Austria, Germania, dove la bicicletta è sovrana

Cicloturismo in Austria e Germania

Isar-radweg, Konigsee-Bodensee radweg,;Rhein-radweg, Walgau-radweg, Via Caudia Augusta

Avevo preparato un itinerario cicloturistico, ho vissuto 6 giorni di piacevole avventura.Se progettare sulla carta sembra semplice, completare con la bici il programma studiato è ben altra cosa. 500 chilometri, di cui la metà con dislivelli piccoli o grandi, lunghi o corti, due giorni di pioggia e tempo incerto, sterrati più o meno piacevoli, errori di percorso per direzioni non prese bene o non segnalate bene, rischio di non trovare da dormire in certe zone per la sostenuta affluenza turistica, questi gli ingredienti per l'emozionante avventura del corpo e della mente, un turismo oltre i villaggi turistici clonati.

Primo giorno: Brennero - Wallgau

"Allarme in Europa ….Dall'Italia i soldi per i terroristi…Strage di marines in Iraq….Vandalo stacca la mano al Nettuno". Il giornale del 4 agosto riportava solo notizie difficili per il mio stato d'animo.Leggevo, ma non comprendevo. Vedevo i 40 km di discesa fino ad Innsbruck dopo il Brennero: l'unico tratto di percorso che avevo già compiuto, il resto sarebbe stata pura novità e mi preoccupava, si fa per dire, lo Scharnitzpasse.

Al controllore, interessatosi alla mia attività, raccontai le mie esperienze, e lo rimandai per i particolari a questo mio sito web.Avevo messo in programma poche emozioni nel primo giorno di trasferimento ma molta fatica. Non è una bella soddisfazione per un ciclista raccontare l'ascesa, a piedi, al passo Scharnitz, dove le pendenze sono a tratti così forti che a piedi vai quanto gli automezzi. Trascinavo il peso della bici e delle borse sul 12%-16% di pendenza e occupavo la mente a controllare se nel sottobosco ci fossero funghi o animali da osservare.

Riuscivo a vedere, sul bordo della strada, proprio sotto ai miei piedi, solo lumache e chiocciole, e il loro impercettibile procedere era un tenera approvazione ad andare adagio.La Isarradweg, inizia proprio al confine Austro-Germanico. Nei pressi di Scharnitz dove il fiume attraversa la statale e subito i cartelli ne segnalano il percorso.Una visitina a Porta Claudia (o a quel che ne resta) e, attraverso il bosco, scoprire poi, scendendo leggermente, la serenità di viaggiare rilassato, sapendo dove andare, incontrando persone, vedere che la natura ha un altro senso se lasciata integra e conformare la pedalata a questo nuovo vivere in attesa che la vallata, aprendosi, faccia intravedere le vette inzuccherate di neve, dalle pendici delle quali scendono sentieri, piste e ruscelli, una natura pronta ad accoglierei abitanti e turisti in pittoreschi paesini dai superbalconi fioriti, dalle facciate e finestre artisticamente decorate.Wallgau, dove decido di fermarmi dopo 96 chilometri, è un esempio di quanto appena descritto.

Secondo giorno: Wallgau - Kochel am see

Il percorso presenta all'inizio lo splendido scenario del campo da golf di Wallgau e si inoltra poi per la Deutche Alpenstrasse a pedaggio (libera per i ciclisti) in un tratto di foresta quasi incontaminato: asfaltata, la strada corre sulla sinistra del fiume per una decina di chilometri con saliscendi leggeri e piacevoli, lasciando intravedere il fiume con il suo letto ampio, e dove ora scorre poca acqua, se ne può intuire la presenza massiccia visti i numerosi rivoli che rumoreggiando scendono ad incontrarlo.Finito il tratto a pagamento, il percorso corre a fianco della strada normale, con traffico e in leggera salita, fino alla visione più importante della giornata: Silvensteinsee.

Una corona di vette e cime d'alberi, illuminate dalla limpida luce mattutina si specchiano in queste placide acque. Una scenografia che non si dimentica.La strada ridiventa per sole bici e pedoni e scende rapidamente per la vallata fino a Lenggries. Poi il letto del fiume stesso sembra essere la nuova pista: il percorso si snoda a livello del fiume tra una giovane vegetazione di salici argentati, aspri ginepri ed erbe fluviali. Il suo percorso sterrato è ora palestra per il tempo libero di turisti, appassionati di sport della canoa, del rafting, del footing e della pesca.

La città di Bad Toelz ha costruito attorno al suo fiume un' oasi di relax. Diventa dunque il luogo adatto per una dolce (in tutti i sensi) sosta ristoratrice e per una visita alla splendida Markstrasse. Qui termina la descrizione della Isarradweg (vedere da Landshut fino a Deggendorf su altra pagina) perché il mio progetto prevede di percorrere la Konigsee-Bodensee radweg che qui si innesta, proveniente da est.Le indicazioni di questa pista sono buone, (consiglio tuttavia caldamente di avere sempre la mappa con sé essendo diversi gli incocroci sui quali è possibile avere dei bubbi).

La ciclabile conduce all'altro punto di grande interesse della giornata: il monastero benedettino di Benediktbeuern adatto per sosta, ristoro e visita.Un paio d'ore per completare la visita al complesso architettonico, poco più di dieci chilometri per raggiungere Kochel am See e riposare dopo i 90 chilometri della giornata.

Terzo giorno: Kochel am see - Fussen

La giornata si presenta diversa dalle precedenti: piove, so che andrò incontro ad una giornata difficile e lunga, con buoni dislivelli da superare. Il tutto condito da pessime notizie meteo. All'ora di partenza, insospettatamente, la pioggia si ferma e ne approfitto per partire, ben attrezzato per doverla eventualmente affrontare. Con la cattiva situazione meteo, è difficile descrivere punti interessanti incontrati, sia perché non vengono notati sufficientemente, sia perché la mente è impegnata in altre faccende non ultime la ricerca dell'itinerario, l' attenzione al fondo scivoloso.

Le mani sempre sui freni, gli occhiali bagnati e senza tergicristalli, con la speranza che il tempo prima o poi migliori e allegri la strada. Per la qual cosa rivolgi una preghiera al cielo o cerchi di ingannare te stesso e lui, cantando una canzone dove l'azzurro del cielo e il caldo del sole siano i protagonisti. Se il metodo alle volte sembra funzionare, non convince definitivamente nè te nè il cielo e la giornata rimane sempre variabile.Grossweil, Ohlstadt, Eschenloe, percorso naturalistico nelle Murnauer Moos, Bad Kohlgrub, Saulgrub: un percorso di forte impatto naturalistico ma non goduto all'apparenza.

Poi Unternogg, Trauchgau, Helbech. Finalmente la Romatischestrasse non delude.Perfino il cielo si apre e mostra, in questo tratto, qualche colpo di luce. Giusto il tempo per apprezzare nella sua totale raffinatezza questa ciclabile che porta a Schwangau e a Fussen.Gli incontri ravvicinati con l'impronunciabile, Schloss Neuschwanstein è anche l'incontro con la civiltà che avevo in questi giorni dimenticato: masse di gente, rumori, traffico, vetture e bus ai parcheggi, code ai tikets.

E allora rivedo la romantica passeggiata di una carrozza d'epoca, due cavalli a tirarla, una signora a cassetta, tre bambini all'interno che salutavano dai finestrini, sorpassata da poco.Quanta ricchezza in meno per molti al tempo delle carrozze, ma quanta ricchezza malamente sprecata da molti, oggi.Conclusi i miei 90 chilometri, mi rifocillai e riposai nell'incantevole Fussen.

Quarto giorno: Fussen - Lindau

L'intenzione di ritornare, anche per poco, a rivedere il castello e ripercorrere una parte del lago, per cercare di conoscerne anche l'aspetto navigabile, è stata abbandonata dopo la situazione meteo apparsa al risveglio. Pioggia battente. Ogni progetto sembrava naufragare, ma l'esperienza mi ha insegnato che la pioggia può cessare.

Proseguire è un dovere, viaggiare è un divertimento comunque.Soste e ripartenze, soste e ripartenze, interrompono il ritmo, spezzano le gambe più delle salite e risalite del percorso che diventa interessante nei pressi di Werlach, Rettemberg, Immenstadt dove il paesaggio alpino acquista una nota caratteristica propria con dolci visioni. Lo scollinamento verso Immenstadt è un piacevolissimo sollievo dopo il duro lavoro di muscoli effettuato per conquistare la sommità sotto la pioggia. Tutto sembra cambiare su questo versante dove l'influenza del Bodensee si fa sentire.

Un ristoro, una asciugatina, una visita al centro storico e capisco che non ce la faccio a riprendere per arrivare in serata a Lindau. Opto per il trasporto in treno.Il cielo frattanto schiarisce facilitando la visione del paesaggio dal finestrino del treno. Ora, seduto su una confortevole poltrona, il soprassella ringrazia.Lindau è un pullulare di gente. E' domenica. E' agosto le macchine stanno uscendo dalla città incolonnate come formiche. Senza prenotazione imparo presto che è difficile trovare una stanza. Vengo indirizzato sulla strada di Hobranz dove dopo 5 chilometri trovo buona ospitalità presso un Gasthof nei pressi di Hohenweiler. Il ciclocomputer segna 60 km.

Quinto giorno: Lindau - Landeck

Le previsioni danno tempo variabile e così è stato.Il percorso Konigsee-Bodensee termina a Lindau. Non cessano comunque le ciclabili e nemmeno gli itinerari consigliati per bici. Anzi qui è tutta una festa per le bici! Lungolago, città, strade di attraversamento, percorsi secondari e di lungo tragitto. Qualche foto al lago, poi adagio attraverso Bregenz per raggiungere la Rhein-radweg, che segnando il confine tra Austria e Svizzera, penetra per chilometri e chilometri fino sul tetto Elvetico.

E' lungo la parte austriaca che raggiungo, dopo alcune ore, Feldkirch. Il paesaggio svizzero, che noto nel versante opposto, è bello e attraente, solo apparentemente simile ai precedenti paesaggi di montagna tedeschi.Feldkirch è una sorpresa. Una cittadina ben tenuta, come d'altronde tutte le altre città tedesche e austriache visitate, dagli scorci interessanti; sorprendente perché costruita a fianco e a ridosso di una gola di un affluente del Reno.

Guarda caso su questo fiume una bellissima ciclabile ne risale il corso fino a Bludenz e ha un nome): la Walgau radweg. Molto pedalabile, senza grossi dislivelli si arrampica fino ai circa 600 metri di Bludenz.Raggiungo Landeck con il treno anche perché la mia sbornia giornaliera di 90 chilometri è completa. ( e forse bisognerebbe essere ubriachi del tutto per voler fare in bici questo difficilissimo tratto).

Sesto giorno: Landeck - Malles

L'adrenalina scaricata pensando al percorso del giorno successivo non mi ha fatto dormire bene pur nell'attrezzato ed elegante Hotel Mozart di Landeck. Il tratto ciclabile del fiume Inn, chiamato anche Via Claudia Augusta, porta dagli 800 metri di Landeck ai 1500 di passo Resia risalendo la Inntal, attraversando il Finstermunzpass a 1188 e Nauders a 1365.

Bisogna essere ben preparati fisicamente e mentalmente per affrontare questo tratto. Tratta di 50 km di progressiva salita, pedalabile ma insistente, con brevi tratti alleggeriti da piccole discese. Nel primo tratto la ciclabile, spesso sterrata, corre vicino al fiume, per poi allontanarsene approfittando di sedi stradali secondarie che attraversano i piccoli paesi (Fliess, Prutz). Nell'allargarsi la valle mette in mostra le vette delle montagne con altitudini quasi sempre sopra i tremila metri.

Le case di campagna, rigorosamente in legno, mettono in mostra i loro balconi fioriti, e nei prati circostanti si taglia o si raccoglie l'erba, mentre al pascolo piccoli gruppi di mucche dondolano quasi sonnolente. I cicloturisti vanno e vengono, salutano e sorridono. Queste visioni mitigano la fatica del duro percorso, da poco iniziato, e che dovrebbe durare ancora un paio d'ore. La via Claudia Augusta prosegue verso Pfunds e una vetta in particolare, penso sia Muttler, si avvicina sempre di più. Ne scorgevo solo la cima, ora ne vedo bene i particolari, i movimenti delle rupi, la lunga sassosa parete.

Attraverso piccole frazioni dove ho la possibilità di prender fiato, rifornirmi d'acqua, e scattare qualche foto ricordo. (La macchina fotografica non è più quella di un tempo, ora porto con me una digitale, vera manna da trasportare in bici). Il punto di arrivo e di nuova ripartenza e Pfunds. Abbandonato il fiume, seguo la sede stradale, pericolosa e trafficata, (unica via) fino al passo Finstermunz. Una strada scavata sul fianco della montagna, una di quelle strade che ti domandi come hanno fatto a costruire, una di quelle strade che non sembrano portare da nessuna parte.

A destra la montagna, a sinistra lo strapiombo, davanti un tunnel tra gli alberi, in mezzo ci sei tu con il tuo sudore e tuoi pensieri. All'uscita di questo tratto una fortezza costruita a guardia della strada e della valle ricorda quanto questo territorio sia stato conteso e difeso aspramente. Ora nuova conquista di appassionati cicloturisti.Pochi tornanti e a Nauders mi complimento con me stesso per avercela fatta, (sembrava quasi più impegnativa ora che sono arrivato), mi permetto un gelato ammiccando a quanti stanno facendo la mia stessa strada.

Tutte le indicazioni sono ora per Passo Resia, Italia. I chilometri non sono molti, la fatica non è finita, ma viene mitigata da vedute affascinanti di uno Schloss, dalle vette delle montagne, dagli impianti di risalita, dalla voglia di arrivare questa volta in Italia e alla fine del viaggio. Le vecchie strutture di una anacronistica frontiera, contrastano con questo scenario di prati, di cielo, di sole, dove ancora una volta io e la mia bici attraversiamo confini solo geografici, non più simboli di paure e divisioni.Domani vorrei leggere e capire sulla libera circolazione di uomini e idee…e bici.

Conclusione.

Il percorso in Italia ha ancora il sapore del viaggio all'estero.La provincia autonoma di Bolzano ha attrezzato un itinerario, dal confine fino a Bolzano, nella maniera migliore possibile. Ancora sta lavorando tentando di adeguare le strutture a quelle di Paesi con maggiore esperienza. Non sono minori le bellezze naturalistiche da visitare, sono diverse nel modo di approccio. Ogni sforzo deve essere compiuto per facilitare i turisti che come me e come voi, non frettolosi, si mettono alla scoperta di chilometro dopo chilometro, nella ammirazione lenta di ogni metro quadrato di paesaggio, leggendone la storia dal posto privilegiato della sella di una bicicletta.

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