Le spiagge danesi dove oggi passeggiano turisti e circolano biciclette, un tempo nascondevano una minaccia.
Cari lettori, chiedetevi pure il perché io abbia amato, e ami ancora, la Danimarca. Ma non chiedetelo a me. Ve l'ho già raccontato, e continuo a raccontarvelo attraverso le pagine, le fotografie e i ricordi che negli anni ho raccolto viaggiando. Questa volta, però, sarà una storia diversa. Una storia che forse vi farà guardare con occhi nuovi quelle spiagge che ho percorso in bicicletta: spiagge che oggi tutti possiamo attraversare liberamente, ma che un tempo nascondevano sotto la sabbia una minaccia invisibile.
Dove oggi passeggiano turisti e circolano biciclette, un tempo c'erano le mine. Un film, una spiaggia danese e una storia che il viaggio mi ha fatto incontrare molti anni dopo.
Ho visto recentemente Land of Mine, il film danese del regista Martin Zandvliet che racconta una delle pagine meno conosciute del dopoguerra in Danimarca. È un film che mi ha colpito. Forse anche perché, mentre guardavo quelle immagini, il pensiero è corso ai luoghi che conosco. A quelle spiagge della Danimarca che ho percorso in bicicletta, con il vento del Mare del Nord, il paesaggio aperto e quella sensazione di libertà che solo certi viaggi in bicicletta sanno regalare.

E improvvisamente ho pensato: sotto quella stessa sabbia, poco più di settant'anni fa, c'erano le mine.
La Danimarca fu liberata nel maggio del 1945, la guerra era finita, ma non il pericolo. Durante l'occupazione tedesca, soprattutto lungo la costa occidentale dello Jutland, erano state disseminate enormi quantità di mine per ostacolare un eventuale sbarco alleato. Quando la guerra terminò, quelle mine erano ancora lì.
Furono così impiegati migliaia di soldati tedeschi prigionieri. Dovevano bonificare i campi minati costruiti dal loro stesso esercito. Un lavoro terribile, prima di tornare a casa. Furono rimosse più di un milione e trecentomila mine entro l'autunno del 1945, anche se in alcune zone il lavoro continuò ancora per anni con l'assistenza di operatori milatari danesi.
Molti di quegli uomini morirono o rimasero gravemente feriti. Molti di loro erano giovanissimi.

Land of Mine, il film
È questa la storia raccontata dal film Land of Mine, attraverso un gruppo di giovanissimi prigionieri tedeschi e il loro rapporto con il sergente danese incaricato di sorvegliarli. Non è soltanto un film sulla guerra. È soprattutto un film sul dopo. Su quello che rimane quando la guerra è ufficialmente finita: il rancore, il dolore, la paura, il desiderio di vendetta e, lentamente, la possibilità di tornare a vedere nell'altro non più il nemico, ma una persona. Il film non offre risposte facili. E forse proprio per questo lascia qualcosa dentro.

Quelle spiagge, oggi
La cosa che più mi ha fatto più riflettere è stata proprio questa: io quelle spiagge le ho percorse in bicicletta. Ho attraversato luoghi che oggi sembrano modelli di vita all’aria aperta per essere vissuti lentamente. Niente lascia immaginare quello che è accaduto lì Under Sandet:sentiamo che la Storia è ancora presente, anche se non la vediamo. Dove oggi transitano biciclette e turisti, e dove ho transitato anch’io tranquillamente, un tempo ogni passo poteva essere l'ultimo. Dove oggi ci si può fermare a guardare il mare, qualcuno ha lavorato per mesi e per anni per restituire quella terra alla vita. Viaggiare è anche questo. Forse è uno dei motivi per cui continuo ad amare il viaggio in bicicletta. La bicicletta permette di attraversare i luoghi lentamente. E proprio la lentezza lascia il tempo di guardarsi intorno, di fermarsi, di fare una deviazione, di scoprire una storia, magari raccontata da un incontro casuale.

A volte, invece, basta un film visto molti anni dopo per cambiare il modo in cui guardiamo un paesaggio già conosciuto.
Dopo la visione del film Land of Mine, quelle spiagge danesi per me non sono più soltanto spiagge. Sono luoghi di pagine dolorose della storia europea. E penso che sia giusto ricordarlo. Oggi possiamo pedalare su quelle spiagge. Possiamo farlo senza paura, con il vento che arriva dal mare, che fa volare aquiloni, che innalza gridi di bimbi al cielo, che fa suonare i pennoni con le bandiere, che “transuma nubi nel cielo come greggi infervorate”. Anche questo è un segno della pace.

Se quelle spiagge vi hanno incuriosito, c'è un luogo che merita una visita.
A Blåvand, nel cuore della costa occidentale dello Jutland, il museo Tirpitz conserva e racconta la memoria di quella stagione della guerra. Il museo è costruito attorno a un enorme bunker tedesco dell'Atlantikwall, oggi immerso nelle dune. Entrarvi significa, in qualche modo, entrare nella storia di questo paesaggio: quello stesso paesaggio che oggi possiamo attraversare in bicicletta, fermandoci davanti al mare senza più immaginare ciò che accadde qui. È un luogo che aiuta a capire che la storia non è sempre lontana da noi. A volte è nascosta proprio sotto la sabbia.

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