In bicicletta da Klaipeda (Lituania) a Danzica (Polonia) attraverso Kaliningrad. Terza parte

Essere di nuovo sul suolo europeo non fu un sollievo neppure una liberazione. Eravamo partiti per visitare questa parte di Russia e nonostante l’idea dei giorni precedenti che ci conduceva a pensare che il programma fosse stato al di sotto delle aspettative, stavamo maturando la sofferenza di aver terminato un programma piacevole, senza seccature fastidiose e con sufficienti particolari da ricordare.

Kaliningrad – Mamonovo - Frombork 75 km

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Per uscire dalla capitale Kaliningrad scegliemmo l’attraversamento del vecchio ponte della ferrovia, e seppure non facilmente rintracciabile,  fu un gioco da bambini per l’esperto mio compagno raggiungerlo e portarci aldilà del fiume Pregolia. La via ci portò successivamente su strade periferiche senza interesse, attraversò un povero villaggio di poche case con chiesetta e monumento ai cittadini lavoratori caduti nella guerra del 1945 che si meritò una fotografia per la sua forma decorativa costruita con 5 pannelli in cemento colorati e posizionati su un lato dell’unico crocicchio del villaggio. Seguivamo la direzione Mamonovo, posto di frontiera raccomandato per l’entrata in Polonia. L’unica strada possibile, abbastanza trafficata, alternava brevi ondulati dislivelli che per lo meno rompevano la monotonia e impegnavano occhi e gambe. All’inizio del paese una grande parete affrescata raffigura il ritratto in divisa di un giovane. Un bel giovane, capelli militarmente tagliati a spazzola, serio, pluridecorato; un eroe morto anzitempo del quale si vuole perpetuare memoria e gesta attribuendo il suo nome al quartiere. (Ho perduto l’appunto del suo nome, se qualcuno conosce il luogo e la vicenda mi scriva, nel contempo scriverò a Dimon per informazioni).

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Il punto di frontiera in uscita presentava una lunga fila di auto, i cui pazienti inquilini, attendevano il loro turno senza uscire dalla loro stanza. Un uomo in divisa ci fece cenno di avanzare verso di lui prima di molte vetture e senza formalità ci inviò al controllo passaporti. Completammo l’operazione con una signora che si rivolse in Inglese chiedendoci passaporto e visto di ingresso. Dietro di noi altri cicloturisti sopraggiunti superarono la fila di vetture come noi e ci incontrammo nel primo metro quadrato di strada europeo. Essere di nuovo sul suolo europeo non fu un sollievo neppure una liberazione. Eravamo partiti per visitare questa parte di Russia e nonostante l’idea dei giorni precedenti che ci conduceva a pensare che il programma fosse stato al di sotto delle aspettative, stavamo maturando la sofferenza di aver terminato un programma piacevole, senza seccature fastidiose e con sufficienti particolari da ricordare.

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Entrati in Polonia, ci sembrò da subito che la strada e la cura dei particolari che incontravamo fossero un gradino superiore nella qualità del precedente tratto compiuto. Il fatto ci indusse a pensare che saremmo stati bene all’hotel  di Fombork al quale stavamo arrivando e che avevamo prenotato. Kopernik, il nome dell’hotel racconta una storia, quella del matematico, astronomo famoso in tutto il mondo, si potrebbe dire nell’universo: Nicolaus Copernicus. A Frombork Copernico ha vissuto, studiato e sperimentato per metà della sua vita ed ora è presente oltre che nella tomba in cattedrale, nel museo a lui dedicato, nel planetario, nella torre del pendolo Focault, nel monumento che lo ritrae determinato all’ingresso dell’intero complesso architettonico in restauro. In questo luogo incontrammo anche Pichi Cycling in viaggio in bicicletta da alcuni anni. Argentino, ingegnere informatico con passaporto anche spagnolo, intendeva spendere i soldi guadagnati in alcuni anni, lungo un itinerario in bicicletta. Spingeva sui pedali ormai da parecchi mesi e da migliaia di chilometri in Europa. Era sua intenzione raggiungere San Pietroburgo e forse Capo Nord con una bicicletta caricata al massimo e ogni sera era in contatto con migliaia di follower nei social.

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Frombork – Nowa Karczama (Krinyca Morska) traghetto + 15 km.

Nel paese di Copernico fu interessante la visita anche alla torre dell’acqua: la più antica di Polonia. Costruita nel 1571 per innalzare l’acqua del canale fino alla collina dove sorgeva la cattedrale. Salendo le ripide scale di questa torre, si raggiunge la cima dalla quale appare il panorama sulla cattedrale e verso uno opaco orizzonte dove la striscia di terra delimita la laguna della Vistola dal mare baltico.

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Il programma odierno prevede di raggiungere, in traghetto, quella fascia di litorale e capire quanto diversa possa essere da quella simile già attraversata nell’Oblast di Kaliningrad. Tutta l’area ci sembra molto frequentata ed essendo collegata alla terraferma è un luogo di alta densità turistica. Cerchiamo di scoprirne le qualità raggiungendo i punti suggeriti come significativi. Ritroviamo spiagge bianche raggiungibili solcando percorsi nel bosco, incontriamo lavori in corso pronti a riconvertire tratti di laguna in territorio balneare, percorriamo l’arteria principale, con traffico purtroppo, perché la ciclabile è solo per altri tipi di bicicletta. Visitiamo un faro rosso, non proprio solitario che nulla può contendere in bellezza e in romanticismo con altri suoi simili già visitati in quei mari durante precedenti viaggi. Comunque il mare, la sua interminabile riva di sabbia fine e chiara, le barche appollaiate sulla sabbia con le bandiere che si agitano a guisa di uccelli dormienti con piume mosse dal vento, sono le immagini che restano a ricordo assieme ad una agevole passeggiata in cerca di qualche gemma d’ambra. Pernottamento in casa privata e cena al ristorante Four Winds.

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I Libri di Ciaobici

Nowa Karczma – Danzica 75 km

Scegliamo oggi una ciclabile in mezzo al bosco per raggiungere il ponte sul fiume che segna la fine della laguna. Uno sterrato impegnativo e duro, ma non noioso. La ciclabile è segnalata  direttamente disegnate sui tronchi di pino. Penso che alla fine questi tronchi godano e godranno di buona salute per tanto altro tempo come messaggeri delle indicazioni. Al contrario dei loro coevi che giacciono in cataste ai lati del percorso in attesa di trasformarsi in tavole e assi pronte alla lavorazione. L’ombra del bosco facilita la percorrenza su questo sentiero dal fondo naturale pur rallentandone l’andatura.

ciaobici kaliningrad danzica bicicletta 13modSiamo soli, a volte penso di essere fuori rotta, ma l’amico con il gps mi assicura della retta via e subito appaiono le indicazioni decorate sui tronchi. Prosegue per parecchi chilometri questa situazione (anche se lungo il percorso esiste la possibilità di visitare un’oasi naturalistica lacustre con avifauna) e finalmente la strada asfaltata ci riporta ad un’altra realtà. Quella appunto dei vacanzieri, che in senso contrario al nostro intendono raggiungere i luoghi di riposo(?!) nei villaggi appena attraversati e che noi abbiamo cercato di evitare. Un traghetto attraversa in un attimo il fiume Vistola collegandoci alla terra ferma; diciamo addio alla striscia di terra alla quale avevamo chiesto forse maggiori aspettative, ma siamo soddisfatti delle presenze percepite e vissute, convinti che i sogni restano desideri, idee vagheggiate finché non hanno modo di dimostrare il loro reale valore diventando esperienze. Sulla riva opposta una serie di ciclabili portano per diverse direzioni alla città di Danzica. Scegliamo quella che ci possa garantire la presenza di un ristorante o qualcosa che gli assomigli, per rifocillare la fatica della mattinata, ma dopo alcuni chilometri senza buon esito, siamo costretti a fermarci in un giardino privato a consumare le ultime risorse alimentari recuperate dal fondo dello zainetto.  Qualche barretta, biscotti, piccoli dolci, leccornie di qualche colazione di giorni addietro. Solo una birra fresca acquistata presso un rivenditore di tabacchi ci concesse refrigerio, mentre la successiva desiderata pennichella veniva interrotta purtroppo da una esagerata frequenza di insetti sonori, ostinati e pungenti.

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Riprendiamo la via, non quella della seta che avevo sognato nel riposino, ma quella per Gdansk. Nel primo tratto lungo una ciclabile, successivamente attraversando l’area delle raffinerie su strade secondarie, entriamo alla fine nel traffico cittadino  per raggiunere  Hostel Filip 2, meta finale che ci avrebbe ospitato degnamente per 3 notti.

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In preparazione Galleria immagini Danzica    

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Fernando Da Re

Un cuore, due gambe e una bicicletta. In testa sempre la fresca vivacità di raccontare. Il risultato lo ritroviamo in questo sito da lui creato e portato avanti con l’entusiasmo e l’impeto dell’atleta che cerca risultati.


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