Tornanti ed altri incantesimi, 48 ore, 7 cime, 2 biciclette di Giacomo Pellizzari

E’ facile, per chi ama o ha amato il viaggio in bicicletta, entrare in sintonia con le emozioni raccontate dall’autore Giacomo Pellizzari nel volume “Tornanti e altri incantesimi, 48 ore, 7 cime, 2 biciclette” Enrico Damiani Editore” Enrico Damiani Editore.

 

 I tornanti, si sa, nascono e crescono solo in salita. Salire è come accettare di mettersi in discussione, spogliarsi delle proprie certezze. Gli incantesimi li provi e li ammiri quando, superata la fatica, la poesia (ospite segreta del tuo intimo) accarezza la tua pelle proponendoti di raggiungere lo stato di estasi e rapimento. Allora nel compimento di un sogno non starai più nella pelle, saprai di essere parte dell’incantesimo della vita.

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Nell’accingermi a leggere il libro del filosofo, immaginavo il lavoro che l’autore avrebbe eseguito per  cercare il senso dell’ impresa effettuata  il cui risultato era tra le pagine nelle mie mani.  Mi domandavo se fosse una crescita verso l’infinito, un incontro con la guizzante e scattante poesia che sgorga e che scivola via da se stessi, o la rappresentazione di un modo di vedere le cose. L’impresa titolata a dare un senso a questo libro, mi accorsi presto, è quella che i francesi chiamano Les 7 Majeurs: un anello ciclistico che nel territorio delle Alpi Marittime e Cozie si snoda tra l’Italia e la Francia. Un anello cicloturistico il cui percorso richiama cicloamatori e ciclo-viaggiatori ai quali, i Passi alpini sopra i 2000 metri, consegnano loro motivazioni provate e trasmesse da professionisti del ciclismo mondiale in qualità di passaggi o arrivi di tappe indimenticabili. Se aggiungiamo i randonneurs con le loro prove di fatica e di sofferenza, di esplosione e di entusiasmo, possiamo considerare concluse le varietà di sportivi che si sottomettono a queste sette ascensioni o arrampicate. Considerando inoltre di poterle fare entro le quarantottore, consegnano all’autore che le percorre, la laurea di Maitre assegnata da una Confrerie dopo averne accertato le prove.

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Ho sempre pensato i partecipanti alle granfondo un po’ privi di equilibrio nell’affrontare imprese o gare al limite, perché fuori dal mio modo di fare bicicletta. Ciclo-viaggi, cicloturismo, mobilità quotidiana: questo il mio modo di vivere la bicicletta. Niente competizione con se stessi né tanto meno con altri. Solo appuntamenti quotidiani con realtà che si offrono in armonia a chi viaggia con lentezza utilizzando il generoso mezzo di locomozione a pedali. I randonneurs invece scappano, fuggono da un ragionevole ciclo-viaggiare per spingersi oltre i propri limiti, oltre le umane quotidiane fatiche per raggiungere il traguardo del sano protagonismo. Ma da Giacomo Pellizzari apprendo che il passaggio da “correre” a “gustare” è il comportamento che ispira la bicicletta che da mezzo sportivo o di trasporto diventa “strumento di esplorazione e ricerca…un contenitore in cui riesco a farci stare dentro molte più cose” dove pure le quotidiane perplessità e i diversi problemi trovano naturale soluzione.

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Con l’autore del libro “Tornanti ed altri incantesimi” mi sono accorto che ogni impresa, anche la più irragionevole (ci sono molti accenni anche nel libro) è un prodotto di stimoli che ti consumano di più a non soddisfarli. “Ogni viaggio, piccolo o grande che sia, ha bisogno di un sentimento di partenza, qualcosa che si percepisce di dover fare”. La lotta con le proprie capacità reattive, farà il resto.

Col de la Bonette

Les 7 Majeurs descritti in questo volume attraversano una nazione che non c’è, dove “la gente è come se non appartenesse a nessuno, se non a se stessa e al proprio modo di esprimersi”. E inoltre questi passi alpini sono stati e saranno ancora per molto tempo i punti riferimento di storie di sport legate al ciclismo. Si parla del colle Fauniera, del colle della Lombarda, del col de la Bonette, del col de Vars, del col de l’Isoard, del colle dell’Agnello e del colle di Sampeyre: l’Occitania servita su un piatto di fatica, ma di grande benessere spirituale, un viatico per chi cerca nel viaggio un “dialogo con le montagne”, una vicinanza con se stesso e il compagno di viaggio, o una candida evasione dai motivi rimuginati da tempo e finalmente districati nella volontaria faticosa pedalata; costruire una pagina di saggezza della vita con la prova dello stare-insieme, conoscere e approfondire nuovi luoghi, sentire la vita scorrere, riposare il dovuto per non “perdersi” nella stanchezza.

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Giacomo Pellizzari ci insegna, attraverso utili consigli, come prepararsi per affrontare le fatiche in forma ottimale, offre istruzioni per ottemperare alle eventuali difficoltà di visibilità nei percorsi, aiuta a scegliere e preparare l’attrezzatura da portare con sé, e sa farlo in forma piacevole. Educa da insegnante i lettori spiegando loro fatti storici, fantasiosi e vivaci , accaduti nel territorio e messi in relazione con la storia e con la letteratura. Sorgono dalla sua penna l’amore per quegli aneddoti che sono il vissuto di quei sette colli. Commovente e coinvolgente la sua esperienza nelle pagine dedicate al Col de La Bonette. Da quelle “creste irregolari come punte di diamanti” il suo pensiero è al terrazzo dell’ospedale di Milano dove suo padre lottava contro la malattia. “E forse è per questo che la bellezza fa male”. “In mezzo a quella pietraia, sferzata dal vento, era come se stessi parlando con mio padre”. La pazza impresa rivela il suo momento per cui ha chiamato il suo autore.

copertina libro tornanti

Per Giacomo Pellizzari l’impresa è una sorta di mandato, prendere il vento in faccia prima che sia troppo tardi. “Credo che in fondo ognuno di noi abbia un viaggio da compiere. Può rimandarlo finché vuole anche per un’esistenza intera, ma prima o poi questo presenterà il conto”. E se talvolta gli scappa la parola vivace per avvicinarsi alla parlata popolare, Giacomo Pellizzari trova sempre la vitalità della letteratura e della poesia a guisa di compagne di viaggio nelle fervide pagine di raccontare la bicicletta.

Fernando Da Re

Un cuore, due gambe e una bicicletta. In testa sempre la fresca vivacità di raccontare. Il risultato lo ritroviamo in questo sito da lui creato e portato avanti con l’entusiasmo e l’impeto dell’atleta che cerca risultati.


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