Quando un Libro continua a camminare, come un Ragazzo Vivace...
Da quando è stato pubblicato Un ragazzo vivace che amava anche scrivere, ho ricevuto numerosi messaggi, commenti e riflessioni da amici, conoscenti e lettori.
Alcuni hanno ritrovato tra le pagine persone e luoghi conosciuti. Altri hanno riconosciuto sentimenti, ideali e modi di vivere che appartengono a una stagione ormai lontana, ma ancora viva nella memoria.
Ho pensato di raccogliere qui alcune delle testimonianze ricevute. Voglio considerarla non come una vetrina personale, ma come il proseguimento naturale del libro stesso. Questo modo di agire mi riporta alle motivazioni per le quali ho scritto il libro: raccogliere frammenti di idee, versi, carte e articoli che ho sempre custodito come ricordi.
Se le pagine raccontano una storia vissuta, le frasi che seguono raccontano ciò che quella storia ha suscitato nei lettori. Saranno un nuovo ricordo per me e, spero, anche per tutti coloro che vi si riconosceranno.
Ringrazio tutti quelli che hanno dedicato tempo alla lettura e che hanno voluto condividere un ricordo, un'emozione o una riflessione.
A tutti loro va il mio sincero grazie.
"Un libro termina con l'ultima pagina. I ricordi che riesce a risvegliare, invece, possono continuare il loro cammino molto più a lungo." L. H. Stone
Quando un Libro continua a camminare, come un Ragazzo Vivace...
Roberto
Sono arrivato a pagina 40 del tuo libro. Ti ho già detto in passato che mi piace il tuo modo di scrivere perché ha il pregio di coinvolgere chi legge e anche questa fatica letteraria ha questa caratteristica (aggiunta al fatto che parli di avvenimenti che risvegliano in chi legge tanti ricordi). In più anche una nota personale per la quale allego foto della pagina 22 del libro che riporta la descrizione di tuo papà sul congedo militare e il foglio matricolare di mio padre: i loro dati personali sembrano essere di due gemelli. Strano vero?
Un’altra cosa strana è l'aprire la pagina 101 dove c’è una nota mia che non ricordo assolutamente di averti scritto, nonostante siano passati solo due anni. Questo naturalmente non è strano ma il risultato dello scorrere del tempo, che con noi è stato molto magnanimo e dispensatore di fortuna (per me e Giovanna fino ad un certo tratto).
Infine la visita a Don…..che mi farà piacere rivedere dopo tanti anni.
Rita
Caro Fernando, sto già contando i giorni per ricevere la copia che mi hai promesso! Trovo bellissimo che tu abbia deciso di mettere nero su bianco la tua storia, compresi gli anni Sessanta e Settanta che sono stati importanti ed ormai storici. La scrittura è un atto creativo maturo, una scelta generosa per dare un senso profondo al tempo e condividerlo. Sarà un grande piacere essere parte dei tuoi lettori!
Enzo
Vivace sì, ma mai domo ... un ragazzo che non percorre solo le strade, ma anche le coscienze.
Carla
Stamattina sono andata alla libreria jolly e ho acquistato il libro senza sfogliarlo. Mi piacciono gli scritti autobiografici di sconosciuti, figuriamoci il tuo. Sarà il libro che porterò in vacanza già vedendo alcune foto della nostra giovinezza ho provato forte emozione, ricordi di un passato spensierato nonostante tutti avessimo delle difficoltà. Ma non si usava la parola “stressato” molto ricorrente attualmente. Sarebbe bella una rimpatriata tra un po’ dopo aver letto il libro. Mi dispiace per Don …, sono sicura che anche se provato nel fisico lui porta nel cuore gli anni indimenticabili trascorsi con noi in parrocchia.
Donato
Caro Fernando, il tuo libro è stato per me un percorso nel passato e nella nostra giovinezza. L’ho apprezzato molto ti ringrazio e ti faccio i miei complimenti.
Donatella a nome della Classe Quinta C
Carissimo Fernando che super sorpresa ci hai fatto! Grazie, ci hai regalato un po’ di te ad ognuno di noi intanto ho letto solo la prefazione di Francesco e la tua introduzione: entrambe disegnano due persone sensibili e ricchissime di umanità. E’ un grande regalo avervi incontrati sulla nostra strada.
Stefi
L’ho letto tutto e mi sono pure commossa.
Silvana
Non avremmo certo momenti così come l’incontro nostro per i 60 anni di diploma. Senza Fernando non saremmo poi così uniti anche nel pensiero grazie ai suoi libri e alle sue parole di amicizia sincera.
Anna Rosa
Che bellezza, da essere orgogliosi di avere nel nostro cassetto virtuale un tale racconto o sotto il cuscino questi capitoli da vedere e rivedere senza stancarci… e vai coi sogni ad occhi aperti.

Donatella
Caro Fernando, ho appena finito di leggere il tuo libro. L’ho trovato ECCEZIONALE da tanti punti di vista: lo stile poetico con cui rivivi i ricordi, la profondità dei sentimenti e contemporaneamente la leggerezza nel trasmetterli. E poi è un colpo di genio l’idea di trascrivere il giornalino NUOVA FRONTIERA alla fine! Mi sono poi ritrovata in tutte le esperienze di vita parrocchiale e nei fermenti del 68! Veramente COMPLIMENTI di vero cuore! Tra l’altro, credo che serva a tanti di noi che forse non hanno potuto o voluto vivere la prima giovinezza alla nostra maniera. Grazie e complimenti per Gianna! È bellissima!!!
Carissima Donatella, il tuo commento commuove me che non son solito a ricevere complimenti così di cuore. Ti ringrazio perché consolida una convinzione di aver lavorato bene. Sono in Cornovaglia per una settimana di vacanza e la tua vicinanza mi è ancora più cara. Stupire non è una dote che mi appartiene e che non cerco, ma sentivo che il lavoro era riuscito bene. Grazie. Se sei d'accordo vorrei inserire il tuo commento sul mio profilo FB. Buonanotte da un ragazzo vivace che amava anche scrivere e per ora se ne sta tranquillo. .fino a quando non si sa.
Lino
Grazie Fernando, bellissima presentazione/recensione del libro. La facciamo girare agli amici. Complimenti.
Enzo Pele
"Un ragazzo vivace che amava, anche, scrivere" non è un libro per voyeur dell'anima: l'autore apre una porta ed invita il lettore a entrare, anziché costringerlo a spiare dal buco della serratura.
Con tratti, a volte metafisici, ti prende per mano conducendoti nel "salotto buono" della propria vita decidendo di aprire al lettore la sua parte più intima, preziosa e curata.
Proprio come nella realtà il salotto buono si apre solo per gli ospiti speciali, Fernando, facendo un gesto di grande accoglienza, Ti considera un ospite d'onore mostrandoti i pensieri più custoditi della sua esistenza,
Ti porta a conoscere i momenti più importanti, i sentimenti più nobili; ciò significa anche esporsi al giudizio dell'altro, mostrando il meglio di sé, ma anche la propria fragilità.
È un modo poetico per dire che l'autobiografia non è solo un elenco di fatti, ma un invito esclusivo dentro l'anima di chi scrive. L'autore descrive come ha attraversato il suo doloroso "Dies irae, dies illa", coinvolgendo emotivamente il lettore, ma dopo il giorno dell'ira sono arrivati quelli della solidarietà, dell'amore, dei viaggi e delle ripartenze riempiendo le pagine successive di vita.
Leggendo il libro, non ho potuto fare a meno di pensare, almeno per un attimo: "ich bin Fernando"...
Carissimo Enzo,
Ti ringrazio tantissimo per questa tua recensione. Penso che un amico che scrive queste parole abbia cercato di capire, e l’ha incontrato, il vero gesto dell’autore: “aprire una porta ed invitare il lettore a entrare, anziché costringerlo a spiare dal buco della serratura." È una metafora molto centrata. Il lettore legge le pagine si trova immerso in un luogo di condivisione.
Tu ti sei sentito un ospite rispettabile nel salotto buono. Mostrare il meglio di me per stupire non è una dote che mi appartiene e che non cerco, ma sentivo che il lavoro era riuscito bene. Tu lo sostieni nel tuo commento e pure riconosci quanto, se pur difficile, appare la mia fragilità giovanile. Mi hanno salvato gli entusiasmi, gli ideali, gli incerti amori, la fede. Aspetti difficili da mettere al vaglio del lettore, ed è stata la cosa più difficile da raccontare. Ma una biografia, questa, iniziata tardivamente e che ha continuato a “torturarmi” per anni, non poteva essere sincera senza che io scavassi nelle zone più delicate dei giorni vissuti nella infelicità o solitudine.
Il tuo richiamo finale al celebre discorso Kennediano in tedesco, mostra quanto anche tu ti sei identificato nell’era della Nuova Frontiera (ultimo capitolo del libro) e rivolgendoti a me “ich bin Fernando” mi mandi il complimento più alto che io possa ricevere…e che ogni autore spera possa accadere.
Grazie, Grazie, Grazie.

Un dono che parla la lingua dell'amicizia
Tra i tanti messaggi ricevuti dopo la pubblicazione di Un ragazzo vivace che amava anche scrivere, ne è arrivato uno che ha assunto una forma particolare. Quasi sempre i commenti si affidano alle parole, scritte o pronunciate durante un incontro. Non mi era mai capitato che qualcuno scegliesse di affidarsi all'estro della propria arte per esprimere ciò che il libro gli aveva lasciato.
Un amico Giancarlo Molinari, collega di lavoro, fotografo di grande sensibilità e compagno di tanti viaggi fotografici negli anni Settanta e Ottanta, dopo aver ricevuto in dono il libro, ha voluto ricambiare con un suo dipinto. Questo dono appartiene a una terza categoria (prima ci sono le parole scritte, poi quelle pronunciate, infine il linguaggio dell'arte) e, per questo, desidero conservarlo tra le testimonianze più care che il libro mi ha regalato. L'ho accolto come un commento silenzioso. Se il libro è nato dal desiderio di conservare frammenti di vita, di amicizie e di luoghi del cuore, questo dipinto sembra restituirmi, attraverso i colori, lo stesso sentimento. Mi viene quasi da pensare che questa pagina, nata con l'intenzione di raccogliere testimonianze e ricordi, abbia superato il confine della parola, scritta e verbale, arrivando fino all'immagine di un paesaggio dipinto da un amico.

Anche questo, forse, è un modo per dire che un libro continua a camminare.
