trasportare la bicicletta in questa zona di montagna con una vettura di passaggio.

Ma non posso andare oltre. Stanco all’inverosimile, il tempo era freddo e il sole si coricò, stanco anche lui. Improvvisamente scorsi un campo della Croce Rossa proprio sul mio lato destro. Chiesi ospitalità per il campeggio. La risposta mi sorprese felicemente: “può benissimo dormire qui nel salone”. Incredibile, un posto morbido e caldo per la notte con tv, doccia wc e compagnia. Da non credere. Non posso crederci . “A good night after a hard ride” Pensai. Avevo percorso 148,7 km, avevo mangiato una frittata per colazione, un veloce pasto per pranzo ed ora cenavo con una zuppa di grano e fagioli con cioccolata.

Cima Damash 62 km.

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Squilla la sveglia con l’allarme del cellulare alle ore 7.00. Ho voglia di dormire ancora e così resto nel dormiveglia fino alle 8,00. Raccolgo le mie cose, saluto e ringrazio il personale della Croce Rossa e inizia sotto i migliori auspici il mio percorso del secondo giorno. La strada si presenta in ottime condizioni e verso Lowshan era ottima. Percorro alcuni tunnel speditamente, prima dell’ultimo mi fermo per un breackfast. Dopo aver attraversato rapidamente l’ultima lunga galleria, decido di salire su una vettura e raggiungere JIRANDEH, piccolo villaggio di montagna. Incontro il mio amico Vahid arrivato con la sua mountain bike lì e mi riferisce che avremmo dovuto fare circa 12 chilometri per raggiungere la vetta e il villaggio.

La strada si presentò sassosa e piena di buche. Il ritmo di ascesa fu molto lento. Finalmente dopo un po’ di corsa dura e sforzi raggiungemmo la vetta Damasch, dove nasce una delle famose sorgenti di acqua minerale in Iran. Damasch o Damash (persiano: داماش) nel nord dell'Iran è uno dei siti naturali più popolari della provincia di Gilan. Il vento qui è sempre presente e la località viene chiamata amichevolmente “rain city”. Sulla sommità della cima a me sembrava di toccare il cielo. E’ una montagna colorata dalle numerose rocce presenti e nello stesso tempo verde.

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E’ un luogo quasi sconosciuto in Iran. Su questa zona cresce il Lilium Ledebourii , una pianta rara e protetta, con un giglio profumato che cresce molto alto con fiori grandi. Si trova solo qui. La meraviglia è essere qui in Giugno e Luglio quando la fioritura è al massimo. Non si trova in nessun'altra parte del mondo. Facciamo le foto di rito, una grande gioia nel cuore, beviamo l’acqua pura minerale, riempiamo le borracce e riprendiamo la strada. Verso le 14,00 raggiungiamo il villaggio una bella casa con un fienile. La popolazione del villaggio era di circa 30 o 40 famiglie e in inverno restano solo 3 famiglie! Perché tutta la strada è bloccata per la neve. Dopo un cibo caldo e un po’ di riposo mi avventurai con la moto di Vahid per rivedere luoghi e paesaggi di grande fascino.  Un uovo per colazione e a pranzo, ghormesabzi (Iranian cibo tradizionale). Cena: pasta

Benvenuti a Lahijan "la via delle terre alte". 38 km.

Fu un dispiacere abbandonare l’amico Vahid, ma la strada mi chiamava. Ricorderò con tenero affetto la colazione a base di prodotti naturali offertami questa mattina: burro, miele, pane, latte e caffè. L’amicizia con Vahid non fu subito interrotta perché egli mi accompagnò come scorta lungo la strada verso nord. Abbiamo percorso 30 km su strada sterrata fino ad incontrare l'asfalto successivo. Terminammo a Deilaman l’avventurosa ciclabile e ritrovammo la strada asfaltata. A questo punto Vahid chiama uno dei nostri vecchi amici di Lahijan che ci invitò ad andare da lui. Percorremmo quindi 50 km di strada asfaltata chiedendo passaggio ad un’ auto perché Vahid non poteva entrare in città con la sua moto.

Ma quando siamo arrivati in città l’ amico aveva spento il telefono e noi a quel punto eravamo come randagi. Decidemmo di raggiungere Langeroud per cercare un mio zio, poiché Vahid non poteva tornare per paura di banditi. Attrezzammo allora un piccolo campo di fortuna per trascorrere la notte insieme e attendere l’indomani. Peccato che avessimo un solo sacco letto. Avevamo percorso solo 38 km in bicicletta, avevamo pranzato con il piatto tipico iraniano “baghali ghatogh”, e alla sera con un pollo alla brace.

Langeroud  23 km

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La notte per me è stata un incubo; freddo e umido mi svegliavo ad ogni ora. Non riuscivo a dormire e quando mi svegliavo vedevo Vahid dormire profondamente nel sacco a letto. La giornata iniziò alle 8.00, con lo smontaggio del campo e una veloce colazione a base di succo di arancio e una fetta di torta. Dissi addio a Vahid sulla strada per Langeroud perché con la sua motocicletta non poteva seguirmi a causa di piccola riparazione.

Dopo 23 km raggiungo Langeroud e proprio all’ingresso alla città, una famiglia vuole darmi del denaro per beneficenza Mahak ma non ho potuto accettare perché non potevo fare le ricevute. Finalmente ho incontrato mio zio e ho potuto fare la doccia ed essere pronto per l’ultimo giorno. Giornata semplice ma ricca di affetto scambiati con l’amico e con l’incontro con lo zio. A cena pollo al barbecue.

Chalous non stop 164 km.

Dopo una buona notte ... mi sono svegliato alle 09:00 e inizia il viaggio. Un’ora più tardi ho raggiunto il mare Caspio. Correvo con un paesaggio magnifico sul mio lato sinistro e campi verdi alla mia destra. Durante una sosta dopo 20 chilometri, tre uomini del posto mi si avvicinano e vogliono conoscere le motivazioni del mio viaggio chiedendomi cortesemente se avessi bisogno di qualche cosa. Sono stati molto gentili e la loro cordialità la porterò sempre con me. La strada è ancora lunga, devo percorrere almeno altri 90 km per raggiungere Chalous. La mancanza di cibo e la fame mi fecero fermare ad un ristorante. Uscito dal ristorante dopo un’ora, non potevo credere a quello che mi si presentò dinnanzi. La nebbia aveva invaso tutto il paesaggio, la strada non era più visibile e si era fatto freddo.

Ero deciso a raggiungere la città stabilita prima di sera e mi sono avviato di buona lena. Mi fermai quasi subito per fotografare la spiaggia, mentre facevo un po’ di digestione. Vicino a me una famiglia mi chiede di ricevere delle offerte, ma non ho potuto accettare. Riparto e lungo la strada molti suonavano il clacson e volevano fotografarmi. Una famiglia, che incontrai molto più avanti, mi mette in mano del denaro da dare in beneficenza e questa volta non potei rifiutare. Il percorso continuava nella nebbia ed era così noioso con solo il traffico, il freddo che mi penetrava nelle ossa, e il cambio della mia bicicletta che non voleva più funzionare correttamente.

Vicino Kelar Abad, 20 chilometri prima della mia destinazione, (CHALOUS) un giovane mi fermò: era un socio della Teheran’s Mountaineers House ( Associazione di alpinisti) e volle darmi qualche caramella. La cosa più preziosa fu il suo indirizzo del profilo Facebook. Erano le otto di sera e il sole abbandonò l’orizzonte per andare a dormire. Finalmente alle nove raggiunsi Chalous. Dovevo ancora percorrere 6 km lungo una strada buia e pericolosa per raggiungere la stazione degli autobus con il quale sarei tornato a casa. Avevo percorso in questa giornata 163,700 km. L’autobus partì alle 12,00 e alle 5.00 del mattino il mio viaggio era terminato. 437 km, percorsi a volte con fatica, ma con tanta gioia. “no bicycle, no happiness” dissi a me stesso e iniziai a pensare la prossima avventura.

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Ringrazio fernando dell’ospitalità e saluto tutti i suoi di www.ciaobici.it

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