Anna e Diego, pazzi d'amore e di libertà

Anna e Diego Pazzi d'amore e di libertà (prima parte)

Questo sito ha ospitato altre volte storie di lunghi viaggi e di grandi viaggiatori. Ma come questa che state leggendo ancora no.

Anna e Diego, due ragazzi argentini che nell’aprile del 2009 passarono da Verona, provenienti da Barcellona e diretti a Pechino, raccontano la loro storia a Luisa (socia Fiab Verona) che per la prima volta li aveva incontrati in questa città. Da allora ne è passato del tempo. Raccontarono che avrebbero voluto arrivare a Pechino. Ma arrivarono solo, si fa per dire, in India. Nel frattempo hanno avuto anche due bambini Mael e Oiuna e continuano a viaggiare.

Luisa ha sempre avuto contatti con loro ed ora ci rivela le impressioni del loro con una “intervista” che le hanno rilasciato recentemente. Il mondo gira, ma c’è anche qualcuno che gira il mondo. Ascoltando i loro ricordi qualcuno proverà invidia.

“in quella piazza di Verona non avevamo idea né della città né di dove avremo trovato ospitalità… improvvisamente Luisa venne verso di noi ci propose di bere un caffè insieme; poco dopo ci invitò a pranzo a casa sua. Ne fummo felici e ancora di più quando conoscemmo Luigi che ci ricordò molto il popolo argentino. Mentre mangiavamo ci offrirono ospitalità per la notte. Prima di partire ci regalarono un borsino per la bici. Cinque anni dopo è ancora attaccato al nostro tandem...” “Passammo il pomeriggio in giro per la città, ci ricordiamo i deliziosi gelati, i ponti antichi, le chiese, i monumenti e ovviamente gli Amici Della Bicicletta di Verona.”

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Anna e Diego la prima volta che ci incontrammo eravate in viaggio verso Pechino. Cosa vi spinse a lasciare una vita tranquilla e intraprendere la vostra avventura?

“Entrambi sognavamo da sempre di fare un grande viaggio attraverso l’America Latina, attraversare e conoscere il continente. Quando ci siamo conosciuti capimmo che condividevamo lo stesso sogno. la domanda era ”Che cammino intraprendere? Quello in cui eravamo? Un cammino più o meno comodo e fare quello che fanno tutti? Aspettare che le cose accadano più o meno come sono previste, oppure cambiare rotta completamente verso questo orizzonte dove nulla è chiaro però tutto è possibile?

Verso questo orizzonte dove si possono sentire i colori e le vibrazioni dei sogni? Esserci incontrati fu quello che scatenò l’inizio di questa avventura. Dal momento in cui ci conoscemmo e la decisione di lasciare tutto per intraprendere questo cammino trascorsero solo nove mesi. La nostra idea era viaggiare un anno attraverso il continente Sud Americano dall’ Argentina al Messico. Immediatamente ci dimenticammo del tempo e annullammo dalla nostra mente l’idea del ritorno e fu quando iniziò il vero viaggio.”

-Gutapa, viaggia sempre con voi?

Eccola lì Gutapa. Il primo viaggio, dall’Argentina al Messico, lo facemmo in autostop, ma quando venimmo in Europa realizzammo che dovevamo trovare un altro mezzo di trasporto. Immediatamente ci trovammo a cavallo di Gutapa.

Partimmo da Barcellona nell’aprile del 2009. Gutapa ci portò fino in India, dove si unì, Mael, nostro figlio. Quando era piccolo, in India ci comprammo un furgone e abbiamo viaggiato per alcuni mesi attraverso le montagne dell’Himalaya e in Nepal. Quando Mael compì un anno e mezzo abbiamo attraversato la Tailandia di nuovo con Gutapa, e in tre sul tandem siamo arrivati fino alla Cina, Siberia e Mongolia….

Il vostro primo viaggio è durato un anno circa e avete incontrato popoli molto diversi fra loro. Ci raccontate qualcosa che vi ha colpito in modo particolare?

Non c’è un primo viaggio ma un solo grande viaggio: partimmo dall’Argentina il 21 ottobre del 2006. in due anni arrivammo in Messico, poi ci imbarcammo verso Barcellona, dove abbiamo lavorato sei mesi per poi proseguire vero l’Oriente con il nostro tandem Gutapa. Facendo riferimento a questa parte del viaggio con la bicicletta, potremmo dire che ci affascinò arrivare al Nepal e scoprire che lì tutti vanno in bicicletta, non per motivi ecologici, ma per la povertà della gente che all’80% sono contadini e non hanno l’automobile e solo pochi hanno una moto. Quindi su questa unica dritta e grande strada piana, pedalavamo sempre in compagnia di altre persone, che ci rincorrevano, ci salutavano, o tentavano di fare praticare con il loro inglese … e tutte le notti avevamo una casa e una cena, come se il paese intero fosse una sola enorme casa. Malgrado la povertà e la mancanza di comodità, in Nepal, ci sentimmo sempre bene e ci abituammo anche ai secchi di acqua fredda per lavarci.

Questo solo per raccontare alcune cose, perché chiaro, molti altri popoli ci hanno impressionato in altre forme, e in ogni momento del nostro viaggio abbiamo sempre fatto interessanti scoperte.

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I vostri viaggi li avete iniziati in coppia, poi è arrivato Mael. Avete trovato difficoltà a viaggiare con unbambino?

Anche se è solo un grande viaggio, cambia molto con un bambino. Anche in coppia incontravamo difficoltà: viaggiare non è sempre facile. In effetti le difficoltà cambiarono con un bambino, ma quello che abbiamo scoperto è che un bambino porta ancor più allegria e colore al viaggio. Apre altre porte della mente che prima erano chiuse e delle quali non avevamo nemmeno la percezione.

Cosa vi piace, in particolare, della vita che avete scelto di fare?

La nostra libertà.

 

Fine prima parte

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